Dopo l’inaugurazione con Ferzan Ozpetek e il secondo appuntamento con Elena Sofia Ricci, prosegue NOBU DOLCE VITA TALKS il ciclo di incontri e podcast live ospitati nel nuovo Rooftop di Nobu Hotel Roma, dedicato al racconto della Capitale attraverso il cinema, i viaggi e l’ospitalità.

Protagonista del terzo appuntamento – che si terrà a Roma il 31 agosto alle ore 19 – sarà Milena Mancini, attrice, autrice e artista dalla formazione eclettica, capace di muoversi con intensità tra cinema, teatro e televisione. Tra le interpreti di “Diamanti” di Ferzan Ozpetek, ha lavorato con alcuni dei più autorevoli registi del cinema italiano contemporaneo, da Paolo Virzì a Ivano De Matteo, dai fratelli D’Innocenzo a Valerio Mastandrea, distinguendosi per la forza e l’autenticità delle sue interpretazioni. Il ruolo nel film “Mia”, accanto a Edoardo Leo, le è valso nel 2023 la candidatura ai Nastri d’Argento come migliore attrice non protagonista. In televisione il pubblico l’ha apprezzata, tra gli altri titoli, nelle serie “A casa tutti bene” e “Christian”.

Un percorso artistico ricco e trasversale, al quale Mancini affianca anche un forte impegno civile. È autrice e interprete del monologo “Sposerò Biagio Antonacci”, diretto da Vinicio Marchioni e dedicato al tema della violenza sulle donne, che le ha fatto ottenere il Premio Afrodite e il patrocinio della Fondazione Una Nessuna Centomila.

A dialogare con lei sarà Fabia Bettini, direttrice artistica di Alice nella Città e del Fuori Sala. Al centro della conversazione, il viaggio, il rapporto con Roma, i luoghi che diventano parte della propria storia personale e professionale e la particolare capacità del cinema di trasformare una città in esperienza, memoria e immaginario.

Un incontro per raccontare Roma attraverso gli occhi di chi la vive e la attraversa, tra set, palcoscenici, incontri e viaggi. Un’occasione per ripercorrere una carriera costruita attraverso linguaggi artistici differenti e per parlare dei luoghi che restano, delle città che cambiano e delle esperienze che, anche a distanza di tempo, continuano a definire il nostro modo di guardare il mondo.

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