Un confronto molto umano sul tempo, sulla fragilità contemporanea e sulla necessità di fermarsi davvero ad ascoltare. In una scrittura così misurata emerge grande coerenza, ma anche il rischio di risultare meno immediati per una parte di pubblico abituata a linguaggi più diretti e spettacolari.

Ascoltando il brano si percepisce una dinamica molto regolare, che cresce con discrezione e poi si rinchiude dolcemente nel finale quasi in dissolvenza. È un modo per raccontare musicalmente il rallentare dello sguardo di cui parli nel testo?
La dinamica del brano è stata pensata proprio per riflettere il concetto di rallentare e fermarsi a osservare la vita. La crescita discreta e la chiusura dolce nel finale sono un modo per rappresentare l’idea di prendere tempo, di non correre, di assorbire le emozioni e le immagini. Il finale in dissolvenza è proprio un invito a rimanere in quel momento, a non lasciare andare, a trattenere le emozioni. È come se la musica stesse descrivendo un movimento circolare, che si apre e poi si chiude su sé stessa, lasciando lo spazio per la riflessione e la contemplazione. La musica e il testo si incontrano in questo punto, creando un’atmosfera che invita l’ascoltatore a rallentare e a guardare dentro di sé. È un modo per dire che la vita è un percorso, non una corsa, e che a volte è necessario fermarsi per apprezzare il viaggio.
“Il senso dell’incanto” nasce come un invito a fermarsi in un tempo che anestetizza le emozioni. In quali momenti della tua vita personale hai sentito più forte questa urgenza?
Oggi parlare di emozioni sembra un argomento scomodo, eppure è proprio lì che si trova la nostra essenza. Oggi rischiamo di anestetizzare i nostri sensi, per questo credo sia vitale non perdere la capacità di farsi sorprendere dalla realtà e di trovare il sacro nel quotidiano. Senza lo sguardo, l’umanità diventa un linguaggio, e la vita si riduce a susseguirsi di gesti meccanici. È importante mantenere lo sguardo aperto sul mondo e continuare a sognare, a sperare e a credere. Sì, ci sono stati momenti in cui ha prevalso una forte urgenza di fermarmi, ho dovuto affrontare scelte importanti, il bisogno di fermarmi e ascoltare la mia voce interiore, di capire cosa fosse veramente importante per me. L’urgenza di cui parlo è qualcosa di profondo, qualcosa che va oltre le scelte e le decisioni. Il momento più difficile in cui ha prevalso l’urgenza è stata la perdita dei miei cari; sono stati quelli i momenti in cui ho sentito l’urgenza di fermarmi e riflettere, quando mi sono trovato solo, ho dovuto trovare la forza, il coraggio e la determinazione per andare avanti. È stato un momento di grande dolore, ma anche di grande crescita e di scoperta. In quei momenti, ho capito che la vita è un dono prezioso e fragile, e che dobbiamo apprezzare ogni istante. Ho imparato a valorizzare le relazioni, a non dare nulla per scontato e vivere ogni giorno come fosse l’ultimo. È stato un insegnamento difficile, ma prezioso, che mi ha aiutato a diventare la persona che sono oggi. Mi sono rimesso in gioco e ho ricominciato a studiare, continuando il mio percorso con tanta determinazione e coraggio.
La scrittura è essenziale ma molto evocativa: esistono dei passaggi che nascondono significati più intimi o autobiografici che non sono immediatamente leggibili?
“Il senso dell’incanto” è un esempio perfetto di come la scrittura possa essere sia essenziale che evocativa. Il testo è pieno di suggestioni e significati ed esistono dei passaggi che nascondono significati più intimi e autobiografici, ma credo che sia proprio questo il bello della scrittura; ogni lettore può interpretarla a modo suo e trovarne il proprio significato. Il testo è comunque ispirato a emozioni personali alcuni passaggi riflettono sulla visione del mondo la sua sensibilità. Oggi stiamo perdendo questi momenti forse a causa del forte rumore costante in cui viviamo, l’incanto richiede silenzio, attenzione, due cose che oggi sono diventate un lusso.
Ti chiedo una riflessione critica sul presente cosa ti convince meno della produzione musicale di oggi e cosa invece vorresti provare a portare tu, con questo progetto, nei prossimi lavori?
Per quanto riguarda la produzione musicale di oggi, credo che ci sia una grande quantità di musica interessante e innovativa, ma anche una certa omologazione e una mancanza di coraggio nel prendere rischi. Ciò che mi convince meno è la tendenza a creare musica che sia troppo commerciale, troppo studiata per piacere a tutti, non abbastanza autentica. Sembra che ci sia una paura di essere sé stessi, di esprimere la vera essenza. Il bello credo e quello di esplorare nuove sonorità senza mai dimenticare l’importanza della melodia e della semplicità. Nel brano il senso dell’incanto mette in risalto quella capacità che hanno i bambini stupirsi ancora, di provare una meraviglia per l’ignoto per ciò che non riusciamo a realizzare, è quella capacità che ci permette di aprire le ali poi volare, il senso dell’incanto è la base di una qualsiasi crescita. In questa società “on demand” il senso dell’incanto significa mantenere lo stupore dell’inatteso. Nei prossimi lavori, vorrei provare a creare musica che sia più intima e personale, che parli al cuore delle persone e le faccia riflettere. Intanto sto preparando un altro brano con lo stesso mood del primo, con stesso autore e team; quindi, è probabile che sarà un lavoro altrettanto suggestivo e coinvolgente. In più c’è un progetto teatrale, una grande novità che ho in mente da anni, portare la musica in teatro, creare un recital con soggetti ben precisi, dove farà da padrone la voce e il pianoforte. Sarà interessante unire musica, teatro e narrazione; ho dei progetti in cantiere, ci sto lavorando, ma per ora preferisco tenerli un po’ riservati. Ne parlerò più avanti, quando saranno pronti per essere condivisi con voi.
