Ride: due ruote di paura

Pronti per una folle corsa tra i boschi?

Ad invitarvi sono le medesime menti italiane che hanno portato alla luce un titolo internazionale come Mine: Fabio Guaglione Fabio Resinaro, sceneggiatori in ascesa che tornano nelle sale con una nuova opera adrenalinica da loro soltanto scritta (insieme a Marco Sani) e prodotta (oltre che a collaborare come direttori creativi). Ride è un’opera scommessa che intende catapultare gli spettatori in una storia a fior di pelle, tra le ruote di un paio di mountain bike senza freni e l’utilizzo di camere GoPro utilizzate per raccontarne la trama thriller.

Sotto la regia dell’esordiente Jacopo Rondinelli, vecchia conoscenza di Guaglione e Resinaro con svariati videoclip alle spalle, questo lungometraggio narra la semplice storia di un paio di amici per la pelle, Kyle (Ludovic Hughes) e Max (Lorenzo Richelmy), sempre alle prese con gli sport più estremi da mostrare via internet per i loro numerosi followers.

Ovunque la natura sembra essere pericolosa, loro mettono piede, che sia a centinaia di chilometri di velocità o ad altezze spropositate, in cima a grattacieli e montagne.

Fino al momento in cui un’organizzazione misteriosa e segreta li contatta per un nuovo gioco da svolgersi a data imminente, nel quale in palio vi sono ben duecentocinquantamila dollari per il vincitore. La somma è ghiotta per entrambi, considerando che Kyle ha una famiglia a carico, con tanto di spese enormi da saldare, e  che Max è indebitato fino al collo con dei pericolosi malavitosi.

Coinvolti controvoglia, si ritrovano tra delle montagne rocciose a dover attraversare un folle itinerario con le loro mountain bike, alla ricerca dell’agognata meta che dovrebbe regalargli il ricco premio.

Ma quello che non sanno è che il gioco si farà molto più pericoloso, costringendoli a mettere a repentaglio le loro stesse vite; sopravvivere sarà, quindi, l’obiettivo principale per Kyle e Max.

Abbandonato il vasto deserto del precedente Mine, Guaglione e Resinaro decidono di trasferirsi, quindi, nel verde di queste foreste, giusto per sfoggiare le stesse buone cartucce sparate con quel titolo interpretato da Armie Hammer.

Eppure, questa sorta di found footage con l’occhio della GoPro che prende il sopravvento (anche prepotentemente) per tutta la visione finisce per far uscire dalla sala frastornati dal ritmo esageratamente forsennato e dall’alto volume della musica.

In mezzo a tutto ciò dovrebbe esservi una vicenda thriller, con una losca figura (un oscuro motociclista munito di fucile) che insegue i due protagonisti Hughes e Richelmy (entrambi rei di sfoggiare una performance troppo pompata e inverosimile) nel tentativo di ucciderli, quindi dando vita ad una serie di circostanze che dovrebbero incollare lo spettatore alla poltrona.

Ma nulla di questo accade, perché il martellante linguaggio scelto per Ride spinge ogni singola idea e risvolto narrativo del caso (futili scontri introspettivi tra Kyle e Max, la scoperta di chi sia l’artefice del pericoloso gioco) verso l’assoluta inutilità, nuocendo alla credibilità e gettando alle ortiche un intero prodotto che avrebbe dovuto riportare il genere nel panorama cinematografico italiano (nonostante ambientazione e lingua parlata siano totalmente esteri).

Un vero e proprio passo falso, Ride è un prodotto indirizzato ad un pubblico di giovanissimi, ma senza possedere i giusti requisiti per una proiezione da grande schermo. Forse, potrebbe avere un suo perché visto nel monitor di un computer, ma ciò non è davvero cosa buona.

 

 

Mirko Lomuscio