Se mi vuoi bene: com’è bello dare amore

Lontano dai fasti di Notte prima degli esami e baluardo dell’attuale commedia all’italiana, nonché reduce da una serie di vicissitudini personali che lo hanno coinvolto in vari scandali sessuali, Fausto Brizzi torna sui grandi schermi con Se mi vuoi bene, nuova commedia leggera, sfruttando un’idea che lo porta nei meandri di una sorta di favoletta moderna, tratta da un suo omonimo romanzo.

Utilizzando un cast capeggiato da Claudio Bisio e costituito, inoltre, da Sergio Rubini, Flavio Insinna, Dino Abbrescia, Lucia Ocone, Susy Laude, Valeria Fabrizi, Memo Remigi, Lorena Cacciatore, Elena Santarelli, Maria Amelia Monti e Gian Marco Tognazzi, Se mi vuoi bene è un lungometraggio che porta del sano buonismo al servizio dello spettatore dal palato facile, o almeno così lascia intuire dai primi accenni di trama.

Si tratta della storia dell’avvocato Diego (Bisio), uomo colto da una malattia grave come la depressione, che di tanto in tanto cerca di soppiantare cercando un po’ di compagnia dai suoi conoscenti e parenti; che siano i genitori separati Olivia (Fabrizi) e Paolo (Remigi), l’amica del cuore Loredana (Ocone), la figlia super indaffarata Laura (Cacciatore), gli amici coniugi litigiosi Luca (Abbrescia) e Simona (Laude), la ex moglie Giulia (Monti) o il fratello artista Alesandro (Tognazzi), Diego non riesce mai a trovare l’attenzione di nessuno, cercando, infine, di suicidarsi.

Ma dopo un tentativo fallimentare, scopre casualmente l’esistenza di un negozio che vende solo “chiacchiere”, gestito dal singolare Massimiliano (Rubini); quest’ultimo gli consiglia di risolvere il suo grave problema dedicandosi agli altri, regalando loro momenti di grande felicità.

Prendendo alla lettera questo suggerimento, Diego decide di attuare un piano perfetto, calcolando ogni minimo dettaglio per riuscire a regalare un momento di allegria a tutti i suoi conoscenti; il tutto senza calcolare, però, le imprevedibili conseguenze, che porteranno verso un epilogo inaspettato.

Ai tempi del suo arrivo nel campo della regia, Brizzi, dopo aver militato come sceneggiatore nei cinepanettoni (Merry Christmas, Natale sul Nilo, Natale in India), si dimostrò autore capace di saper miscelare una certa leggerezza da cinema esterofilo con un pizzico di cinismo tipico della risata tutta italiana; ma è da un po’ di tempo che sembra aver perso questa particolare ispirazione, dedicandosi esclusivamente alla realizzazione di opere che definire leggere è, forse, anche esagerato.

Con Se mi vuoi bene tale l’impressione è più che confermata, in quanto gli spettatori si ritrovano davanti agli occhi un plot esile e difficile da credere (un protagonista che per combattere la propria depressione decide di far felici gli altri), caratterizzato da uno svolgimento che fa ancora peggio, reggendosi su scenette e risvolti di sceneggiatura mal concepiti in uno script (a firma del regista stesso assieme ad Herbert Simone Paragnani, Mauro Uzzeo e Martino Colli) che appare tutt’altro che articolato a dovere.

Se mi vuoi bene è la sagra del patetismo, con le solite innocue perle di ironia ormai tipiche del cinema italiano attuale e con determinate parentesi che vorrebbero essere toccanti, ma, al contrario, gettano benzina sull’insostenibile vacuità su cui si regge questo gratuito lungometraggio.

Un’operazione improvvisata in cui Bisio come sempre recita nel solo modo che gli riesce di film in film, Rubini è in vena di leggerezza e Remigi, nostra gloria della canzone, esordisce sul grande schermo; mentre in scena abbiamo anche la varietà femminile del caso (Fabrizi, Cacciatore, Ocone, Santarelli, Monti), i volti piacioni di attori secondari (Insinna, Abbrescia, un Tognazzi che non riesce a collocarsi degnamente nel contesto della storia) e partecipazioni di Cochi Ponzoni e del cantante Luca Carboni nei panni di se stesso.

Un arricchimento di cast che dovrebbe distogliere l’attenzione dallo svogliato svolgimento di Se mi vuoi bene, ma che non ci riesce nell’impresa, facendo rimpiangere i bei tempi in cui Brizzi era ancora un autore fresco e ben intenzionato.

 

 

Mirko Lomuscio