Intervista esclusiva di Alessandro Cunsolo per MondoSpettacolo

Sakura è un’artista italiana poliedrica: performer, creativa, tatuatrice, esperta di visagismo e dermopigmentazione, fotomodella e interprete di burlesque. Cresciuta nel dojo di karate familiare con il padre Gianluca – campione mondiale – ha appreso disciplina, rispetto e sacrificio sul tatami, valori che oggi trasmette ai più giovani. Il suo percorso artistico nasce dal tatuaggio come segno d’identità, evolve nel visagismo per valorizzare l’armonia unica di ogni donna, esplode nel burlesque come rivelazione del corpo e trova nella fotografia un modo per catturare l’anima. Attraversate cadute, amori turbolenti e momenti di oscurità, Sakura ha trasformato la fragilità in profondità, diventando un esempio di rinascita e autenticità. Il suo messaggio è rivoluzionario: scegliere se stessi ogni giorno è l’atto di coraggio più alto. In questa intervista esclusiva, Sakura racconta il suo cammino di evoluzione, resilienza e bellezza consapevole.

Sakura, il tuo nome evoca già mistero e forza: come è nato questo pseudonimo artistico, e in che modo rappresenta la donna in continua evoluzione che sei oggi?

SAKURA non è solo un nome d’arte… È ciò che mi contraddistingue. Un proverbio giapponese dice: “Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero” “花は桜木人は武士” Hana wa sakuragi, hito wa bushi celebra il guerriero come l’essere più nobile tra gli uomini, proprio come il ciliegio è il fiore più bello rappresentando purezza e la caducità della vita. L’ho scelto quando sono entrata nel mio mondo, fatto di arte.

Cresciuta nel dojo di karate familiare con tuo padre Gianluca, campione mondiale: com’è stato il tatami come “prima scuola di vita”, e quali valori – rispetto, sacrificio, silenzio prima dell’azione – porti ancora con te nell’arte e nella performance?

Dal karate porto con me temperanza, costanza e grande rispetto per il prossimo. Essendo uno sport/arte marziale molto inclusiva, dove troviamo l’individualità che si fonde in una casa detta Dojo, c’è sempre aiuto reciproco di crescita e senso assoluto di famiglia. Mi ha dato comunque grande determinazione e controllo emotivo, ho imparato a “respirare” prima di combattere e incanalare le mie emozioni, non soffro minimamente il palco e le esibizioni.

Oggi trasmetti questi valori ai bambini e ai ragazzi: cosa provi nel vedere le nuove generazioni imparare disciplina e coraggio sul tatami, e qual è il momento che ti emoziona di più quando insegni?

Il momento più emozionante è sicuramente quando vediamo i loro sacrifici ripagati, i nostri agonisti calcano tatami importanti e vederli sul podio ci riempie di onore.

Il tuo primo linguaggio artistico è stato il tatuaggio, “segno inciso sulla pelle ma soprattutto sull’identità”: raccontaci come è nata questa passione, e qual è il tatuaggio che ti ha segnata di più – su di te o su qualcun altro?

Sono nata artista, ho frequentato il liceo artistico e ho sempre cercato la libertà nel disegno. Amavo anche cose tangibili come la medicina, e allora mi sono detta “uniamo le due cose” e sono diventata una tatuatrice, che oltre che arte su tela, conosce a fondo la pelle e sa cosa fare in casi estremi, cicatrici, cheloidi e cover up sono il mio must. Il mio tatuaggio più significativo è proprio il detto giapponese che incide sul mio ventre il mio nome.

Dal tatuaggio al visagismo e dermopigmentazione: come aiuti le donne a “tornare a casa nel proprio volto”, e qual è la storia di una cliente che ti ha colpita per la sua trasformazione?

Essendo abile osservatrice empatica riesco a comprendere ciò di cui una donna ha bisogno, non ho mai alzato le tariffe dei miei lavori, comprese sopracciglia labbra e eyeliner perché credo che ogni donna, anche in una società ancora bigotta e maschilista debba sentirsi e vedersi bella. Molte donne vengono da me per trasformarsi fuori, e finiscono per trasformarsi dentro. Di esempi meravigliosi ne ho molti, ma quella che mi ha colpito di più fu mia cliente a Cagliari, malata di tumore al seno, il marito per il suo compleanno scelse di farle fare le sopracciglia da me, la chemioterapia aveva fatto cadere ogni cosa. A fine lavoro era meravigliosa, la truccai e le misi le ciglia giornaliere, insegnandole come fare. Mi abbracciò e scoppiò in un pianto disperato…

Nel burlesque hai trovato una nuova voce: “il corpo diventa linguaggio narrativo, emotivo, libero”. Qual è stato il momento sul palco in cui hai sentito di “rivelarti” completamente, e come la sensualità per te è diventata consapevolezza?

Sono stata messa a dura prova dalla mia ultima relazione, il mio essere donna è stato messo in discussione, il mio spegnermi per far posto ai sogni altrui è stato criticato dalla stessa persona che amavo… allora mi sono detta, so il mio valore, so di essere sensuale, so di essere donna. Già dalla prima lezione ho capito che quel piccolo teatro di Roma era il mio posto. Avevo trovato il mio mondo che univa tutti i miei ideali. Non ho avuto un momento specifico in cui l’ho capito, ma lo sento ogni volta e lo leggo nei sorrisi e negli occhi di chi viene a vederci. Siamo tutte bellissime a nostro modo, lavoriamo sui nostri punti di forza e li facciamo diventare arte e magia.

Sei una fotomodella ricercata per il tuo sguardo “fiero, intenso, carico di vissuto”: cosa provi quando un fotografo cattura non solo la tua immagine, ma la tua anima, e qual è stato lo shooting che ti ha sorpresa di più?

Il più delle volte mi vengono richiesti shooting di nudo artistico o lingerie. Ovviamente le skill burlesque includono pose esasperate e presenza scenica… ma è quando catturano i dettagli che mi emoziono. Lo shooting più bello è forse quello con i ventagli verdi, dove posavo per figura intera e invece la giovane fotografa catturò in pochi semplici scatti il mio sguardo dietro i ventagli. Fu emozionante vedere che quella volta, non era il mio corpo in vetrina ma la mia anima.

Hai attraversato l’ombra – dubbi, amori turbolenti, scelte sbagliate: come queste esperienze hanno costruito il tuo “bagaglio emotivo più prezioso”, e in che modo le riversi oggi nell’arte e nell’empatia verso gli altri?

Ho avuto in giovane età un matrimonio fallito e mio figlio Christian ormai di 10 anni che all’epoca scelse di restare con il papà, non fu facile da mamma sentirsi dire voglio restare con lui… ma mi insegnò a lasciare andare per amore. Ebbi poi Isabel, oggi 5 anni, da una relazione tossica, con un narcisista ahimè certificato, sono riuscita ad allontanarmi da quell’ostaggio emotivo. In quel caso non fu una scelta sofferta perché dovevo insegnare a mia figlia che non era quella la parola Amore. Mi sono riaccompagnata successivamente con quello che è stato l’amore più viscerale della mia vita, ma stavolta notavo già dall’inizio le mancanze… ho provato a far funzionare un rapporto annullando me stessa, dando importanza solo ai suoi sogni, smettendo di essere …

Il tuo messaggio è potente: “la fragilità può diventare forza, l’errore direzione, la rinascita un processo continuo”. Qual è stato il momento della tua vita in cui hai sentito questa trasformazione accadere davvero dentro di te?

Quando il mio ultimo compagno chiuse la porta di casa per l’ultima volta… lì mi resi conto che era giunto il momento di prendere in mano la mia vita e darle un senso, cercai un corso di Burlesque ed entrai in un mondo che mi fece provare di nuovo “la meraviglia” sorprendendomi ogni volta. Perché anche se pensiamo di essere evolute, non lo siamo mai abbastanza, il mondo è pieno di cose nuove da scoprire, soprattutto c’è un mondo meraviglioso dentro ognuno di noi, che possiamo esprimere con mille modi, ma trovo l’arte la maggior espressione!

Ultima: guardando al futuro, quali sono i tuoi sogni – nuovi progetti nel burlesque, espandere il visagismo, performance internazionali, o magari un libro o un’iniziativa per trasmettere il tuo messaggio di libertà e scelta di sé?

Il mio sogno ad oggi? Difficile dirlo, per solito riguardano sempre gli altri, ma pensando a me… vorrei sdoganare i dogmi di questa meravigliosa arte che è il burlesque, donarle il rispetto che merita e vedere la “meraviglia” anche negli occhi degli spettatori. Per ora non faccio pronostici, ma vorrei iniziare il percorso festival a breve, grazie al mio direttore artistico e la mia maestra, che è anche lei un grande esempio di resilienza, porteremo sicuramente a termine questo discorso.

Fonte: Esclusiva Sakura per MondoSpettacolo.com
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