Se questo è amore: Maya Sarfaty ci racconta la sua Auschwitz love story

La regista israeliana Maya Sarfaty ha vinto lo Student Academy Award per il miglior documentario straniero nel 2016 con The most beautiful womanLa storia del cortometraggio su Helena Citron, una prigioniera ebrea ad Auschwitz che aveva una relazione romantica con uno degli ufficiali delle SS di alto rango nel campo di concentramento, Franz Wunsch, è ora la storia è diventata un lungometraggio documentario: Se questo è amore, dal 27 Gennaio 2021 sulle principali piattaforme TVOD.

La prima immagine del film ci mostra la foto di una donna giovane e carina, paffutella, che  sorride mentre indossa la famigerata uniforme di Auschwitz a strisce.  La regista parte dal suo breve cortometraggio per raccontarci in modo approfondito questa incredibile storia. Helena Citron, che viveva ad Humenné, in Slovacchia,  fu tra le prime donne ad essere mandate al campo nel 1942, insieme ad altre mille cecoslovacche e non di origine ebraica.

La costruzione cinematografica da parte di Maya Sarfaty si basa su molte interviste televisive (Helena è morta nel 2007) e tesimonianze dirette delle amiche della donna, dello stesso Franz Wunsch e della figlia di quest’ultimo. Ma la parte che, a volte, nelle lunghe testimonianze di queste vicende può sembrare la meno interessante è risolta in modo brillante dalla regista partendo dalla foto di Helena, che l’innamorato ufficiale delle SS aveva riprodotto in più copie. La giovane Helena lavorava nella caserma “Kanada” per smistare le valigie di chi, appena arrivato poco distante, finiva direttamente alle camere al gas e veniva poi trasformato in cenere dai forni crematori. L’aspetto “affascinante” di questa storia è proprio il luogo e i due diretti interessati, ben lontani  da quanto anche la nostra geniale Liliana Cavani aveva riportato sullo schermo con Il portiere di notte. La vera storia di questo strano amore ci conduce all’interno di una serie di domande che la stessa protagonista si è posta dopo essere sopravvissuta al campo. Paradossalmente, con la sua relazione e l’ascendenza sull’ufficiale ha spesso evitato la morte alle proprie amiche e salvato all’ultimo secondo la sorella, ma non i suoi due bambini. Se questo è amore gioca molto sul forte senso di colpa, su quello che ha significato la storia fra i due protagonisti, uno condannato ad amare una ragazza ebrea. Lui, ufficiale delle SS che rischiava la fucilazione e che venne anche processato per la vicenda, ma si salvò.

Anche Helena rischiò più volte la vita durante la relazione e riuscì a superare una brutta infezione dovuta al tifo solo grazie alle cure che lo stesso Wunsch le fece ricevere . E questo porta lo spettatore in breve a simpatizzare proprio per il giovane Wunsch, che tratta direttamente con Mengele e che racconta il tutto ormai anziano, dopo aver superato anche il processo che nel 1972 vide la stessa Helena testimoniare la verità su quanto successo nel campo. La verità che ci svela solo che l’ufficiale era uno spietato esecutore e, al tempo stesso, innamorato della sua Helena, per la quale rischia più volte. In definitiva, una situazione che affascinato la regista Maya Sarfaty, la quale, in videoconferenza con la stampa italiana, ha dichiarato: “Mi ha affascinato questa storia per l’ambivalenza dei due personaggi principali . È difficile  parlare di Franz solo come un uomo malvagio, perché era sicuramente anche capace di dolcezza. C’è insomma una grande zona grigia in questa storia, che mi affascinava. Inoltre, non ho incontrato nessun problema nella  comunità ebraica,  al contrario è stato il pubblico austriaco che non ha accettato molto bene il racconto. Ancora oggi stanno cercando di fare pace con i loro sensi di colpa. Per parte mia posso solo dire di aver voluto raccontare una storia di esseri umani che conoscevo fin da bambina e, in un certo senso, sentivo il dovere di portare sullo schermo per farla conoscere a tutti.

“Si può parlare di amore per persone che vivono ad Auschwitz?”, ha proseguito la regista, “Credo che il film ponga molte domande in questo senso, ma io, personalmente, mi sento molto vicina ad Helena, vedo il suo rapporto più come gratitudine nei confronti di Franz, un rapporto che si trovava all’interno di una relazione davvero complicata e squilibrata”. In ogni caso, lascia riflettere il fatto che anni dopo, sulla spinta di Simon Wiesenthal, Franz Wuncsh  venne raggiunto da una giuria e da un giudice non troppo convinti negli anni Settanta della necessità di processare questi criminali. Grande aspetto a favore del film è scelta di supplire la mancanza di immagini evitando di riciclare i soliti filmati noti sulla Shoah e tirando dentro una serie di foto originali e ritagli che Wunsch aveva realizzato. Un modo differente di raccontare la storia. Viene quasi da da domandarsi se questo documentario sarebbe stato maggiormente meritevole di uscire durante la settimana di San Valentino anziché in quella legata alla Giornata della memoria. Ma, senza dubbio, Se questo è amore spinge ogni singolo spettatore ad immaginare come sia stato possibile che in luogo definito l’inferno in terra un demone e la sua vittima possano essersi amati.

 

 

Roberto Leofrigio