Rigaff, al secolo Riccardo Gaffuri, è uno degli esponenti più importanti della street-art italiana attuale. La sua ultima opera, che possiamo ammirare a Milano, è Politic POP n. 14 – Looney Legal Tunes e fa riferimento all’imminente referendum. Rappresentati attraverso i celebri personali dei cartoni Warner sono infatti la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ed il Magistrato Nicola Gratteri.
Ecco cosa ci ha raccontato l’artista

Come mai ha deciso di ispirarsi proprio ai Looney Tunes per questa sua opera?
«Looney Tunes era la serie di cartoni preferita quando ero piccolo…in verità qualche volta li guardo ancora ora, ma quelli vecchi però! Per cui l’abbinamento è stato abbastanza immediato … Silvestro e Titti l’eterno duello che poteva prestarsi perfettamente tra politica e magistratura».

Come ha scelto la zona in cui collocarla?
«Scelgo sempre zone di passaggio, un po’ degradate nelle quali ci sia contrasto e movimento. Poi qui in V.le Monza ci sono già molte altre mie opere e forse raggruppandole si può leggere meglio un disegno artistico più ampio».

Quanto è importante l’ironia come componente della sua arte?
«Per me l’ironia è tutto, perché attraverso di essa si possono veicolare messaggi e contenuti a volte difficili da far passare e poi l’ironia sdrammatizza e alleggerisce. Ovvio non sempre scelgo l’ironia per creare opere d’arte, questo succede in particolare in questa mia collezione dedicata alla politica (Politic POP)».

Pensa che l’arte abbia ancora il potere di sensibilizzare le persone, anche dal punto di vista politico?
«L’arte mai come prima è diventata pervasiva e diffusa: tutti vogliono fare arte e tutti si sentono un po artisti. Fotografia, grafica, arti visive, performance… e chi più ne ha più ne metta, ma in questo marasma bisogna fare attenzione, perché c’è tanta arte, ma non tutta lo è veramente! In ogni caso l’arte avrà sempre il potere di sensibilizzare e comunicare: pensate alla musica, forse l’arte più sensibilizzante in assoluto. Però che l’arte possa però influire pesantemente sul mondo e sulla politica ne dubito seriamente».

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