Intervista esclusiva di Alessandro Cunsolo per MondoSpettacolo

Ruth, nickname ruxit, 30 anni, nata il 9 ottobre 1995 in provincia di Como, è una studentessa e modella poliedrica: laureata in Lingue e Culture Orientali a Torino, con un Master in mediazione e comunicazione a Verona, e ora alla magistrale in Editoria e Giornalismo. Dal 2020, dopo il COVID, ha iniziato a posare per riscoprire se stessa, spaziando dall’editoriale al nudo artistico, e sensibilizza su epilessia e viaggi su Instagram. Volontaria del 118 e “pazzerella” a modo suo, Ruth è un esempio di empatia e determinazione. In questa intervista esclusiva, racconta il suo percorso di crescita, la fusione tra studi e modeling, e il potere della bellezza autentica come strumento di trasformazione.

Ruth, prima di tutto complimenti: sei bellissima e il tuo feed trasuda energia e autenticità! Dal nickname “ruxit” che crea una “seconda persona”: come è nata questa scelta, e come si lega al tuo percorso personale?

Innanzitutto grazie di cuore per i complimenti! “Ruxit” è un nickname nato come uno spazio di libertà: una sorta di “alter ego” che mi permettesse di esprimere parti di me che nella vita quotidiana tenevo più protette e intime. All’inizio era quasi una maschera, un modo per sperimentare senza sentirmi completamente esposta; col tempo, però, quella “seconda persona” è diventata sempre meno distante da me. Oggi ruxit non è un personaggio, ma una dimensione: essa raccoglie la mia energia, le mie fragilità, i miei cambiamenti. È il riflesso di un percorso personale fatto di ricerca, di ascolto e di autenticità, dove ho imparato a mostrarmi senza dovermi spiegare troppo e senza paura.

Hai studiato Lingue e Culture Orientali a Torino, Master in mediazione a Verona e ora Editoria e Giornalismo: come questi studi “razionali” si intrecciano con la tua passione per la moda, le foto e le sfilate fin da piccola?

Ho sempre seguito queste due strade in parallelo. Da una parte lo studio, che per me è stato un modo per capire il mondo, le persone, le culture; dall’altra la moda, le immagini, le sfilate, il disegno anche sono sempre state il mio primo modo di esprimere la mia emotività. Anche quando sceglievo percorsi molto razionali, in realtà stavo cercando strumenti per dare un senso a quello che sentivo, non a caso ho scelto facoltà umanistiche, volte al comprendere in tutte le forme il fare umano. Le lingue mi hanno insegnato che esistono mille modi diversi di esprimere la stessa cosa, la mediazione ad ascoltare e facilitare le persone con i loro problemi, il giornalismo a trasformare uno sguardo in racconto. La moda e la fotografia sono il punto in cui tutto questo diventa visibile: è lì che razionalità ed emozioni si incontrano, ed è da lì che nasce il mio modo di raccontarmi.

Il tuo debutto nel modeling è arrivato dopo il COVID, per boostare l’autostima emotiva e fisica: qual è stato il primo shooting che ti ha fatto uscire dal “guscio” e sentire libera?

Il mio primo shooting, quello che mi ha fatta uscire dal guscio, è stato molto semplice, in intimo, nel mio nido ovvero casa mia. Dopo il COVID sentivo il bisogno di costruire o meglio migliorare il rapporto con il mio corpo e con la mia immagine: non cercavo di piacere come in passato, ma di riconoscermi. Ricordo che c’era un clima calmo, nessuna pressione, solo la possibilità di esprimermi. In quel momento ho smesso di controllarmi e ho lasciato spazio alle sensazioni, ai movimenti, alla mia espressività. Guardando poi le foto ho capito che qualcosa si era sbloccato: non vedevo più solo un corpo, ma una persona che stava tornando a fidarsi di sé. È stata una forma di liberazione silenziosa, che mi ha insegnato che mostrarsi non significa esporsi per ricerca di attenzioni ma mostrare la propria arte attraverso il corpo e la propria personalità. Da lì in poi il modeling è diventato uno strumento per rafforzare l’autostima emotiva e fisica, e soprattutto un modo per abitarmi con più libertà e consapevolezza.

Spazi dall’editoriale al nudo artistico: cosa ti attrae dei progetti artistici e creativi, come l’ultimo in body painting, e come li scegli?

Quello che mi attrae dei progetti artistici e creativi è la possibilità di andare oltre l’estetica e usare il corpo come mezzo espressivo, non come fine. Mi interessa lavorare su immagini che raccontino qualcosa, che abbiano un’intenzione, una ricerca, anche quando si tratta di nudo artistico o di progetti come è stato il body painting. In questi contesti il corpo smette di essere “letto” e diventa una tela bianca libera di narrare una storia ogni volta diversa. Scelgo i progetti soprattutto in base alle persone e all’energia che si crea: c’è bisogno di fiducia, di ascolto e di una visione condivisa. L’ultimo progetto, quello del body painting non era una performance per stupire, ma un processo creativo in cui mi sono sentita parte attiva, libera di interpretare e di sentire perché era mio in tutto e per tutto, era un progetto personale divenuto realtà. In generale cerco esperienze che mi permettano di esplorarmi, di mettermi in gioco.

Adori la fotografia in tutta la sua essenza: qual è lo scatto o il set che ti ha sorpresa di più, e perché?

È difficile scegliere un solo set, proprio perché ogni set che ho fatto mi ha lasciato qualcosa di speciale. Ci sono momenti che mi hanno sorpresa per la luce, per l’energia delle persone intorno a me, o semplicemente per qualcosa che ho scoperto di me stessa che non credevo di avere. Anche i set più piccoli o inaspettati hanno avuto un loro peso emotivo, raccontando pezzi di me che a volte non conoscevo fino a quel momento. Quello che amo della fotografia è proprio questo: non è solo l’immagine, ma tutto quello che succede mentre la creo. La sensazione di lasciarsi andare, di fidarsi del momento e di emergere in maniera autentica, fragile e insieme forte. Ogni esperienza mi fa crescere e mi ricorda perché amo così tanto stare davanti all’obiettivo.

Sul tuo Instagram mostri viaggi (il tuo sogno: visitare il mondo) e sensibilizzi sull’epilessia, che vivi fin da piccola: come usi i social per trasmettere che “bisogna vivere al meglio e non nascondersi”?

Uso i social come uno spazio in cui unire due lati fondamentali della mia vita oltre il lavoro da modella: la mia passione per i viaggi e la mia esperienza con l’epilessia, che vivo fin da piccola. Per me è importante mostrare che, anche quando si affrontano sfide personali, è possibile vivere pienamente. Attraverso i miei viaggi cerco di condividere la meraviglia di scoprire nuovi posti, culture diverse, persone e punti di vista: è il modo in cui ricordo a me stessa e agli altri quanto sia grande il mondo e quante possibilità ci siano da esplorare, senza lasciarsi bloccare dalla paura o dai limiti. Allo stesso tempo parlare apertamente della mia patologia mi permette di normalizzare e sensibilizzare una condizione spesso poco conosciuta e di far capire che non c’è nulla di cui vergognarsi. Voglio trasmettere che anche affrontando momenti difficili, si può trovare la forza per essere curiosi, per vivere al 100% e per esprimere sé stessi liberamente. La vita vale sempre la pena di essere vissuta. Sempre! I social sono uno strumento potente: non solo per condividere la bellezza dei viaggi, della fotografia ma anche per diffondere un messaggio di coraggio e resilienza. Mostrando la mia vita con tutte le sue sfumature, spero di ispirare chi mi segue a non nascondersi, a vivere pienamente e a ricordare che ogni difficoltà può essere affrontata, nonostante i tanti momenti bui che si vivono, con la gioia, la scoperta e l’entusiasmo per il mondo che ci circonda, dal più vicino al più lontano.

Hai migliorato le tue capacità grazie alla grande modella Lorih Caradonna: qual è il consiglio più prezioso che ti ha dato, e come lo applichi?

Il consiglio più prezioso che Lorih mi ha dato è stato, oltre tutti i suoi insegnamenti insostituibili, di essere se stessi. Mi ha spiegato che davanti all’obiettivo non basta solo sapere come posare o come avere la tecnica giusta; la vera forza sta nel lasciarsi andare, nell’ascoltare le proprie emozioni e nel permettere alla propria personalità di emergere. È un insegnamento che va oltre: riguarda il modo in cui ci si rapporta con sé stessi e con gli altri, con fiducia e senza paura di mostrarsi. Da allora cerco sempre di applicarlo in ogni set: in primis capire come mi sento e connettermi con lo spazio e con le persone intorno a me. Poi lascio guidare i movimenti, le espressioni, le pause. È incredibile come, quando smetti di controllare ogni cosa, le immagini comincino davvero a raccontare chi sei, catturando sfumature che nemmeno ti aspettavi. Questo consiglio mi ha aiutata non solo a migliorare davanti all’obiettivo, ma anche a sentirmi più sicura nella vita quotidiana.

Hai stato pubblicata su riviste e copertine: qual è l’esperienza più emozionante, e come ti ha cambiata?

Ogni pubblicazione sulle riviste è stata speciale, dalle copertine all’interno della rivista, sono state tutte emozionanti. Ho sentito una grande soddisfazione di poter mostrare davvero me stessa, senza filtri. Non era apparire, ma trasmettere la mia energia e la mia personalità. Mi ha dato ancora più sicurezza e autostima, insegnandomi che crescere significa mostrarsi autentici e fidarsi di se stessi, dentro e fuori dall’obiettivo.

Quali sono i tuoi obiettivi a breve: finire la magistrale, sfilare su una passerella (il tuo sogno), nuovi progetti artistici o altro?

I miei obiettivi principali a breve sono due, che in realtà si intrecciano con il mio percorso personale e professionale. Il primo è completare la magistrale: per me è importante terminare questo percorso con la stessa passione e dedizione con cui l’ho iniziato, perché lo studio mi dà strumenti per comprendere il mondo, raccontarlo e raccontarmi e spero di poterlo applicare anche nel futuro lavoro che troverò. Il secondo è sfilare su una passerella, che è sempre stato un sogno fin da piccola. Sfilare per me non è solo mostrare abiti, ma trasformare emozioni, creatività e identità in un racconto visivo. Non so quanto ci vorrà e se riuscirò a realizzarlo ma ci proverò con tutte le mie forze. Ovviamente sono sempre aperta a nuovi progetti artistici e creativi che mi permettano di esplorare diversi stili fotografici o performativi, e di mettermi in gioco in modi sempre nuovi e mettermi alla prova.

Ultima: se dovessi scegliere una sola foto o un momento per far capire a chi ancora non ti conosce chi è Ruth Ruxit, quale sarebbe e perché?

In realtà non credo che ci sia una sola foto capace di raccontare completamente chi è Ruxit. Ogni scatto che faccio porta con sé un frammento diverso della mia personalità, un’emozione, una sfumatura della mia storia. Alcune immagini riflettono la mia curiosità e la voglia di esplorare il mondo come quelle che raccontano i miei viaggi, altre mostrano la mia leggerezza, altre ancora le mie fragilità e la mia capacità di lasciarmi andare. È proprio la combinazione di tutti questi momenti che, messi insieme, dà un ritratto autentico di chi sono. Ogni foto diventa un piccolo racconto: alcune parlano di energia e forza personale, altre di introspezione, altre di sensualità. Credo che per chi mi osservi sia proprio questa molteplicità di esperienze, emozioni e stati d’animo a far capire davvero chi è Ruxit: non solo l’apparenza, ma tutta la mia essenza. Per me non c’è un singolo scatto da scegliere, ma l’insieme delle immagini che raccontano una storia completa e vera, invitando chi le guarda a scoprirne le sfumature e a conoscere davvero quella persona.

Fotografo: diego solari (ig:diegosolari.it)
Makeup artist e stylist: Lorenza Bacchieri (ig: ladydiabolika_official)

Fotografa: Alessia Gallarini (ig: fogliagaia_photography)
Makeup e stylist: Andrea Diana Piccalunga (ig: andreyana_mua_portfolio)

Fotografo: Thomas Capasso ( ig: thomascapassoph)
Studio fotografico: ig: light.shadows.sp

Fotografo: Gio Tarantini (ig:giotarantini)

Fotografo: Alessandro Moschini (ig: alessandromoschinifotografia)

Fonte: Esclusiva Ruth Ruxit per MondoSpettacolo.com
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