Rivediamoli Insieme: Doppia Personalità – Brian De Palma

Quando mi pongo davanti a film come Doppia Personalità, classe 1992, del regista Brian De Palma, mi chiedo chi oggi sia ancora in grado di produrre opere simili. Sì, perché io amo guardare di tutto, dal film degli anni Quaranta all’indie italiano contemporaneo, passando per i mainstream, ma non in ogni pellicola ritrovo la stessa cura, qualità, ricerca del dettaglio, oltre che competenze del cast. Spesso, soprattutto i film moderni, si basano su sceneggiature piatte e scialbe, più che omaggiare copiano i grandi nomi del passato, e preferiscono investire su effetti speciali da capogiro a detrimento dell’approfondimento dei personaggi o della creazione della suspense. Per fortuna esistono ancora i vecchi film, a ricordarci cosa voglia dire fare cinema. De Palma è un nome che già da solo è garanzia di qualità, anche quando sbaglia un colpo. Ma Doppia Personalità, sebbene oggetto di critiche contrastanti, non è però affatto un passo falso del nostro regista, ma anzi un’opera magistrale, perfettamente interpretata e girata, che merita di essere guardata e riguardata, eviscerata, capita e goduta in tutte le sue sfumature.  

Carter Nix è uno psicologo infantile che non si limita a studiare sua figlia come fosse una cavia, ma cerca di farsi consegnare anche i figli degli altri allo stesso scopo di ricerca, e poiché non vi riesce lo fa con metodi non proprio ortodossi, spalleggiato dallo stravagante fratello e dal padre, col quale non pare aver avuto un buon rapporto durante l’infanzia ma da cui non riesce a staccarsi. Quando sua moglie Jenny ritrova per caso l’ex fidanzato Jack e rintesse una relazione con lui Nix, scoperto il tradimento, comincerà a mostrare veri e propri segni di squilibrio che lo porteranno a compiere azioni terribili, fino al finale rivelatore.

Il titolo originale del film, Raising Cain, Crescendo Caino, sarebbe stato sicuramente da mantenere, perché creava quella suspense che invece il titolo italiano uccide ignobilmente, spoilerando fin da subito che nel film qualcuno soffre del disturbo dello sdoppiamento di personalità, e quindi levando un po’ di gusto e instradandoci fin dall’inizio verso quello che è il fulcro depalmiano di tutto il mistero. Fortunatamente il nostro Brian non è uno sprovveduto, ed essendo, oltre che il regista, anche lo sceneggiatore del film, sa bene come riservarci i colpi di scena e le rivelazioni giuste nel momento giusto: chi è realmente Carter Nix, il cui nome è ironicamente composto dai cognomi di due presidenti americani? Un padre affettuoso ed un marito premuroso ed appassionato o un folle che rapisce i bambini per usarli come cavie in chissà quali esperimenti? Ad interpretare magistralmente il protagonista della vicenda De Palma ha voluto uno dei suoi attori feticcio, quel John Lithgow che già aveva preso parte a sue pellicole di culto quali Obsession del 1976 e Blow Out del 1981, ma che molti si ricordano anche per il suo ruolo nel film musicale Footloose di Herbert Ross del 1984. Lithgow mette in scena una casistica variegatissima di espressioni e personalità, facendoci pensare a quanto in realtà sia riduttivo e semplicisticamente scorretto il titolo italiano, che prima ci svela e poi ci porta sulla strada sbagliata….ma tant’è, ormai questo abbiamo e questo tocca tenerci!

Al fianco di Lithgow, nei panni della moglie infedele, Jenny, troviamo l’affascinante attrice canadese Lolita Davidovich, che ai tempi era nota soprattutto per la sua collaborazione con Oliver Stone nel colossale JFK del 1991. La brava Lolita sarà la spalla ideale per il nostro Lithgow, così apparentemente remissiva e sottomessa, ma in realtà stufa delle stranezze di quel marito fin troppo premuroso nei confronti della figlioletta, al punto di lasciare il suo posto di lavoro per seguirne la crescita e l’educazione, lasciando così sulle spalle delle moglie l’intera gestione economica della famiglia. E così, quando la donna incrocerà il suo vecchio amore mai consumato, il bel tenebroso Jack, interpretato dall’attore cubano Steven Bauer che aveva esordito al cinema proprio con De Palma nel ruolo emblematico di Manny in Scarface del 1983, le cose cominceranno ad andare a rotoli, trascinando i tre protagonisti in una spirale di brutalità sempre più violenta ed apparentemente insensata. Finchè, grazie anche alla collaborazione di una dottoressa, ex collega del padre di Carter, la rivelazione finale esploderà in tutta la sua bruciante realtà, catapultandoci all’interno di un orrore che non è solo esteriore, ma anche, e forse soprattutto, interiore.

De Palma dirige, come sempre, magnificamente, dando tuttavia il meglio di sé nell’ultima mezz’ora di film, dove userà ogni arma in suo potere per rendere più drammatico e toccante il disvelamento della verità. Le citazioni ai Maestri che hanno fatto grande il genere non mancano, prima fra tutte quella ad Alfred Hitchcock ed al suo Psycho, ma anche al Romero di Creepshow ed al Powell di Peeping Tom; De Palma non lesina di autocelebrare anche se stesso nella rosa dei Grandi Nomi del Thriller, citando puntualmente sue pellicole quali Le Due Sorelle del 1973, Vestito per Uccidere del 1980 e Gli Intoccabili del 1987.

Certo, la tematica della dissociazione della personalità umana non si può dire sia un tema originale, essendo usato e stra abusato in film, serie tv, libri e quant’altro, per la fascinazione che dà l’idea che una persona possa essere in realtà più persone contemporaneamente, senza andare a cercare esperimenti di laboratorio come quelli dell’affascinante demiurgo Dottor Jekyll. Ma qui De Palma si diverte a trattare la sua storia come se fosse essa stessa una di quelle menti dissociate di cui parla: l’intreccio richiede infatti la massima attenzione, non essendo quasi mai molto chiaro se i personaggi o le situazioni che ci si parano davanti agli occhi siano reali o frutto di sogni o visioni o semplicemente immaginazioni. Ciò porta a una trama assai discontinua, e spesso e sovente, appunto, dissociata e visibilmente non lineare come la patologia che vuole descrivere. Se non siete di quegli spettatori che pretendono nell’opera d’arte la razionalità assoluta, allora vi incanterete senz’altro di fronte al genio di un regista che dirige un film come se fosse uno psichiatra che sonda la mente di un paziente molto grave che ha in cura. De Palma ricorre a una sovrapposizione convulsa ed onirica di tratti realistici e rivisitazioni psicotiche, rendendo palpabile il caos di una psiche frastagliata: tutto ciò è senza dubbio affascinante, e ci dà l’idea del perché ancora oggi, quando si parla di Brian De Palma, ci venga da abbassare il capo con gesto di estrema reverenza. Chi invece non lo ha apprezzato, è perché, con buona possibilità, non l’ha compreso, ed allora non resta che augurare a questi malcapitati di crearsi gli strumenti adatti per capire ciò che ai loro occhi sembra astratto e contorto, e quando ogni tassello del puzzle andrà al suo posto, tutto apparirà terribilmente spiazzante nella sua chiarezza. Doppia Personalità è, come lo definisce il Davinotti, un thriller affascinante, meccanicamente perfetto e affatto banale: e questa volta, strano ma vero, non posso che essere d’accordo con lui. Se avete voglia di farvi una visionaria discesa nell’inferno della schizofrenia questo è il film che fa per voi: cupo e delirante, non manca la tensione ma nemmeno i momenti di ilarità, che il bravo Lithgow sa tenere in piedi in maniera sopraffina. Colpi di scena e sorrisi si intrecciano amabilmente, il tutto seguito dall’ottimo score musicale di Pino Donaggio che più volte ha prestato le sue sapienti partiture al genere, e già collaboratore di De Palma in Carrie e Vestito per Uccidere.

Concludo con un paio di curiosità: in un cammeo i fan della fortunata serie televisiva Beverly Hills 90210 potranno riconoscere l’attrice Gabrielle Carteris, nei panni di una babysitter, che nel telefilm interpretava Andrea. Sembra che Dario Argento, dopo la prima visione di Doppia Personalità, abbia chiamato al telefono De Palma e lo abbia accusato di aver copiato, per il suo film, il finale di Tenebre, uscito nelle sale nel 1982…sarà vero o sarà solo una diceria?

https://www.imdb.com/title/tt0105217/?ref_=ttmi_tt

Ilaria Monfardini