Run: fermati, o mamma sclera!

Opera seconda di Aneesh Chaganty, autore nel 2018 del thriller Searching, Run rimane nell’ambito del genere che fa della tensione la sua parola d’ordine, con lo sguardo chiaramente rivolto al super classico Che fine ha fatto Baby Jane? di Robert Aldrich.

Del resto, è su una situazione praticamente analoga a quella che vide protagoniste Joan Crawford e Bette Davis nel 1962 che si costruisce la circa ora e mezza di visione, al cui centro troviamo una figlia cresciuta in totale isolamento dalla madre, che ne ha controllato ogni movimento fin dalla nascita.

Sarah Paulson as ‘Mother / Diane’ and Kiera Allen as ‘Daughter / Chloe’ in RUN. Photo Credit: Allen Fraser.

Figlia in possesso dei connotati della semi-esordiente Kiera Allen e che, costretta sulla sedia a rotelle, comincia ad intuire qualcosa di sinistro in quella donna che le è stata vicino per la sua intera esistenza.

Donna cui concede anima e corpo la Sarah Paulson della popolare serie televisiva American horror story e che, psicopatica al punto giusto, non avrebbe probabilmente sfigurato in uno dei molti thriller a base di rovina-famiglie, su tutti The stepfather – Il patrigno di Joseph Ruben.

Kiera Allen stars as ‘Daughter / Chloe’ in RUN. Photo Credit: Allen Fraser.

In fin dei conti, Run rientra proprio nella tipologia di film spesso sfornati dall’autore di A letto con il nemico e L’innocenza del diavolo, incentrato su una tutt’altro che tranquilla vicenda destinata a prendere forma in ambito domestico.

Vicenda che Chaganty sviluppa senza ricorrere a particolari virtuosismi e manifestando, al contrario, uno stile registico piuttosto classico e alla vecchia maniera, ancora funzionale nonostante i molti progressi effettuati dalla tecnica della narrazione da schermo.

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Uno stile che, a cominciare dal teso momento che si svolge all’interno della farmacia, oltretutto caratterizzato da un certo retrogusto ironico, gioca una ristretta manciata di circostanze mai risolte in maniera banale.

Circostanze che, fino alla lunga sequenza conclusiva in ospedale, generano efficacemente tensione per garantire la giusta dose d’intrattenimento da suspense, che fa di Run un prodotto di sicuro non ricco di sorprese, ma sufficientemente fornito dei requisiti necessari al facile brivido da serata estiva seduti in sala.

 

 

Francesco Lomuscio