Seguimi: la sindrome di Sestieri

A cominciare dal fatto che il plot tiri in ballo una sorta di caso estremo di sindrome di Stendhal, è facile intuire qualche vaga eco argentiana nelle immagini che caratterizzano Seguimi, quarto lungometraggio per il grande schermo diretto da Claudio Sestieri, autore di Dolce assenza, Barocco e Chiamami Salomè.

Lungometraggio al cui centro troviamo la Angelique Cavallari di Fantasticherie di un passeggiatore solitario nei panni di una tuffatrice olimpionica che, infortunatasi seriamente in piscina, si trasferisce da Barcellona in un’antica città italiana dove apre la casa-studio di suo padre, morto poco tempo prima, e dove incontra un artista ombroso, carismatico e dal carattere magnetico incarnato da Piergiorgio Bellocchio.

Il Bellocchio che, tra l’altro, si cimenta in un monologo riguardante un pittore e la propria amata nel corso della circa ora e mezza di visione in cui, durante una mostra, la ragazza scopre i suoi dipinti, tutti ispirati dalla stessa musa: una misteriosa giovane asiatica dalle fattezze di Maya Murofushi, la quale, improvvisamente, si ritrova al suo fianco per intraprendere con lei una relazione che sembrerebbe irrinunciabile.

Una sconvolgente ossessione fisica e mentale atta a condurre in un turbine di erotismo saffico che, tra sequenza con vino nella vasca da bagno e l’ambientazione tutt’altro che urbana destinata ad enfatizzare una particolare atmosfera di solitudine grazie anche ai pochi personaggi presenti in scena (e citiamo anche una Antonia Liskova ricercatrice scientifica, nonché sorella della protagonista), finisce per riportare alla memoria determinati lavori del Joe D’Amato (all’anagrafe Aristide Massaccesi) del bollente periodo di Santo Domingo (vi dicono nulla titoli come Papaya dei Caraibi e Orgasmo nero?), oltretutto complice un sottotesto soprannaturale.


Anche se, con le affascinanti opere su tela del ferrarese Gianni Dorigo a fare da sfondo, Sestieri non punta alla facile exploitation, bensì, pur ricorrendo a un paio di colpi di scena conclusivi che testimoniano la definitiva collocazione di Seguimi nell’ambito del thriller, ad una certa autorialità in fotogrammi (e non per tutti) visivamente influenzata dal cineasta britannico Peter Greenaway.

E, ulteriormente complice la efficace colonna sonora di Marco”Giallo”Werba, volta a coniugare una composizione tradizionale alla Brian De Palma ad uno sperimentalismo a base di suoni campionati e sapore orientale, la sua raffinatezza registica emerge già in apertura, con la macchina da presa impegnata a seguire delicatamente la Cavallari in un museo deserto e l’assenza di dialoghi compensata dalla A shade of sadness interpretata da Silvia Leonetti a fare da unico commento.

 

 

Francesco Lomuscio