Si muore tutti democristiani: il film de Il Terzo Segreto di Satira

Che ci piaccia o no, la fine è sempre la stessa: si muore tutti democristiani.

Attraverso il suo primo lungometraggio cinematografico, ce lo dice Il Terzo Segreto di Satira, collettivo di autori/videomakers composto da Pietro Belfiore, Davide Bonacina, Andrea Fadenti, Andrea Mazzarella e Davide Rossi.

Collettivo che, dal 2011, produce e pubblica sul web e in televisione video di satira sociale/politica e che ora, in maniera quasi autobiografica, racconta in Si muore tutti democristiani le vicende di Stefano, Fabrizio ed Enrico, ovvero Marco Ripoldi, Massimiliano Loizzi e Walter Leonardi, amici che gestiscono insieme una piccola casa di produzione con la speranza di tornare a realizzare documentari a tema sociale.

Quindi, man mano che il progetto sembra arrivare insieme ad un considerevole guadagno economico e ad un patto che, però, potrebbe azzerare tutto ciò in cui hanno sempre creduto, appare subito evidente come, in maniera analoga a quanto già fatto sul grande schermo da altri gruppi di youtuber quali i The Pills di The Pills – Sempre meglio che lavorare e i The Jackal di Addio fottuti musi verdi, sia ancora una volta il precariato tricolore d’inizio terzo millennio a fare da argomento principale.

E, mentre viene osservato che in Italia i processi durano otto anni e che Francesco Mandelli si cala ottimamente nei panni di un truffaldino individuo milanese con fare che ricorda l’indimenticato Guido Nicheli, quella che prende forma intende essere una ironica riflessione in fotogrammi relativa al compromesso, tra soldi sporchi e princìpi morali.

Ma, se la preparazione di un esilarante documentario riguardante il 25 Aprile appare l’unico ingrediente realmente comico nel corso di una prima parte di presentazione dei personaggi – tra cui anche una Valentina Lodovini incinta – che sembra quasi procedere per inerzia, le cose migliorano decisamente poco quando si passa alla seconda.

Infatti, sebbene piuttosto divertente risulti il momento della cena a casa di un Augusto Zucchi suocero di Fabrizio e la sequenza maggiormente capace di strappare risate si riveli quella in cui Enrico, ricordandone una storica di Fantozzi subisce ancora, vede i giornalisti Peter Gomez e Lilli Gruber cominciare improvvisamente a parlargli dall’interno della tv, l’insieme non sembra riuscire nell’impresa di rimanere compatto e coinvolgente per la sua intera durata, tirando anche in ballo un esilarante ma piuttosto inutile flashback ambientato durante il G8 del 2001.

Difetto probabilmente dovuto alla difficoltà di passare dalla brevità degli sketch da internet alla lunghezza minima del film destinato alla sala, superata, a quanto pare, soltanto da Maccio Capatonda con i suoi Italiano medio e Omicidio all’italiana.

 

 

Francesco Lomuscio