Dopo aver imperato nel cinema degli anni Trenta e Quaranta con classici come Aldebaran, La cena delle beffe e 4 passi tra le nuvole, verso la metà degli anni Sessanta il grande cineasta Alessandro Blasetti decise di prendere spunto da un rinomato autore quale fu Luigi Pirandello attingendo da un suo scritto del 1916 intitolato Liolà.
Un trattato ricco di acido umorismo ambientato in quel di Sicilia, dove il protagonista suggerito dal titolo incarna una mentalità tutt’altro che consona al pensiero rigido del posto, trascorrendo le proprie giornate da libertino e donnaiolo, pur avendo al seguito una numerosa prole avuta da varie consorti.
Sfruttando un Ugo Tognazzi all’epoca sulla cresta dell’onda della Commedia Italiana grazie a capolavori quali Il federale di Luciano Salce e I mostri di Dino Risi, questa pellicola datata 1964 lo pone alle prese con i vari intrallazzi e sottotesti del paese siculo in cui vive Liolà, il cui pensiero anticonformista porta scompiglio e guai in alcune famiglie locali. Famiglie come quella di zio Simone Palumbo (Pierre Brasseur), sposato con la bella Mita (Anouk Aimée), dalla quale si aspetta ben volentieri un erede che mai arriva, però. E in mezzo a questa faccenda si getta proprio Liolà, il quale, per fare un torto alla dispettosa Tuzza (Giovanna Ralli), sua vecchia fiamma, decide di mettere in pratica le sue doti di donnaiolo. Il tutto sullo sfondo di una Sicilia dalla mentalità sempre più chiusa e rigida, dove la filosofia di vita di uno come Liolà risulta una rivoluzionaria ventata di freschezza. Sempre affrontando la propria esistenza con una certa delicatezza e un degno sguardo sarcastico, essenziali nella vita mondana del suo piccolo paese siciliano.

Senza lasciare nulla al caso e con un desiderio di affondare le unghie nella satira graffiante, Blasetti, unendo il suo sguardo vecchia scuola alla allora nuova corrente ironica anni Sessanta, tramite Liolà si inserisce nella Commedia all’Italiana che vide spiccare nomi come quelli di Dino Risi, Mario Monicelli, Ettore Scola e Pietro Germi.
Ad aiutarlo in questa esperienza troviamo ovviamente un sempre grande Tognazzi, capace di regalare perle di grande recitazione comica anche nel dialetto siculo (piuttosto raro nella sua filmografia), nonostante la sua derivazione lombarda (era originario di Cremona). Un Tognazzi affiancato da un cast di grandi caratteristi dell’epoca di ogni nazionalità, considerando che abbiamo la partecipazione dei francesi Brasseur e Aimée, più la Ralli e una serie di facce nostrane come quelle di Carlo Pisacane, Rocco D’Assunta, Dolores Palumbo, Solvejg D’Assunta e, nei panni di uno dei giovanissimi figli del protagonista, un tredicenne Massimo Giuliani, noto ai più come doppiatore (ha dato voce italiana a John Belushi in The blues brothers) e in qualità di interprete della nota serie televisiva italiana I ragazzi della terza C (era il cartolaio dall’accento ciociaro Ciro).
È Mustang Entertainment a riscoprire su supporto dvd Liolà, accompagnato nella sezione extra da ventiquattro minuti di incontro con Giuseppe Galluzzo e dodici di Speciale Teli di Girgenti.
