Come siamo stati abituati dal sempre più lontano 1996, è il consueto prologo a base di delitto messo in atto dal misterioso omicida denominato Ghostface e che nasconde il proprio volto dietro ad una maschera ispirata al dipinto L’urlo di Edvard Munch ad introdurre Scream 7, che vede al timone di regia il Kevin Williamson sceneggiatore proprio del geniale capostipite tramite cui il compianto maestro dell’horror Wes Craven provvide a rispolverare e ribaltare le regole dello slasher movie in un decennio che aveva cominciato a dimenticarlo dopo l’overdose post-Venerdì 13 risalente agli anni Ottanta.
Prologo più spettacolare del solito e che stavolta vede una coppia all’interno di un bed & breakfast proprio a tematica Ghostface – con tanto di robot dotato di sensori di movimento che ne riproduce le sembianze – allestito all’interno dell’abitazione di Woodsboro in cui si concretizzò la mattanza di Scream.

L’abitazione dello Stu Macher che, interpretato da Matthew Lillard, si rivelò essere insieme a Billy Loomis alias Skeet Ulrich il responsabile di quel massacro e che qui ricomincia a quanto pare a tormentare in videochiamata colei che lo eliminò: la Sidney Prescott di Neve Campbell, ormai rifattasi una vita nella cittadina di Pine Grove e che torna nel franchise dopo la sua assenza nel precedente Scream VI di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett. I Bettinelli-Olpin e Gillett che, registi anche del quinto capitolo della serie, figurano soltanto in qualità di produttori esecutivi in questa oltre ora e cinquanta di visione che, dunque, trova Sidney impegnata a proteggere dal serial killer non solo se stessa, ma anche il marito poliziotto Mark e, soprattutto, la figlia adolescente Tatum, ovvero Joel McHale e Isabel May.

Tatum come la Rose McGowan che finiva schiacciata nella saracinesca elettrica nel capolavoro craveniano, continuamente omaggiato a cominciare proprio dal sopra menzionato prologo. Capolavoro dal montaggio oltretutto curato – come pure quello di Scream 2 e Scream 3 – dal Patrick Lussier poi autore del San Valentino di sangue 3D di cui Scream 7 rivisita chiaramente una delle maggiormente memorabili uccisioni. Uccisione rientrante in questo caso tra le più sanguinose del lungometraggio, che riserva oltretutto un primo colpo di scena già subito dopo il ritorno della giornalista Gale Weathers di Courteney Cox, la quale sta cercando di reinventarsi in seguito alla chiusura del suo programma televisivo e ha ora come stagisti i Chad e Mindy Meeks-Martin di Mason Gooding e Jasmin Savoy Brown con cui avevamo fatto conoscenza nei due precedenti tasselli.

E, trattandosi di una saga che si evolve puntando contemporaneamente lo sguardo sugli orientamenti che prende anno dopo anno il cinema dell’orrore e sulle evoluzioni tecnologiche nel campo della comunicazione, non poteva certo mancare l’Intelligenza Artificiale nel corso dell’operazione, che, sempre a proposito di Craven, cita in maniera evidente il suo La casa nera nella tesa sequenza dell’intercapedine. Man mano che indovinare di chi sia la responsabilità delle varie morti risulta più difficile del solito e che, bene o male all’altezza dei due riusciti episodi di Bettinelli-Olpin e Gillett, Scream 7 celebra discretamente il trentennale di Ghostface lasciando inoltre avvertire un certo (retro)gusto di denuncia nei confronti dell’abuso di sfruttamento sensazionalistico che viene spesso fatto di femminicidi e di altri fenomeni mediatici da cronaca nera.
