Rita Abela: dal teatro greco e pirandelliano al western borbonico “Il mio corpo vi seppellirà”

Rita Abela è un’attrice siciliana, classe 1984, nata a Siracusa, che sta percorrendo una grande ascesa partendo dal teatro greco fino ad avventurarsi nel mondo della macchina da presa. Le sue passioni, oltre ovviamente alla recitazione, sono il canto e la chitarra. Ha una corposa storia di attrice teatrale, avendo lavorato con registi del calibro di Moni Ovadia, Krzysztof Zanussi, Irene Papas, Roberto Andò. Arrivando al cinema, ha partecipato al film “Le nozze di Laura” con la regia di Pupi Avati nel 2015 ed alla serie televisiva “Il cacciatore” di cui vedremo presto la terza stagione su Rai 2. Il 12 marzo è uscito “il mio corpo vi seppellirà,” film prodotto da Ascent film, Rai cinema, attualmente disponibile in streaming su tutte le principali piattaforme. Diretto da Giovanni La Pàrola, che lo ha scritto insieme ad Alessia Lepone, potrebbe essere definito un “western borbonico” (per usare le parole del regista) al femminile, con spunti cruenti e visionari che strizzano l’occhio a Sergio Leone e Quentin Tarantino. Ambientato nel sud Italia durante il regno delle due Sicilie nel 1860 nel momento dello sbarco delle truppe garibaldine, narra di quattro brigantesse chiamate “drude” e della loro personale guerra in difesa della propria terra e della propria identità. Rita interpreta Ciccilla, probabilmente la più spietata del gruppo.

Ciao Rita, sono rimasta molto colpita dal personaggio che tu interpreti nel film, così cruento, istintivo, ma anche ingenuo. Come lo hai vissuto?

Ciao Corinna. Grazie per questa intervista, mi fa piacere che il mio personaggio ti abbia colpita. Dici bene, Ciccilla è crudele, agisce con una sadica ferocia sulle sue vittime, è diffidente verso chi non conosce. Io sono il suo opposto, sono una persona curiosa, amo accogliere ciò che è diverso da me, lo considero una ricchezza. Ma quando si affronta un personaggio bisogna abbattere ogni forma di giudizio, quindi ho vissuto Ciccilla in tutta la sua sincerità ed è stato un viaggio molto interessante.

Quanto ti è servito partecipare al laboratorio di Emma Dante, dovendo usare in questo film il dialetto siciliano?

Essendo siciliana l’approccio col linguaggio l’ho vissuto in maniera naturale. Naturalmente il laboratorio al quale ti riferisci, che a conti fatti risale a 14 anni fa (anche se lo ricordo come se lo avessi frequentato ieri), lo considero fra le perle nello scrigno della mia formazione. Emma Dante è una regista straordinaria, pretende il massimo e ti fa scavare dentro.

A.Truppo, R.Abela, M.Dalmazio foto di @Riccardo Ghilardi

Quello delle brigantesse è un movimento storico realmente esistito. Sostanzialmente non se ne è mai parlato, a riguardo tu cosa ne pensi?

Nella Storia dell’umanità ci sono molti avvenimenti importanti, non raccontati o raccontati poco ed è un fenomeno che spesso purtroppo coinvolge proprio l’universo delle donne… il movimento delle brigantesse è uno di questi. Il rischio di una narrazione parziale è che alcuni fatti vengano dimenticati o passino in secondo piano, questo lo trovo profondamente ingiusto a livello universale; nel caso specifico del film, inoltre, le brigantesse venivano chiamate “Drude” in senso dispregiativo, come a volerne sminuire il valore e questo è un tranello nel quale purtroppo la società cade spesso ancora oggi.

Le Drude: R.Abela, M.Madè, A.Truppo, M.Dalmazio foto di @Riccardo Ghilardi

Che giudizio ti senti di dare su quel periodo storico?

È stata una pagina triste per il Meridione, i briganti in fondo lottavano per difendere le loro terre, per l’indipendenza e per reagire alla violenza e all’oppressione. Vengono raccontati come criminali ma erano loro stessi i primi a subire un crimine.

M.Madè, R.Abela foto di @Riccardo Ghilardi

Qual è il ruolo che più ti piacerebbe interpretare e con quale regista?

Sono aperta alle infinite possibilità che il mio lavoro offre e forse è proprio questo l’aspetto che più mi affascina. Un’amica una volta mi ha detto che sono i ruoli che vengono a cercarci e non il contrario, mi piace pensare che sia un po’ così. Forse potrei dirti che in questo momento mi piacerebbe interpretare una donna positiva, felice, ma subito dopo penso a quanto sia interessante indagare le profondità di un personaggio segnato, rotto dentro e davvero non riesco a trovare una preferenza.

Foto di @Riccardo Ghilardi

C’è un film western che ricordi e che ti è rimasto nel cuore?

È un genere che mi ha sempre affascinato, sin da bambina, quando con mio fratello guardavamo i famosi “spaghetti western”, probabilmente è proprio per questi ricordi d’infanzia che sono così legata alla “Trilogia del dollaro” di Sergio Leone. Tra quelli più recenti ho amato molto “I fratelli Sisters” di Jacques Audiard.

R.Abela, A.Truppo foto di @Riccardo Ghilardi

Quanto conta per te la famiglia e che ruolo ha avuto nelle tue scelte di artista?

Sono molto legata alla mia famiglia, sono una figlia e una sorella fortunata. I miei genitori non hanno mai ostacolato le mie scelte, anzi… nei miei anni formativi mi hanno sostenuta senza mai intromettersi, senza mai condizionarmi, guardando con amore i miei passi e fidandosi di me. Mia madre, insegnante di lettere classiche, mi ha trasmesso l’amore per il teatro, per il mito, per la letteratura e per i grandi classici a partire dai greci, mio padre l’amore per la musica ed il canto e mio fratello, teatrante anche lui, è da sempre mio complice nei momenti importanti.

Come hai usato il tuo tempo durante la pandemia di covid?

Dato che il contatto umano è alla base della nostra vita, ho cercato dentro di me le risorse per resistere all’isolamento andando anche alla ricerca di nuove possibilità che prima non avevo avuto modo di esplorare. Vivendo da sola con Samba, la mia cagnolina, questo tempo è stato il tempo del silenzio e della riflessione, ma non solo. Mi sono nutrita dell’amore che ho intorno, sono circondata da persone meravigliose che sento vicine anche quando, per forza di cose, non ci si può vedere. Ho cantato accompagnandomi con la chitarra, ho seguito approfondimenti di attualità, rispolverato vecchia filmografia, letto tanto, ho approfondito lo studio di alcuni autori teatrali, ma anche quello della lingua inglese. Infine, visto che amo i lavori manuali, ho costruito alcune lampade con dei rami e dei ciocchi di legno che avevo recuperato al mare un paio d’anni fa… insomma, ho cercato di affrontare questo momento così difficile lasciandomi talvolta rassicurare da qualcosa di bello.

Hai cambiato le tue abitudini, il tuo modo di vivere e il tuo pensiero nei confronti della vita?

Ho imparato a rallentare e a vivere meglio il tempo dell’attesa, osservandola non come un ostacolo ma come un dono. Ho imparato ad amare il vuoto e a prendermene cura.

 R.Abela foto di @Riccardo Ghilardi

Dove ti rivedremo prossimamente?

Interpreto un bellissimo ruolo, Giusy Vitale, nella terza stagione de “Il Cacciatore” che andrà in onda prossimamente su Rai2. Inoltre uscirà a breve un cortometraggio che si intitola “Big”, una delicatissima storia di un dramma familiare che sono stata felicissima di interpretare. E poi chissà…

Rita la nostra intervista finisce qui. Volevo esprimere la mia gioia a te e al cast per avermi regalato un film che non potrò dimenticare e che resterà tra quelli che più ho amato.

Sperando di rivederti nuovamente ospite di Mondospettacolo io e la redazione ti auguriamo una grande carriera. Grazie per l’intervista!

Corinna Ivaldi

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Il mio corpo vi seppellirà: Giovanni La Párola rispolvera il western all’italiana