Seance – Piccoli omicidi tra amiche: non entrate in quel college

Con un titolo italiano che richiama inevitabilmente alla memoria quello del thriller Piccoli omicidi tra amici, diretto nel 1994 da Danny Boyle, Seance rappresenta il debutto nella regia di un lungometraggio per Simon Barrett, già tra gli autori del collettivo V/H/S 2 e sceneggiatore di You’re next e Blair witch di Adam Wingard.

L’Adam Wingard che figura in qualità di produttore esecutivo di questa oltre ora e mezza di visione il cui avvio, con combriccola di ragazze impegnate ad evocare una misteriosa entità sovrannaturale davanti ad uno specchio, non può fare a meno di richiamare alla memoria le leggende dell’uncinato barkeriano Candyman e della fantasmagorica Bloody Mary.

Combriccola di ragazze di un prestigioso college femminile, una delle quali finisce improvvisamente uccisa per mano di qualcuno o, forse, dello spirito che hanno risvegliato attraverso il macabro rito. Prima ancora che giunga nel posto la nuova arrivata Camille, interpretata dalla Suki Waterhouse di Charlie says e che si trova immediatamente ad avere a che fare con la tutt’altro che simpatica accoglienza da parte delle amiche della defunta, a loro modo discendenti cinematografiche delle bulle di Carrie – Lo sguardo di Satana o delle scapestrate protagoniste di meno famosi horror come il Non entrate in quel collegio firmato nel 1982 da Mark Rosman.

Del resto, man mano che la narrazione si evolve lentamente, come in quest’ultimo caso non tardano a ritrovarsi eliminate l’una dietro l’altra in una sequela di omicidi che, ad esclusione di uno sgozzamento, avvengono per lo più fuori campo. Perché, mentre gioca con incubi e sedute spiritiche, Seance – Piccoli omicidi tra amiche rientra di diritto nel filone slasher, costituito da pellicole incentrate su fantasiosi delitti ai danni di gruppi di persone in uno spazio più o meno chiuso.

Tanto più che, se da un lato non risparmia apparizioni proto-Halloween sullo sfondo delle inquadrature per l’ignoto squarta-fanciulle mascherato di turno, dall’altro lascia avvertire echi provenienti da Scream di Wes Craven nel corso della lunga resa dei conti finale. Dispensatrice di un paio di ben assestati colpi di scena e, opportunamente condita di splatter, destinata a rappresentare la fase migliore di un’operazione che, pur senza eccellere, con incluse nel cast la Madisen Beaty di C’era una volta… a Hollywood, la Ella-Rae Smith de L’uomo sul treno e Inanna”After”Sarkis si lascia tranquillamente guardare.

 

 

Francesco Lomuscio