Ieri sera, al cinema Romano, ho assistito alla prima torinese di Risveglio allegro, con una sorprendente Barbara Bouchet, Anna Bonasso e una bravissima Nutsa Khubulava.

La storia è intensa, vibrante e racconta un amore tra due donne che attraversa il tempo senza mai spegnersi, perché l’amore, quello vero, non conosce confini né scadenze.

Barbara Bouchet, lontana dall’immagine della classica icona sexy, veste i panni di una pianista di grande classe e fascino: una donna determinata, che ha speso la propria vita a difesa dei diritti delle donne e della comunità gay. Accanto a lei, Anna Bonasso e Nutsa danno vita a interpretazioni cariche di emozione: a tratti avevo la sensazione che la vicenda non scorresse solo sullo schermo, ma si sedesse accanto a noi in sala, respirando il nostro stesso respiro.

La trama affronta anche il tema delicato della morte assistita, con un equilibrio raro: un tocco di ironia, una malinconia mai compiaciuta, sempre misurata, che accompagna lo spettatore senza sovrastarlo.

Un applauso sincero a tutto il cast e a Emanuela Piovano, che ha saputo dare carne, voce e luce alle parole di un libro, L’età ridicola di Margherita Giacobino, trasformandole in un film che resta addosso anche dopo che si riaccendono le luci in sala.

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