Il 26 giugno, alle ore 10, la Presentazione di “Aetna Hadriani – Il Viaggio dell’Imperatore”

Seconda tappa del Grand Tour Festival, a Nicolosi Etna Sud Funivia dell’Etna
L’Italia, ai tempi di Goethe, appariva allora come un giardino di rovine e meraviglie:
un paese che custodiva la memoria del mondo classico e la vitalità del Mediterraneo, pronto a imprimere per sempre la sua luce negli occhi di chi lo attraversava
Non solo svago o turismo, ma un pellegrinaggio culturale, iniziazione alla vita e all’arte e anche rinascita interiore, per un viaggio sinonimo di un cammino spirituale, grazie a un contatto con quelle vestigia che rendevano gli individui partecipi della storia.
II Edizione del Premio Internazionale Jacques d’Adelsward-Fersen
Il nostro Paese era il luogo della Bellezza assoluta, il cuore pulsante della civiltà e il Grand Tour rese immortali luoghi che, senza l’afflusso di queste personalità, sarebbero rimasti confinati nella loro storia.
L’Associazione si pone l’obiettivo di custodire questa eredità, valorizzando luoghi, storie e personaggi che resero immortale il mito del Grand Tour, che, a distanza di secoli, è importante valorizzare, non solo come fenomeno storico, ma come origine di idea di Bellezza moderna, per riscoprire il concetto del viaggio come esperienza trasformativa, allontanandosi da un turismo legato a uno scatto veloce sui social e a un consumo veloce.
Grand Tour è un vero ponte di collegamento tra epoche diverse
Grand Tour come ricerca della Meraviglia, che unisce le varie zone dell’Italia e valorizza le sue eccellenze a livello internazionale; non solo di tipo estetico, ma esistenziale, non solo evasione, ma rivelazione, come accadde a Goethe, che in Italia ritrovò se stesso.
E’ un viaggio che invita gli Italiani a riscoprire la loro terra e invita il mondo a percorrerla con occhi nuovi. Ma non solo Goethe, anche Wilhelm von Gloeden in Sicilia, Jacques d’Adelswärd Fersen a Capri.
Sono figure come queste a dare forza e significato all’Associazione Jacques Fersen ODV: uomini che seppero legare la propria vita all’Italia e renderla, attraverso l’arte, eterna. Ricordare Goethe, von Gloeden e Fersen significa restituire senso al viaggio, inteso non come turismo ma come trasformazione interiore.
In ogni evento, in ogni iniziativa, vibra la convinzione che la bellezza non appartenga al passato, ma sia un patrimonio vivo da rinnovare e condividere. Così, tra Taormina e Capri, l’Associazione costruisce un cammino che non è soltanto memoria, ma promessa di futuro.
La Seconda tappa sarà a Nicolosi Etna Sud Funivia dell’Etna, il 26 giugno 2026 ore 10-con la Presentazione di “Aetna Hadriani – Il Viaggio dell’Imperatore”.
Per la Prima edizione del Grand Tour Awards i premi andranno a :
Raffaele Mambella, archeologo, storico dell’arte, docente e autore di saggi e testi sull’antichità classica e figure storiche del mondo antico, autore del percorso “Aetna Hadriani-Il Viaggio dell’Imperatore”
Francesco Russo Morosoli, imprenditore e patron della Funivia dell’Etna e Daniele Sciuto operatore turistico.
Non è una semplice eco del passato, ma una voce viva che attraversa i secoli, pronta a farsi ascoltare di nuovo. L’Associazione Jacques Fersen ha scelto di far rivivere uno di questi momenti, uno di quei frammenti eterni che appartengono non solo alla Sicilia, ma al cuore stesso dell’umanità:
il viaggio che l’imperatore Adriano compì nel 128 d.C. verso le vette maestose dell’Etna. Un viaggio che non fu di conquista, non di guerra, ma di conoscenza, contemplazione e amore per la bellezza.
Adriano, l’imperatore viaggiatore, rimane ancora oggi una figura irripetibile nella storia. Fu il primo a concepire il potere non come dominio, ma come dialogo con i popoli che abitavano l’immenso territorio dell’Impero.
Mentre i suoi predecessori avevano percorso l’Europa e l’Oriente al seguito delle legioni, con il clangore delle armi e il peso della conquista, Adriano scelse un’altra via: quella della curiosità, dell’incontro, dell’ascolto.
Lì dove altri costruivano confini, egli cercava ponti; lì dove altri imponevano leggi, egli desiderava comprendere costumi e tradizioni.
Possiamo considerarlo, a buon diritto, il primo vero turista della storia, un viaggiatore che non si accontentava di governare il mondo, ma voleva conoscerlo intimamente. In questa prospettiva, la sua ascesa all’Etna assume un significato straordinario.
Non fu soltanto una sfida fisica, ma un pellegrinaggio verso l’altare naturale dove la terra incontra il cielo, dove i miti della Grecia e di Roma si intrecciano con il respiro profondo della natura.
L’Etna, monte sacro, culla di leggende su dèi e titani, custode del fuoco eterno, era per Adriano un simbolo da comprendere e da venerare. Non a caso Marguerite Yourcenar, nelle sue immortali Memorie di Adriano, fa del viaggio sull’Etna uno dei momenti più intensi e poetici della narrazione:
l’imperatore, ormai consapevole della propria fragilità umana, guarda dall’alto del vulcano l’immensità della terra e del mare, e in quell’abbraccio cosmico intuisce l’essenza dell’esistenza stessa.
L’Associazione Jacques Fersen, che da anni si dedica a valorizzare la memoria del Grand Tour e a restituire dignità culturale ai viaggi che hanno plasmato l’immaginario europeo tra Ottocento e Novecento, ha voluto spingersi ancora più indietro nel tempo, fino a quel primo, arcaico Grand Tour che vide protagonista un imperatore filosofo.
Nasce così il progetto speciale “Aetna Hadriani– Il Viaggio dell’Imperatore”, una mappatura accurata del percorso che Adriano intraprese in Sicilia, un itinerario che non è soltanto geografico, ma profondamente simbolico.
Celebrare per la prima volta questo viaggio significa restituire al mondo la coscienza che la Sicilia non è stata solo crocevia di commerci, guerre e civiltà, ma anche terra di contemplazione, di studio, di estasi estetica.
L’Etna, oggi riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, non è solo un fenomeno naturale di impressionante grandezza, ma un luogo dell’anima, una vetta interiore che ogni viaggiatore, da secoli, tenta di scalare con il cuore prima ancora che con i piedi.
L’impegno dell’Associazione Jacques Fersen in questa rievocazione è animato dalla convinzione che Adriano, più di ogni altro sovrano dell’antichità, rappresenti l’archetipo del viaggiatore colto e sensibile.
La sua figura si inserisce perfettamente nello spirito del Grand Tour che, secoli dopo, avrebbe visto artisti, scrittori e intellettuali europei attraversare l’Italia alla ricerca di emozioni, conoscenza e bellezza.
Se Goethe trovò nel suo Viaggio in Italia l’illuminazione estetica della propria esistenza, Byron e Wilde vissero nella penisola esperienze di libertà e ispirazione, Adriano fu il loro remoto predecessore, colui che aprì la strada a questa dimensione di viaggio come esperienza dell’anima.
Rievocare oggi il suo itinerario sull’Etna significa riannodare i fili di una memoria antica con le aspirazioni contemporanee. Nel progetto “Aetna Hadriani”, l’Associazione ha voluto ricostruire non soltanto le tappe fisiche del percorso imperiale, ma anche le atmosfere, le suggestioni e i valori che esso racchiude.
Non si tratta, infatti, di un mero esercizio storico, ma di un atto d’amore verso il patrimonio culturale e naturale della Sicilia.
L’Etna sarà celebrato come Adriano lo vide: monte sacro che domina le acque dello Ionio e le terre fertili della sua base, teatro naturale che unisce in sé il rigore della scienza e l’incanto del mito.
Il progetto non si limita alla rievocazione: è anche un invito a riflettere sul senso stesso del viaggio. Adriano, salendo sull’Etna, si fece viaggiatore in cerca di verità. Marguerite Yourcenar, con la sua penna ineguagliabile, seppe cogliere questo momento come una sorta di epifania: la vetta che domina i mari e le coste della Sicilia diventa specchio dell’interiorità di un uomo che, pur imperatore, si scopre fragile creatura immersa nell’infinito.
Per la prima volta, non sarà solo la gloria imperiale a essere ricordata, ma l’umanità profonda di Adriano:
il suo desiderio di conoscere, il suo stupore davanti alla natura, la sua capacità di farsi pellegrino tra le culture. In un’epoca in cui il viaggio è tornato ad assumere centralità nelle nostre vite, ma rischia di ridursi a consumo rapido di luoghi e immagini, il ricordo di Adriano ci insegna che viaggiare è innanzitutto ascoltare, comprendere, lasciarsi trasformare.
