Sanremo 2016: Il riassunto della terza serata e cosa vedremo oggi al Festival

Bella energia e bel ritmo, in questa terza serata della 66esima edizione del Festival di Sanremo, dedicata alle cover.

Si parte, poco prima delle 21, con le ultime due sfide delle Nuove Proposte. Miele vs Francesco Gabbani. “Mentre ti parlo”, della cantautrice siciliana Miele (reduce da Area Sanremo), è un brano intenso ed emozionale, poco canonico per gli standard della kermesse (il sottobosco è quello del cantautorato indie italiano), ma non per questo da sottovalutare. Il carrarese Francesco Gabbani presenta forse il brano migliore dei 28 di questa edizione: la sua “Amen” è un impasto del Battiato di “Patriots”, di un sapiente uso dell’elettronica e di un testo intelligente e moderno. Vince Miele col 53% dei voti. Anzi, no. A metà serata Carlo Conti avverte che per un problema tecnico in sala stampa (telecomandi in tilt che non hanno permesso a tutti i giornalisti di votare), il risultato dovrà essere riconteggiato. Infatti, dopo qualche minuto, viene annunciata la vittoria di Francesco Gabbani con il 50,8% di voti. La promessa “consolatoria” di far esibire comunque Miele stasera per la finale dei giovani non è bastata alla giovane cantautrice, che ha chiesto la riammissione in gara. Vedremo come andrà a finire.

Sanremo 24

L’amara (non) vittoria di Miele, poi sovvertita per un errore tecnico

La seconda sfida vede Michael Leonardi vs Mahmood. Leonardi è un italo-australiano semilirico che presenta “Ritornerai”, che merita così poche parole che sono già troppe. Il brano, obsoleto e superato, è simbolo di quella musica italiana che non vorremmo più sentire. Mahmood è il secondo giovane di Area Sanremo (e aveva già partecipato ad X-Factor) e la sua “Dimentica” accarezza le sonorità del Mengoni di “Guerriero”; anche la vocalità si avvicina pericolosamente a quel mondo. Il brano in sé è piacevole ma poco incisivo. Anche qui, per esclusione più che per vero merito, vince Mahmood con il 67% dei voti.

Sanremo 25

Mahmood batte Michael Leonardi

Stop al televoto, pubblicità, si (ri)parte con la breve esibizione di Marciel, pseudonimo di Marc Hollogne, attore e mimo belga. Carlo Conti, in blu Ferragamo, saluta dalla platea e il senatore Antonio Razzi fa capolino tre file indietro. Breve cenno alla struttura della serata (5 gruppi da 4 brani ciascuno, 1 vincitore per ogni gruppo e poi finale a 5) e si parte con la prima delle 20 cover: è Noemi con “Dedicato”, scritta da Ivano Fossati – che firma tra l’altro un brano del nuovo disco della giovane rossa – per Loredana Bertè. Bella carica, intepretazione e arrangiamento in linea con l’originale, ma la Bertè è più elegante (sì, avete letto bene). Dalla platea arrivano anche Gabriel Garko, che neanche stasera riesce (ma ci ha provato, giuro) a superare la soglia della simpatia, e Madalina Ghenea, sempre più disinvolta e a suo agio sul palcoscenico. E’ quindi la volta dei Dear Jack “in duetto con l’orchestra di Sanremo”, che con la loro versione moderna, intelligente e accattivante di “Un bacio a mezzanotte” del Quartetto Cetra confermano di essere totalmente un’altra band rispetto a quella uscita da Amici nel 2014. Non necessariamente è un bene, non necessariamente è un male. La voce di Leiner si perde sotto quelle dei coristi, e questo è necessariamente un male.

Sanremo 26

I Dear Jack cantano “Un bacio a mezzanotte”

Gli Zero Assoluto propongono invece una versione ballad di “Goldrake”, sì, proprio quella del cartone animato. Idea divertente e curiosa (anche se già realizzata in passato da altri), peccato che gli Zero Assoluto non siano stati né divertenti né curiosi. Terza serata, terza icona italiana: la stilista Donatella Versace fa il suo ingresso in scena. Ma è sempre Virginia Raffaele, che continua a stupire con i suoi personaggi e la sua bravura (le vere Ferilli, Fracci e Versace si sono tutte e tre complimentate con la show-woman).

Sanremo 27

Virginia Raffaele nei panni (rifatti) di Donatella Versace

Tra pezzi di pelle in “garanzia” che si staccano, è il turno di Giovanni Caccamo e Deborah Iurato: raffinata e coinvolgente la loro versione di “Amore senza fine” di Pino Daniele; la sintonia tra i due finalmente si percepisce e Deborah, in giacca e pantaloni, si libera e canta come si deve. Unico neo, la quasi totale mancanza di armonie vocali tra i due. Poco male. Vincitrice del primo gruppo è Noemi. Si riparte con Patty Pravo, che insieme al rapper Fred De Palma presenta una nuova versione della sua “Tutt’al più”. A parte il look strepitoso e l’ottima forma vocale, il brano perde la sua forza originale. Un esperimento audace e apprezzabile, ma non del tutto riuscito.

Sanremo 28

Patty Pravo e Fred De Palma cantano “Tutt’al più”

Alessio Bernabei si fa accompagnare dai giovanissimi Benji & Fede in una versione tiepida ma corretta di un bel brano di Riccardo Cocciante, riproposto anche da Rino Gaetano: “A mano a mano”. La generazione selfie irrompe all’Ariston, e quando c’è qualità va benissimo così. Dolcenera, così come Francesca Michielin e Annalisa, interpreta perfettamente il significato di “cover”: fare propria una canzone, farla diventare parte del proprio repertorio, della propria identità artistica. La sua versione di “Amore disperato” di Nada è un caleidoscopio di suoni ben scelti e ben orchestrati, e Dolcenera è una signora cantante. Grinta e classe. La perdoniamo anche per il reggiseno di pizzo bianco (volutamente) in vista.

Sanremo 29

Il duo Benji & Fede accompagna Alessio Bernabei in “A mano a mano”

Chiude il gruppo Clementino, che ha scelto il pezzo giusto: “Don Raffaè” di Fabrizio De André è il brano adatto a lui che, nonostante un’esibizione pulita e rispettosa, ha meno meriti della canzone in sé. Vince Clementino, anche se in realtà vince De André. Finalmente arrivano i riuniti Pooh, 50 anni di carriera e l’energia degli inizi. Gli acciacchi, certo, si sentono: Facchinetti quelle note là non le prende più, D’Orazio un paio di colpi li sbaglia, Fogli si inserisce spesso e volentieri a fatica, ma si sa che la televisione amplifica ogni difetto, e che quando si parla della band numero uno della musica leggera italiana tutto (o quasi) è perdonato. Un medley di successi (“Dammi solo un minuto”, “Tanta voglia di lei”, “Piccola Katy”, “Noi due nel mondo e nell’anima”, “Pensiero”, “Chi fermerà la musica”), una versione intensa di “Uomini soli”, vincitrice del Sanremo 1990 e l’appuntamento per il grande tour dei saluti. Chapeau.

Sanremo 30

La reunion dei Pooh con Riccardo Fogli (al centro)

Si torna in gara col terzo gruppo. Partenza con Elio e le Storie Tese (stasera insieme a Rocco Tanica), i loro vestiti anni ‘70 e il loro “Quinto ripensamento”, versione italiana della versione inglese della quinta sinfonia di Beethoven, da “La febbre del sabato sera”. Più difficile a dirsi che a farsi. Si riassume in un “Ma quant’è forte Beethoven, chi l’avrebbe mai detto: fa musica dance!”. Si continua con “Cuore” di Rita Pavone intepretata in modo troppo rassicurante da Arisa, che ormai non stupisce quasi più.

Sanremo 31

Elio in versione seventies per “Quinto ripensamento”

Rocco Hunt convince con “Tu vuò fa’ l’americano” di Renato Carosone: fa alzare il teatro, vuole rivoluzionare Sanremo, e quasi quasi ci riesce. Bravo, la rivelazione di questa edizione, nonostante il predicozzo patriottico a fine esibizione. Un piccolo gioiello è la versione di Francesca Michielin de “Il mio canto libero” di Lucio Battisti. Con un brano del genere il rischio karaoke è dietro l’angolo, ma questo arrangiamento di archi strepitoso e l’interpretazione personale e personalizzata ribaltano per la prima volta le sorti di un pezzo simbolo della canzone italiana. Vince Rocco Hunt, l’energia scuote il pubblico.

Sanremo 32

Rocco Hunt canta “Tu vuò fa’ l’americano”

Mancano otto pezzi ed è già molto tardi. Arriva Neffa e se ne va. La sua “’O sarracino”, originariamente di Renato Carosone e qui presentata insieme ai Bluebeaters, non merita neanche un commento. Forse negli air monitor aveva un’altra base. Chissà. Di nuovo Battisti con Valerio Scanu che propone al piano “Io vivrò (senza te)”: arrangiamento che ammicca all’elettronica e produce un bel contrasto con la voce classica ed elegante di Scanu.

Sanremo 33

Valerio Scanu canta e suona (poco) “Io vivrò (senza te)”

Irene Fornaciari porta “Se perdo anche te” di Gianni Morandi, ma perde la strada e non si ritrova: l’orchestra se la mangia e non la digerisce. Dopo i soliti Marta e Gianluca nei panni dei coniugi Salamoia – ormai appuntamento fisso – salgono sul palco i Bluvertigo con “La lontananza”, meraviglioso brano di Domenico Modugno. Partono bene, da musicisti navigati quali sono; ma Morgan, a un passo dalla fine, cerca affannosamente di togliersi la giacca, lascia il basso, grida l’ultima parte del testo e se ne va senza salutare. Glamour, perlomeno. In mancanza d’altro, vince Valerio Scanu.

Sanremo 34

Il momento cult in cui Morgan cerca di togliersi la giacca

Prima dell’ultimo gruppo Conti chiama sul palco la giovane atleta Nicole Orlando, con quel cromosoma in più che non le impedisce di sorridere spensierata alla vita. Bel momento, non per il povero Garko che scopre di non essere apprezzato dalla mamma di Nicole. Touché. Ultimo gruppo: Lorenzo Fragola fa a brandelli “La donna cannone” di Francesco De Gregori. Unica nota di merito per l’arrangiatore che omette il riff di piano nella prima strofa, ottima idea. Enrico Ruggeri propone una versione blues del quarto brano napoletano della serata: “’A canzuncella” degli Alunni del Sole. Poco convincente l’idea e candidamente grottesco il napoletano di Rouge.

Sanremo 35

Enrico Ruggeri rockeggia in “‘A canzuncella”

Annalisa cala l’asso con “America” di Gianna Nannini, ottima scelta e intepretazione magistrale: la ragazza ha gusto e voce (l’anno scorso aveva portato “Ti sento” dei Matia Bazar, tanto per capirsi). Gli Stadio chiudono la gara e spazzano via tutti con “La sera dei miracoli” dell’amico Lucio Dalla: formazione al completo con Ricky Portera alla chitarra e Fabio Liberatori al piano, Curreri in grande spolvero e duetto virtuale con Dalla sul finale. Vincitori dell’ultimo gruppo, gli Stadio si uniscono quindi a Noemi, Clementino, Rocco Hunt e Valerio Scanu per il rush finale.

Sanremo 36

Gli Stadio con il “virtual guest” Lucio Dalla in “La sera dei miracoli”

Siparietto simpatico (ma di troppo, a mezzanotte e mezzo) di Pino e gli Anticorpi nei panni di chef e sous-chef e arriva Hozier, che canta la sua hit “Take me to church”, si prende gli applausi e se ne va. Veloce passaggio in sala stampa con Rocco Tanica e la sua rassegna, ed è il momento della classifica.

Sanremo 37

Hozier canta la sua hit “Take me to Church”

Il televoto assegna il quinto posto a Rocco Hunt, il quarto posto a Noemi, il terzo posto a Clementino e il secondo posto a Valerio Scanu. Vincono gli Stadio che, emozionati e increduli, ricevono il premio per la migliore cover di Sanremo 2016.

Sanremo 38

Gli Stadio vincono la serata dedicata alle cover

(nota I.Z.) Si chiude in fretta e la linea passa al Dopofestival condotto da Nicola Savino con la Gialappa’s Band. E proprio lì va in scena una delle esibizioni più emozionanti di tutto il Festival: le Storie Tese (senza Elio, seduto a godersi lo spettacolo, limitandosi a fare i cori) suonano “Elephant Talk” (King Crimson) e “Heroes” (David Bowie), accompagnati dallo storico chitarrista di Bowie (e di Frank Zappa) Adrian Belew, dal maestro Vittorio Cosma e dal grande bassista Paolo Costa. Memorabili! Simpatico anche Gabriel Garko che si lascia “perculare” amabilmente dalla Gialappa’s sulla questione del gobbo e degli sfottò della rete.

Sanremo 39

Il grande ensemble del Dopofestival suona “Elephant Talk / Heroes”

La puntata cover ottiene il risultato del 47.8% di share, inferiore però alla terza serata dello scorso anno (49.5). Stasera penultimo appuntamento con il Festival, che inizierà con la finale delle Nuove Proposte tra Chiara Dello Iacovo, Ermal Meta, Francesco Gabbani e Mahmood (con l’incognita Miele) e le 20 canzoni dei Campioni che saranno votate dal pubblico, dalla giuria degli esperti (Franz Di Cioccio come presidente, Laura Valente, il regista Fausto Brizzi, Nicoletta Mantovani, il dj Federico l’Olandese Volante, le speaker Valentina Correani e Paola Maugeri e Massimiliano Pani) e da quella demoscopica. A fine puntata 5 big verranno eliminati, e solo uno sarà ripescato domani sera grazie ad un televoto speciale aperto per tutta la giornata. Ospiti della serata Elisa, il gruppo Lost Frequencies, il comico e attore Enrico Brignano, la coppia Alessandro Gassmann / Rocco Papaleo e il cantante colombiano J Balvin. Errata corrige rispetto all’articolo di ieri: Guglielmo Scilla sarà ospite domani nella serata finale, come da lui annunciato sulla sua pagina Facebook.

 

Francesco Rainero

(nota, foto e impaginazione Ivan Zingariello)