Soldado: il debutto americano di Stefano Sollima

In origine ci fu Sicario, diretto da Denis Villeneuve e presentato al Festival di Cannes nel 2015.

Il film si basava sulla storia originale ideata da Taylor Sheridan e si aggiudicò ben tre candidature agli Oscar 2016 nelle categorie miglior fotografia, miglior colonna sonora e miglior montaggio sonoro.

Con l’uscita successiva di Hell or high water (2016) e I segreti di Wind River (2017), Sheridan ha creato una sorta di trilogia il cui fil-rouge è costituito dall’ambientazione nei territori di frontiera americani.

Soldado, il cui titolo originale Sicario: Day of the Soldado, è forse più esplicativo, costituisce, però, un vero e proprio seguito del primo lavoro di Taylor Sheridan/ Villeneuve e riporta sulla scena alcuni dei personaggi principali del capitolo precedente.

Torna l’agente della CIA Matt Graves (Josh Brolin), sempre più disilluso e scorretto nei confronti della lotta al narcotraffico. E torna anche il particolare personaggio di Alejandro (Benicio del Toro), il misterioso ex avvocato divenuto un assassino in cerca di giustizia. I due insceneranno il rapimento della figlia di un grosso boss del cartello messicano, Isabela Reyes (Isabela Moner), in modo da scatenare una guerra tra bande rivali. Il tutto per adempiere ad una missione più complessa: capire chi infiltra terroristi attraverso il confine Messico -USA.

Soldado è un film complesso. La storia principale si intreccia con diverse sottotrame, a partire dalle iniziali sequenze di attacchi terroristici, che trasmettono in maniera efficiente un senso di angoscia e terrore che, però, va poi perdendosi nel resto del film.

L’alta tensione, infatti, si alterna troppo spesso a momenti di piattume da ordinario action movie, dove fioccano i soliti stereotipi sulle organizzazioni di spionaggio americane. Il solito strapotere della CIA che ha diritto di vita o di morte sulla popolazione mondiale, il militare duro dal cuore tenero, i colpi di scena telefonatissimi sono elementi ai quali siamo ormai abituati e, di certo, non indicano la validità di un film.

Ciò che rende Soldado un buon film, comunque, è la regia.

Che Stefano Sollima fosse una garanzia lo sapevamo. Lo abbiamo conosciuto con Romanzo Criminale – La Serie, lo abbiamo visto al cinema con ACAB – All Cops Are Bastards e Suburra e lo abbiamo amato nella serie tv dedicata a Gomorra.

Era ora che lo apprezzassero anche oltreoceano.

Lo stile di Sollima è sempre molto asciutto e pulito. Non si produce in sentimentalismi, ma rimane crudo e asettico, aiutato dalla fotografia desaturata di Dariusz Wolski (La maledizione della prima luna, Sopravvissuto – The Martian, Alien: Covenant).

Soldado rimane un action thriller piuttosto comune, dove, appunto, si salva soltanto la regia virtuosa di Sollima, che qui conferma – se mai ce ne fosse stato bisogno – la sua caratura.

Ci si augura, però, che il regista romano prima o poi si produca in altri generi cinematografici, perché un talento del genere potrebbe essere un grande valore aggiunto a qualsiasi tipo di pellicola.

 

 

Giulia Anastasi