Opera seconda di Svevo Moltrasio a tra anni da Gli ospiti, del 2023, Smart working segna il ritorno sul grande schermo per Maccio Capatonda (all’anagrafe Marcello Macchia) dopo la sua partecipazione ad Agata Christian – Delitto sulle nevi di Eros Puglielli.
Lo troviamo infatti nei panni di Giuliano, marito della Laura alias Sara Lazzaro, aspirante scrittrice incinta del loro secondo figlio e per questo in cerca di una casa più grande nella Torino in cui vivono.

Convinto che lo smart working abbia decisamente migliorato la sua vita concedendogli più tempo libero e meno stress, quando l’azienda per cui lavora minaccia di riportare tutti in ufficio a causa della scarsa produttività dei dipendenti decide di far trasferire uno dopo l’altro questi ultimi nella sua abitazione, in modo da svolgere “al meglio” l’attività professionale. Colleghi tra i quali il Gianni di un eccezionale Maurizio Nichetti, office manager ultrasessantenne in pensione da anni e sempre pronto a risolvere le problematiche che si presentano durante questa nuova convivenza lavorativa, e il romano Stefano interpretato dallo stesso Moltrasio, single, in cerca di donne nei siti internet d’incontri e con un debole per il parcheggio in doppia fila. Un esilarante personaggio che viene perfino coinvolto in una divertente citazione in omaggio a Roma città aperta di Roberto Rossellini nella sequenza con il carro attrezzi e che, curiosamente, finisce per rappresentare in Smart working il principale elemento volto a strappare risate.

In maniera curiosa, infatti, al di là di aspetti surreal-comici come i cani chiamati Giuda e Caino o qualche gioco di parole capatondiano riconoscibile in Falchino e Borsellone al posto di Falcone e Borsellino, la maniera di far ridere del buon Maccio viene decisamente meno durante lo svolgimento della oltre ora e mezza. Perché il protagonista di Italiano medio e Omicidio all’italiana incarna qui un personaggio decisamente più controllato e riflessivo del solito, incorrendo anche nella visione di un film di Luis Buñuel e interagendo con la coppia di amici costituita dai Federico e Ilaria incarnati da Alessandro Tiberi e Giulia Bolatti per quanto riguarda una questione legata ad un libro che deve pubblicare Laura. Una sottotrama, questa, forse forzata e non adeguatamente sviluppata che si sarebbe potuta evitare in Smart working, caratterizzato da una struttura prevalentemente teatrale testimoniata dalla quasi totale ambientazione in interni e caratterizzato da un ritmo generale che non è il massimo. Insomma, si può vedere, ma non aspettatevi nulla di particolarmente eccezionale.
