Nel nuovo singolo di MG, la memoria diventa un luogo sicuro in cui tornare, non per restare ancorati al passato, ma per comprenderlo. “Ricordo” parla di fragilità, errori e crescita, invitando a guardarsi indietro con gentilezza e ad accettare ogni fase della propria vita come parte essenziale del percorso umano.

Mariagrazia, è un piacere averti qui. Quanto è stato liberatorio trasformare i ricordi in una canzone invece che lasciarli in silenzio?
Non tanto liberatorio, quanto “qualcosa che è giusto far uscire”, qualcosa che è giusto dire. Chi doveva capire, ha capito, penso.
Comunque è un ricordo bello, quasi una compassione che si tiene in mano con fragilità, per non rovinarla, non cambiarla.
Nel brano emerge una forte idea di auto-compassione. È un traguardo che senti di aver raggiunto anche nella vita?
Cum-patire: patire assieme, cioè sentire assieme a qualcuno. La compassione è dare e ricevere, ma sempre in modo positivo, creare qualcosa di migliore.
Pensi che oggi ci sia ancora spazio, nella musica, per raccontare la fragilità senza maschere?
Certamente, altrimenti non ci sarebbero i Cremonini, Sting, Noemi, Springsteen, gli Estopa, tanto per citarne alcuni.
Penso che la musica sia la più alta scuola per far emergere ciò che è spirituale in una persona o la sua parte più abbietta. La vibrazione che dà una nota, una musica o una parola possono creare o distruggere il genere umano e non solo. Abbiamo il potere del “verbo”, della parola; sta agli umani utilizzarli bene.
Dopo “Ricordo”, senti che il tuo percorso artistico stia andando verso una maggiore introspezione o apertura?
Dipenderà dalle mie emozioni. Certo che con gli anni si cambia, e si cambia da ogni punto di vista.
