Rocky Giraldi – Delitto a Porta Portese: Monnezza del XXI secolo

Disponibile su YouTube, Rocky Giraldi – Delitto a Porta Portese è un titolo che non lascia spazio ad equivoci: il figlio del rozzissimo poliziotto in tuta blu che venne incarnato magnificamente da Tomas Milian in undici pellicole dirette da Bruno Corbucci tra il 1976 e il 1984 è impegnato, nel XXI secolo, nelle indagini riguardanti un omicidio consumatosi presso il noto mercato romano in zona Trastevere.

Sì, il figlio, come già avvenne nel 2005 ne Il ritorno del Monnezza che, con protagonista Claudio Amendola sotto la regia di Carlo Vanzina, fu però destinato alle sale cinematografiche.

Un Rocky Giraldi, dunque, qui impersonato da un Andrea Misuraca che, pur cercando volenterosamente di imitare l’indimenticabile attore cubano sia nella mimica che nella parlata abbondantemente infarcita di turpiloquio, non può fare a meno di suggerire un certo effetto cosplayer. Come pure Gianfranco Zedde che, sebbene convincente nei panni del Bombolino che è figlio del fu ladruncolo Bombolo alias Venticello, potrebbe funzionare in uno spettacolo di cabaret, non all’interno di oltre un’ora e venti di finzione in fotogrammi.

Oltre ora e venti girata da Mirko Alivernini, in circa tre mesi, sfruttando esclusivamente uno smartphone, ma che, appunto, non riesce in alcun modo a nascondere la mancanza di mezzi; tanto che la si potrebbe apprezzare solo se considerata in qualità di “scherzo da set” messo in piedi da nostalgici di quei poliziotteschi anni Settanta e Ottanta tempestati di umorismo.

Poliziotteschi da cui, tra l’altro, vengono ripresi non solo riferimenti e battute per riproporli senza troppa fantasia quasi a mo’ di collage, ma anche Massimo Vanni e Tony Morgan per ricalarli, in brevi apparizioni, nei loro personaggi di Gargiulo e Gnappetta. Quest’ultimo oltretutto coinvolto in una delle sequenze maggiormente ridicole dell’operazione, con un quadro di mezzo; patetica quanto quella in cui abbiamo il viceispettore Frattini di Mauro Mascitti travestito da donna.

Per il resto, non occorre un inseguimento in monopattino a cercare di ricordare allo spettatore che non siamo più nell’epoca di Squadra antifurto, in quanto basta il fallimentare risultato generale a suggerire che quel bel cinema popolare d’intrattenimento italiano sia sempre più lontano. Perché, tra Bombolino alle prese con tutt’altro che strappa-risate imprevisti digestivi post-kebab e riprese in continuo movimento che, nell’evidente tentativo di camuffare la pochezza di budget, non contribuiscono altro che ad accentuare l’amatorialità dell’insieme, Rocky Giraldi – Delitto a Porta Portese appare soltanto fiacco e noioso… incapace di coinvolgere perfino durante l’escursione nel parco dei divertimenti di Cinecittà World, totalmente priva di pathos.

 

Francesco Lomuscio