Marina Guzzardi, artista poliedrica e fondatrice di Opera Prima, porta in scena Ritorno al Futuro – Il Musical, un progetto ambizioso che reinterpreta il celebre cult cinematografico con una visione unica, intrecciando danza, teatro e messaggi profondi. Con un cast di oltre 60 interpreti e una narrazione che viaggia tra passato, presente e futuro, Marina racconta in questa intervista la sua evoluzione artistica, le sfide affrontate e il potere trasformativo dell’arte. Scopriamo insieme il suo percorso, i sogni per il futuro e il cuore di questo spettacolo che celebra il coraggio, l’autenticità e l’unione.
Marina, il tuo percorso artistico è ricco e variegato: dalla danza alla regia, passando per l’insegnamento e la direzione artistica. Come descriveresti la tua evoluzione come artista e cosa ti ha spinto a fondare Opera Prima?
La mia evoluzione è stata caratterizzata principalmente dalla continua ricerca di nuovi stimoli, strumenti e tecniche. È stato un vero e proprio viaggio di trasformazione, ma soprattutto di coraggio.
La danza mi ha salvata e, da quando l’ho scoperta, non sono più riuscita a farne a meno! Ho iniziato il mio percorso come danzatrice, ma ho sempre sentito il bisogno di esprimermi anche attraverso la coreografia, l’insegnamento e, oggi, la regia.
Opera Prima è nata dal desiderio di creare, nel mio paese, uno spazio in cui arte e formazione potessero fondersi. Un luogo dove i giovani potessero non solo apprendere le tecniche, ma anche trovare la propria identità, sperimentare la libertà espressiva e avere un punto di riferimento dove l’arte è il fulcro.
È sempre stato il mio sogno… Questo è il mio modo per restituire ciò che l’arte ha dato a me.

“Ritorno al Futuro – Il Musical” è un progetto ambizioso che reinterpreta un cult cinematografico. Cosa ti ha ispirato a scegliere questa storia e come hai affrontato la sfida di riscriverla con una nuova visione drammaturgica?
La scelta è nata da un confronto con i miei collaboratori. Mi ha subito incuriosita l’idea lanciata dal nostro insegnante di hip hop. Dopo qualche giorno, seduta alla mia scrivania, ho pensato: “Perché non creare una storia originale, su misura, con una chiave personale?”
Ho voluto mantenere i personaggi principali, ma al tempo stesso inserire Opera Prima all’interno della trama. Da lì ho iniziato a costruire la storia, definire i messaggi da trasmettere, immaginare personaggi nuovi, ciascuno con una personalità precisa.
Ho voluto scrivere una storia che parlasse di scelte, sogni, unione, identità, e che includesse anche un messaggio sottile ma forte sul rispetto verso le donne… temi che sento profondamente miei.
Ho reinterpretato la storia mettendo al centro non solo il viaggio nel tempo, ma anche quello interiore. La mia visione drammaturgica è diventata uno strumento per dare voce a tutti gli artisti: ho riscritto dialoghi, scene e dinamiche per permettere ai miei allievi di essere veri protagonisti. Ho mantenuto lo spirito originale, ma con una forte impronta educativa e simbolica.
Il musical viaggia tra passato, presente e futuro, affrontando temi come il coraggio, l’autenticità e il potere trasformativo dell’arte. Qual è il messaggio principale che vuoi lasciare al pubblico?
Che non possiamo e non dobbiamo cambiare il nostro passato, perché ci ha resi ciò che siamo oggi. Il tempo più prezioso è il presente… le scelte che facciamo oggi possono cambiare il nostro futuro e darci la possibilità di realizzare i nostri sogni. Ogni sogno ha valore e va coltivato con impegno.
L’umiltà e l’unione sono fondamentali per la crescita.
Il musical è un invito a credere in sé stessi, ad accettare le proprie fragilità e a trasformarle in forza creativa. L’arte può davvero cambiare le persone.
Con oltre 60 interpreti in scena, il cast è un mix di talenti di diverse età. Come hai gestito la direzione artistica di un gruppo così eterogeneo e cosa significa per te dare spazio agli allievi di Opera Prima in un progetto di questa portata?
È stata una sfida meravigliosa, che siamo riusciti ad affrontare grazie all’unione e al lavoro impeccabile dei miei collaboratori.
Ho costruito ogni personaggio tenendo conto delle specificità dei miei allievi, dando a ciascuno uno spazio reale nella narrazione.
Vedere i più piccoli esibirsi accanto ai più grandi, tutti uniti da una stessa visione artistica, è qualcosa di immenso, che mi rende felice e mi commuove profondamente.
La figura di Grace, la maestra di danza, sembra avere un ruolo centrale nella narrazione, rappresentando l’educazione e l’arte come guida. Ti sei ispirata a qualche figura reale per questo personaggio?
Grace è ispirata a tutte le maestre e i maestri che ho incontrato nel mio percorso, a tutti i miei colleghi, ma anche alla parte più profonda di me stessa.
È la voce che ti incoraggia quando pensi di mollare, quella che crede in te prima ancora che tu impari a farlo da solo. È un omaggio a chi educa con l’anima e insegna con amore.
Le tue coreografie fondono danza classica, contemporanea e moderna con elementi teatrali. Come hai lavorato per integrare il movimento nella narrazione del musical e quali sfide hai incontrato?
Il movimento, per me, è uno strumento di comunicazione. Ho creato le coreografie come fossero pagine di un copione: ogni gesto ha un significato, ogni dinamica racconta qualcosa.
La sfida più grande è stata mantenere la coerenza narrativa con così tanti stili e livelli tecnici diversi. Ma la creatività non mi è mai mancata, fa parte di me da sempre.
Il brano inedito “Fiori d’estate”, scritto da Gaia Erre e prodotto da Matteo Brunelleski, ha un forte significato simbolico legato al cambiamento e alla resilienza. Come è nato questo brano e qual è stato il tuo contributo alla sua integrazione nello spettacolo?
“Fiori d’estate” è nato da una condivisione di intenti. Gaia e Matteo, coppia anche nella vita, mi hanno proposto un brano inedito per chiudere il musical.
Gaia, pur essendo già una cantautrice, frequenta i corsi della scuola per continuare a crescere. Matteo è un produttore musicale e insegnante di chitarra.
Ci siamo confrontati sul significato del brano, scegliendo insieme che dovesse riflettere i temi centrali dello spettacolo. Alla fine è nato un brano potentissimo!
Hai già portato in scena musical ispirati a The Greatest Showman e Cenerentola. Cosa rende Ritorno al Futuro diverso dai tuoi lavori precedenti e come riflette la tua crescita come regista e coreografa?
È il mio lavoro più maturo. Non solo per la scrittura, ma per la visione d’insieme.
In questo spettacolo ho curato ogni minimo dettaglio: testo, struttura narrativa, simbologia, interazione tra le discipline, costumi di scena, palette colori, caratterizzazione dei personaggi.
Ho creato coreografie specifiche per ogni epoca, utilizzando effetti scenici come occhiali LED per il 2045, scenografie minimal e contemporanee per il presente, e ambientazioni anni ’80 per il 1985.
È un musical dove ho potuto dare libero sfogo alla mia creatività, unendo tutte le mie competenze in un unico grande progetto.
Oltre alla danza, sei anche tecnico della nutrizione, una competenza che applichi per promuovere il benessere psicofisico degli artisti. Come influisce questa visione olistica sul tuo approccio alla formazione e alla direzione artistica?
Un ballerino è un artista, ma anche un atleta. Credo profondamente che il corpo di un danzatore non sia solo da allenare, ma da ascoltare e curare dall’interno.
Un’alimentazione adatta, che integri ciò di cui il corpo e la mente hanno bisogno, è fondamentale. Conoscere i principi della nutrizione e dell’equilibrio psicofisico mi ha aiutata a vedere ogni allievo come un individuo a 360 gradi, valorizzandone i bisogni e le potenzialità.
Durante i periodi intensi di prove, raccomando sempre di non saltare i pasti e di seguire un’alimentazione sana, equilibrata e genuina.

Quali sono i tuoi sogni per il futuro, sia per Opera Prima che per i tuoi progetti artistici? C’è già un nuovo musical o un’idea creativa che bolle in pentola?
I sogni sono tanti! Uno tra tutti è vedere i miei allievi crescere, maturare e brillare sempre di più. Vederli realizzare i propri sogni, restando uniti e pronti a sostenersi a vicenda.
Un altro grande sogno è che Opera Prima diventi sempre più un punto di riferimento, un polo creativo aperto al territorio, un luogo di ricerca, confronto, crescita e contaminazione tra le arti.
E sì… in realtà sto già pensando al prossimo musical. Anche se vorrei tanto tenere a bada la mia mente durante le ferie… ma è più forte di me!






















