Shark – Il primo squalo: Meg vs Jason

Il titolo originale The meg fa riferimento al preistorico megalodonte, ovvero lo squalo più grosso che sia mai esistito, in questo caso preso ad attaccare un sommergibile oceanico rientrante in un programma internazionale di osservazione sottomarina, facendovi rimanere intrappolato all’interno l’equipaggio.

Sotto la regia del Jon Turteltaub cui si devono, tra gli altri, Il mistero dei templari e il suo sequel Il mistero delle pagine perdute, si basa su questa situazione di partenza Shark – Il primo squalo, destinato a tirare presto in ballo il macho man del grande schermo Jason Statham nei panni di un esperto di salvataggi subacquei che decide di abbandonare il proprio esilio volontario per dedicarsi, appunto, alla complicata questione.

Il Jason Statham che, avendo militato per dodici anni nella nazionale inglese di tuffi, trova l’ottima occasione per sfoderare le proprie doti di nuotatore conosciute da pochi; man mano che è la presentazione dei diversi personaggi a dominare la primissima parte della oltre ora e cinquanta di visione.

Personaggi spazianti dal dottor Zhang, oceanografo cinese, alla figlia Suyin, rispettivamente incarnati da Winston Chao e Li Bingbing, passando per l’odioso Morris dalle fattezze di Rainn Wilson; prima che, anticipato dall’entrata in scena di un calamaro gigante, il bestione effettui il proprio ingresso davanti alla macchina da presa per ricordare al grande pubblico che la filmografia d’inizio terzo millennio riguardante i pescecani non è costituita in maniera esclusiva da demenziali operazioni Asylum del calibro di Mega shark vs giant octopus o Sharknado.

Eppure, se nelle volutamente risibili produzioni citate non mancano occasioni di divertimento grazie all’assurdità generale dei plot, in Shark – Il primo squalo il tenore non sembra migliorare più di tanto neppure una volta superato il fiacco avvio.

Perché, a cominciare dalle apparizioni della creatura, tutto rischia di risultare decisamente telefonato, con la inevitabile conseguenza che la noia si rivela sostituta della tensione.

E non parliamo del fatto che, al fine di rendere accessibile l’insieme a spettatori giovanissimi, non solo i momenti più cruenti girati dal regista siano stati totalmente eliminati tanto da rendere grande assente l’indispensabile dose di splatter nelle diverse uccisioni, ma la sequenza con i bagnanti perde l’occasione di trasformarsi in una “festa di sangue” degna del filone.

Quindi, se sapete accontentarvi dell’ennesimo blockbuster tempestato di roboante sonoro ed elaborati effetti visivi senza offrire nulla di particolarmente nuovo, Shark – Il primo squalo è il prodotto che fa per voi, ma dal match tra uno dei maggiormente gettonati mercenari stalloniani e uno dei più imponenti discendenti del Bruce di Steven Spielberg c’era da aspettarsi decisamente di più… molto di più.

 

 

Francesco Lomuscio