SelfieMania: quattro “manicomi” e un cellulare

Da un’idea di Elisabetta Pellini, attrice che abbiamo visto, tra l’altro, nella soap opera Incantesimo e in Mi rifaccio vivo di Sergio Rubini, SelfieMania è un’operazione in fotogrammi divisa in quattro brevi episodi, ognuno firmato da un diverso regista.

Episodi che, come il titolo stesso lascia intuire, mirano a raccontare la maniera in cui le vite degli esseri umani siano completamente cambiate nel seguire, a cominciare dagli anni Dieci del XXI secolo, l’evoluzione di quel più o meno diabolico strumento di comunicazione chiamato smartphone.

E, sotto la regia di Francesco Colangelo, si parte con un confronto tra il moderno universo del web e il concreto mondo del lavoro tirando in ballo una Ieva Andrejevaité che, famosa blogger russa, si mostra invidiosa di una Caterina Murino nota imprenditrice farmaceutica italiana.

Un mini-racconto che mostra come la popolarità da social network possa rivelarsi un’arma a doppio taglio; prima che Elly Senger-Weiss ci immerga nella romantica gita sulle montagne austriache intrapresa da Philipp Karner e Katharina Holoubek: l’uno impegnato a cercare la strada sul sentiero innevato nella difficoltà imprevista del cellulare che non prende, l’altra che pensa solo a fare selfie.

Anticipando la svolta quasi thriller di SelfieMania proposta da Willem Zaeyen tramite la vicenda di un Lorenzo Marinozzi che, trasferitosi a Hollywood per inseguire il sogno americano, decide di aprire un proprio canale social imitando il suo idolo, il più popolare influencer del mondo. Influencer e rapper incarnato da David Fears Jr. e con il quale un casuale incontro avrà tutt’altro che tranquille conseguenze; man mano che emerge la denuncia nei confronti delle false vite da vip unicamente inventate e pubblicizzate al fine di fare incetta di like.

La già menzionata Pellini, infine, si pone per la prima volta dietro la macchina da presa prendendo spunto da una storia vera e portando in scena un Andrea Roncato padre di Bianca Nappi e marito di una Milena Vukotic ossessionata dalle storie da postare sul suo blog riguardante la cucina giapponese. Fino ad un tragicomico epilogo destinato, a quanto pare, a rafforzare il rapporto tra i due protagonisti.

Con la risultante di un esperimento gradevole e nulla più che, comunque, invita in maniera intelligente e tramite la leggerezza a riflettere su come la apparentemente innocente moda dell’immortalarsi di continuo grazie a quello che dovrebbe essere usato soprattutto come telefono possa condurre a non poche situazioni pericolose.

 

 

Francesco Lomuscio