Sette sezioni, sessantacinque testi, un unico filo che attraversa la fragilità del corpo, i legami familiari e il tempo che trasforma le persone: è così che si presenta la nuova raccolta di Sergio Cavoli, un progetto letterario che si muove tra poesia e prosa breve senza mai perdere di vista la propria coerenza interna. Il libro procede per accumulo di piccole osservazioni quotidiane più che per grandi svolte, e proprio in questo si avvicina, con le dovute distanze, alla scrittura attenta al particolare di Franco Arminio, sebbene Cavoli lavori su un piano più intimo e meno legato al paesaggio. La lingua è scarna, fatta di frasi brevi e ripetizioni calibrate, una scelta che funziona meglio nelle pagine iniziali, quando il testo si concentra sulla condizione fisica dell’autore, che non in quelle conclusive, più discorsive e vicine al registro epistolare. Il percorso attraversa il rapporto con i genitori, la moglie, i figli, per poi allargarsi a una riflessione più generale sulla memoria e su cosa, davvero, resta di una vita quando tutto il resto si affievolisce. Non è un libro che cerca facili consolazioni: l’autore preferisce restare nella zona grigia dell’esperienza, fatta di giornate uguali e piccoli gesti, piuttosto che inseguire immagini più spettacolari. Il risultato è un progetto letterario compatto, capace di reggersi sulle proprie gambe anche senza il contesto biografico che lo ha generato, e che si legge con la sensazione di seguire un pensiero che si costruisce pagina dopo pagina, più che una serie di componimenti autonomi.

Acquista “Ciò che resta di noi” di Sergio Cavoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Plugin WordPress Cookie di Real Cookie Banner