Rivediamoli insieme: Nati Morti di Alex Visani

Nati Morti. Così avrebbe dovuto chiamarsi una pellicola del regista Fabio Salerno, conosciuto essenzialmente per i film Arpie e Notte Profonda, e per essersi inspiegabilmente suicidato nel 1993, ad appena 28 anni. Per omaggiare questo nome noto dell’horror italiano anni Ottanta/Novanta e adesso quasi dimenticato, il regista Alex Visani decide di usare tale titolo dal significato così evocativo per la sua ultima fatica, uscita nel 2021, ma girata in dieci giorni durante il terribile lockdown che ha fermato tutta l’Italia per la pandemia da Covid 19. Visani, insieme a un manipolo di suoi colleghi, aveva già lavorato a un’opera dedicata a Fabio Salerno, un film collettivo dal titolo The Pyramid, una sorta di sequel della serie Piramide Rompicapo, realizzata da Salerno a metà degli anni Novanta, e composta dal cortometraggio Mezzanotte (1986) e dal lungometraggio Notte di Terrore (1990). Oltre ad omaggiare Salerno, con Nati Morti Visani omaggia visibilmente un altro dei grandi maestri che hanno fatto nascere in lui l’amore per l’horror, Aristide Massaccesi. Nel film sono chiare le influenze di cult di D’Amato quali Buio Omega, Antropophagus, Emanuelle e Francoise – Le Sorelline. L’attrazione per il macabro, per il gore, l’antropofagia, la necrofilia, l’amore come ossessione malata e perversa, la sete di vendetta, la curiosità verso la morte, la putrefazione, la carne declinata in tutte le sue accezioni: questi sono gli ingredienti che dal grande Maestro Visani ha mutuato ed ha fatto sue, regalandoci un film di una malsana poeticità, vibrante, potente, che non lascia scampo e non permette vie di fuga o di salvezza. Tutto è già scritto fin dall’inizio per Luna e Tony, ed anche per gli altri personaggi che incautamente si imbattono in loro, e il finale shock non è altro che l’unico modo possibile in cui questa vicenda tra anime tormentate e disagiate poteva finire.

Luna è un medico che si diletta di tassidermia. Passa il suo tempo libero a ricercare nei boschi uccelli o altri animali morti, per poi portarli a casa ed imbalsamarli, proprio come le ha insegnato suo padre che non c’è più, ed al cui ricordo la ragazza è ancora molto legata. Vive nella solitudine della grande casa paterna, senza contatti importanti col mondo esterno se non quelli col fattorino delle poste e con la ex moglie del padre che preme perché lei si decida a vendere la casa e darle la sua percentuale. Un bel giorno, durante una delle sue incursioni boschive, Luna si trova davanti uno spettacolo raccapricciante: una donna uccisa barbaramente, ed accanto a lei, privo di sensi e con una gamba gravemente ferita, il suo aggressore. Dopo un attimo di smarrimento la giovane non ha dubbi: carica in auto vittima e carnefice e se li porta a casa. Qui deciderà di curare Tony, questo il nome del delinquente, purchè lui le faccia vedere come si fa ad uccidere, la faccia entrare nel mondo della morte dal quale lei, da sempre, si sente attratta. Comincerà così una storia malatissima tra i due, dove Eros e Thanatos diverranno i geni tutelari che guideranno ed intrecceranno le fila delle loro vite. Trovarsi nei loro paraggi non sarà più per nessuno qualcosa di piacevole.

Visani è molto bravo a ricreare anche visibilmente le atmosfere d’amatiane, soprattutto quelle di Buio Omega, immergendo la cupa magione di Luna in un colore virante al seppia che la rende una specie di luogo a sé stante rispetto a ciò che sta intorno, un teatro dove si sta compiendo uno spettacolo del Grand Guignol, mentre fuori il mondo pare ignaro di tutto e continua la sua vita regolare. Una grandissima parte nella riuscita del film va anche sicuramente alla coppia di protagonisti, composta dall’attore e regista toscano Lorenzo Lepori e dalla brava attrice teatrale Ingrid Monacelli, che aveva già lavorato con Visani nel suo Stomach del 2018. Soprattutto il personaggio di Luna è davvero molto complesso da interpretare, e la Monacelli, col suo bagaglio teatrale sulle spalle e la sua grande passione per gli horror, è riuscita perfettamente a tratteggiare le mille sfaccettature di una donna con svariati problemi psicologici, primo fra tutti l’attaccamento morboso alla figura paterna, con la quale deve aver vissuto un rapporto decisamente ambiguo, tanto da diventarne una sorta di clone, di alter ego, dopo la sua morte. La gamma di espressioni che portano Luna ad apparire ora una bimba quasi spaurita, ora una folle e spietata carnefice necrofila, sottolinea uno studio completo del personaggio ed un’immedesimazione quasi totale con esso, che forse anche le condizioni di chiusura forzata in cui la troupe era relegata hanno contribuito a far emergere nel migliore dei modi. Alla fine, si sa, situazioni poco agevoli in cui si gira possono contribuire a migliorare non di poco le prestazioni attoriali, favorendone l’immedesimazione nei personaggi. Degno partner di Ingrid, Lorenzo Lepori, con la sua fisicità così sanguigna e sensuale, destinato a recitare sempre la parte del cattivo, in questo caso assassino e stupratore senza neanche saper bene il perché. Il suo percorso sbandato trova un’ancora in Luna, e forse proprio quando la vede masturbarsi con in mano le budella della vittima capisce che quella potrebbe essere la donna che fa per lui, che non desidera violentare, ma averla al suo fianco come amante e compagna di vita, come Mickey e Mallory in Natural Born Killers di Oliver Stone. Visani e Lepori sono alla loro seconda collaborazione, dopo quella sul set di Flesh Contagium del 2020, che vedeva Lorenzo alla regia ed Alex alla fotografia. Tra i comprimari ricordiamo il ruolo sicuramente importante di Clizia, la ex moglie del padre di Luna, ora legata ad un altro uomo molto più giovane, Luca. La donna, arcigna e venale, fa di tutto per esasperare ed umiliare Luna e portarla a vendere la casa paterna, ma non sa che dietro alla frangetta sbarazzina la sua ex figliastra nasconde un’anima nera come la pece. Ad interpretare Clizia troviamo la brava attrice salentina Corinna Coroneo, che ritroviamo anche nell’horror La Casa del Sabba di Marco Cerilli accanto a Marco Aceti, sempre classe 2021.

Alex Visani riesce a proporci una storia d’amore alla sua maniera, con due personaggi complessi come Luna, la quale sta subendo pian piano un processo di immedesimazione con l’adorato padre defunto, e Tony, stupratore ed assassino ma forse alla ricerca disperata di qualcuno che lo ami, sebbene per niente intenzionato ad abbandonare il suo ruolo di carnefice. Nonostante si tratti di un prodotto indipendente, Nati Morti, così cupo, carnale e soffocante, claustrofobico forse non per scelta ma certamente per necessità, ci trasporta in un mondo crudo e senza possibilità di redenzione, in cui l’impattante quadro finale racchiude tutto il senso del film ed i destini già scritti dei due sfortunati personaggi, e ben rende per immagini il significato intrinseco del titolo stesso. A rendere sempre più cupo e verosimile l’ambiente della grande casa degli orrori è uno dei migliori tassidermisti italiani, l’umbro Stefano Panfili, operante in quel di Gubbio. Un plauso più che meritato va anche ai bravissimi realizzatori di effetti speciali e trucco scenico, Eleonora D’Angelo e Roberto Papi, che riescono più di una volta nell’intento di far distogliere lo sguardo dallo schermo anche allo spettatore più avvezzo alle brutture gore di ogni tipo. Visani definisce questo suo film un piccolo miracolo, visto il periodo e le condizioni in cui è stato girato, e noi non possiamo che dargli ragione e constatare che il miracolo c’è stato davvero in quanto il risultato finale è ottimo. Visani rimane attaccato al suo amore per gli horror underground anni Ottanta/Novanta, come ad esempio il Nekromantik di Jörg Buttgereit, altra storia in cui Eros e Thanatos la fanno da padroni.

Co-prodotto dalla Empire Video dello stesso Visani e dalla Digit Movies, Nati Morti è disponibile in home video, sia in dvd che in blu-ray. Visani è cresciuto rispetto al precedente Stomach e ha migliorato molti degli aspetti tecnici del suo lavoro, in un film che scrive, dirige, fotografa e monta da solo, dopo la parentesi da produttore e direttore della fotografia del Flesh Contagium di Lorenzo Lepori. La splendida villa sul lago Trasimeno certamente aiuta a sopperire chissà quali scenografie che col budget esiguo che da sempre contraddistingue il cinema indie non sarebbero state possibili. Qui la villa diventa protagonista come i due attori in carne ed ossa, così come lo era stato l’imponente palazzo di Bressanone di Buio Omega. Insomma, un cast vincente, una location da sballo, ottimo commento sonoro curato da Daniele Marinelli con temi fortemente caratterizzanti e un Visani che sa sempre meglio giocare con la macchina da presa: questa è la ricetta vincente di questo Nati Morti, che nessun amante dell’indie made in Italy potrà esimersi dal vedere (e, perché no, rivedere).

https://www.imdb.com/title/tt13751422/

Ilaria Monfardini