Sembra mio figlio: la storia di tante storie nel mondo

Il popolo Hazara, originario dell’Afghanistan, è da sempre tra i più perseguitati del mondo. Costrette, dunque, a una vera e propria diaspora, molte persone si trovano, oggi, sparse per il mondo, spesso lontane dalle proprie famiglie. La loro storia, tuttavia, non è mai stata raccontata abbastanza. Almeno fino a oggi, in quanto la celebre documentarista Costanza Quatriglio ha deciso – ispirandosi a fatti realmente accaduti – di dar vita a Sembra mio figlio, primo lungometraggio a soggetto dopo una lunga pausa dedicata esclusivamente al documentario.

E così, con una messa in scena da cinema del reale allo stato puro, ci viene raccontata per immagini la storia di Ismail (Basir Ahang), il quale, sfuggito alle persecuzioni nel suo paese quando era ancora bambino, vive con il fratello Hassan (Dawood Yousefi) in Europa, dove è riuscito a trovare lavoro e ha iniziato una storia d’amore con una giovane collega (Tihana Lazovic).

Il ragazzo, tuttavia, dopo molti tentativi è finalmente riuscito a mettersi in contatto telefonicamente con la madre, la quale vive ancora in Afghanistan e, inizialmente, ha fatto fatica a riconoscerlo.

Una storia dal respiro universale, per una messa in scena che permette allo spettatore di essere egli stesso parte del mondo che viene raccontato. Ed ecco che la macchina da presa, con fare zavattiniano, ma senza eccessivi virtuosismi registici, non si allontana mai dal giovane protagonista, né ci mostra punti di vista diversi. Il dramma vissuto da Ismail è vivo e vero, la sua angoscia spiazzante. Sono intensi primi piani, furtive soggettive attraverso vetri o da dietro muri a trasmetterci l’idea di qualcosa di tanto bramato, ma difficile da raggiungere, come, nel caso di Ismail, la sua stessa famiglia di origine.

Costanza Quatriglio, dal canto suo, pur avendo dato vita a un prodotto di finzione, forte fa sentire la sua esperienza di documentarista, attenendosi il più possibile alla realtà (basti pensare che né Basir Ahang, né Dawood Yousefi sono attori professionisti, così come – fatta eccezione per Tihana Lazovic – tutto il resto del cast), mostrandoci i fatti così come sono, senza edulcorazione alcuna.

Quindi, questo suo Sembra mio figlio può dirsi un prodotto decisamente riuscito, che, malgrado qualche sfilacciatura di sceneggiatura riguardante soprattutto la parte centrale, fa da finestra su un mondo di cui, ancora oggi, si sa davvero poco.

 

Marina Pavido