Red Land (Rosso Istria): la storia negata

Negare o nascondere dei fatti storici che appartengono alla nostra storia neanche lontano nei tempi connota una società miope e fasulla. Le Foibe sono una drammatica realtà. Anche se i libri di storia non ne parlano, anche se i politici di ieri e di oggi negano, anche se l’industria dell’entertainment se ne disinteressa. Un giovane ed esordiente regista italo argentino, Maximiliano Hernando Bruno, porta sul grande schermo con Red Land (Rosso Istria) quelle pagine di storia italiana che ci sono state taciute.

Estate del 1943. Benito Mussolini viene arrestato e l’8 Settembre l’Italia firma l’armistizio separato con gli angloamericani. L’esercito è allo sbando, la popolazione confusa. La tragedia si consumerà soprattutto nelle terre di frontiera: nelle zone Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate. Qui i partigiani di Tito inizieranno una vera e propria pulizia etnica contro gli italiani.

Tra le vittime risalta la giovane studentessa istriana Norma Cossetto (medaglia d’oro al merito civile), laureanda all’Università di Padova, barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini, la cui unica colpa era di essere italiana.

Nonostante le mille difficoltà  finanziarie e di gestione, Maximiliano Hernando Bruno riesce a raccontare una storia senza mai cadere nel melodrammatico o nel sentimentalismo. Con crudele lucidità ripercorre gli eventi umani e storici di quei giorni: dalla convivenza pacifica tra italiani e croati fino a prima della guerra, all’insofferenza della popolazione slava per l’italianizzazione forzata da parte del fascismo, alla confusione dei giovani militari.

Lo scopo del lungometraggio, come ha sottolineato lo stesso regista, è quello di dar voce alle vittime inermi ed innocenti che ancora oggi cercano giustizia e una degna sepoltura.

Un lungometraggio che, forse, cede in qualche ritratto caricaturale: il capobanda titino è il Male assoluto, così come il professore, interpretato da Franco Nero, risulta essere il “grillo parlante” filosofo.

Ma Red Land (Rosso Istria) rimane un film importante diretto da un regista coraggioso, in quanto non solo spaccato storico, bensì condanna in fotogrammi per tutti i nazionalismi estremi che, al di là delle ideologie o dei colori della giubba, portano sempre all’annientamento del genere umano.

 

 

Anastasia Mazzia