Nella Galleria del Cardinale Colonna, lo stilista porta in passerella la collezione primavera estate 2026: tessuti leggeri, colori e suggestioni internazionali per una moda che dialoga con il mondo.
ROMA – Non è solo una sfilata, ma una costruzione visiva precisa quella firmata da Vittorio Camaiani, che domenica 12 aprile 2026 ha presentato a Palazzo Colonna la collezione primavera/estate “Senza confini”. Nella Galleria del Cardinale Colonna, spazio storico nel cuore della Capitale, la moda entra in dialogo diretto con l’architettura e ne assorbe profondità e ritmo.

A introdurre la serata è Elena Parmegiani, direttrice eventi della Galleria, in un appuntamento che coincide con il quarto anno della rinnovata gestione dello spazio, oggi sempre più presente nella scena culturale romana.

La scelta della location non è accessoria. Le colonne in marmo, la luce calda e la profondità prospettica accompagnano il passo delle modelle e costruiscono una scenografia naturale che amplifica ogni silhouette. La passerella non invade lo spazio: lo attraversa.

Il progetto creativo di Camaiani parte da una visione chiara: immaginare la moda come un linguaggio capace di unire e mettere in dialogo culture diverse, fino a
“unire il mondo con il tessuto”.
In un tempo segnato da divisioni, la collezione propone una lettura opposta: la contaminazione come valore.
In passerella emerge una linea coerente. I volumi sono morbidi, i tagli fluidi, le stratificazioni leggere. I tessuti – lino, chiffon, organza, seta – accompagnano il movimento senza irrigidirlo. Le superfici alternano opacità e trasparenze, costruendo profondità senza appesantire la figura.

La collezione si sviluppa come un itinerario. L’Oceania prende forma attraverso colori intensi – viola, verde, giallo – e linee ariose, con top balloon e gonne lunghe in taffetà che evocano una dimensione pittorica.

L’America introduce un registro più dinamico: denim, stelle e riferimenti reinterpretati in chiave leggera su shorts, bermuda e tute. Una dimensione più quotidiana, che resta coerente con l’eleganza complessiva.

Con l’Africa, la palette si sposta su toni terra: beige, ocra, marroni. Lini, organze e cotoni batik costruiscono capi in cui le tasche applicate e le trasparenze diventano elementi strutturali. Ai piedi, i sabot animalier firmati Lella Baldi completano il racconto materico.

L’Asia segna un ritorno alla sintesi. Colli a kimono, obi e linee pulite costruiscono un’estetica essenziale. I cappelli di Jommi Demetrio introducono un elemento visivo deciso ma controllato.

L’Europa chiude il percorso riportando tutto a una grammatica familiare: bianco e nero, accenti rossi, linee più strutturate. Un richiamo alla tradizione sartoriale e al cinema italiano, riletto in chiave contemporanea.

A tenere insieme il racconto è il lavoro sui dettagli. Cinture sottili, nodi e applicazioni tessili costruiscono la silhouette senza forzarla. Gli accessori dialogano con gli abiti senza sovrastarli.

Anche il beauty segue una linea coerente: il make-up firmato Vivi Make-up Academy riprende la palette cromatica, mentre l’hairstyling di Compagnia della Bellezza introduce elementi floreali intrecciati.

La parte sera non interrompe il racconto, lo accompagna. Abiti lunghi e tute, tra chiffon, georgette e crêpe de chine, trasformano i temi del giorno in una dimensione più fluida. Tra i look più significativi, una tuta nera in crepe con profili bianchi abbinata a volumi in organza.

Nella Galleria dialogano con la sfilata anche le sculture in acciaio di Andrea Borga, rafforzando il legame tra moda e arte.
Nel parterre, tra gli altri, la principessa Jeanne Colonna, il principe Ascanio Colonna, le attrici Elisabetta Pellini, Agnese Catalani, Giorgia Fiori, insieme a esponenti del mondo culturale.

“Senza confini” non è una rottura, ma un equilibrio. La collezione unisce linguaggi diversi mantenendo coerenza, senza forzature. La donna immaginata da Camaiani resta pratica, elegante e sofisticata.

A rendere ancora più incisiva la narrazione, gli scatti di Maurizio Fabrizi e Giancarlo Fiori, che restituiscono luce, movimento e costruzione dei capi con uno sguardo preciso.

Sembra davvero un’interpretazione molto interessante di Roma attraverso la moda. I tessuti leggeri e le suggestioni internazionali mi appaiono un’ottima scelta per un’esposizione così importante.