Sofia: la vita non facile di una ragazza madre

Ha il volto di chi ha sopportato troppo dalla vita, Sofia, una ragazza poco più che ventenne, la quale si trova improvvisamente a vivere qualcosa di molto più grande di lei.

È lei la giovane attrice marocchina Maha Alemi, che presta il volto alla protagonista di Sofia, presentato in anteprima al Festival di Cannes 2018 all’interno della sezione Un Certain Regard (dove è stato insignito del premio alla miglior sceneggiatura) e diretto dalla regista Meryam Benm’Barek, la quale, attraverso la storia a metà strada tra il realistico e il paradossale vuole denunciare ancora una volta una società ottusa e omertosa, oltre alle difficili condizioni cui sono portate a vivere le donne di oggi.

Con una messa in scena al limite del realismo, vediamo sul grande schermo le vicende della giovane Sofia, la quale scopre grazie a sua cugina Lena (Sarah Perles) di essere incinta e di stare per partorire, avendo avuto una gravidanza asintomatica. Al fine di non creare problemi in famiglia,la ragazza dovrà fare in modo che il padre della bambina appena nata riconosca sua figlia. Ma come stanno, in verità, le cose?

Ricorrendo a uno script di ferro, all’interno di cui sono inseriti alla perfezione ribaltamenti e inaspettati snodi narrativi, Meryem Benm’Barek gioca con lo spettatore facendogli credere una determinata realtà, per poi stravolgere completamente – e sapientemente – ogni sua certezza.

Maha Alemi (Sofia), Sarah Perles

La Sofia messa in scena è, dunque, sì una vittima, sì un’innocente che deve giungere ai più paradossali compromessi al fine di adattarsi alle regole della società, ma anche, a modo suo, una vera e propria carnefice. Carnefice nei confronti di sua figlia, così come nei confronti del padre di lei, anch’egli trovatosi a vivere, di punto in bianco, una situazione al limite del surreale.

Eppure, a ben guardare, secondo il punto di vista della regista, su tutti vi è un unico grande colpevole: la società, con tutte le sue assurde regole non scritte, sempre più irrimediabilmente succube dell’opinione pubblica.

 

 

Marina Pavido