Stefano Sollima: “Con Soldado ho imposto il mio film a Hollywood”

In uscita il 18 Ottobre 2018, Soldado di Stefano Sollima è il secondo capitolo cinematografico della saga nata dalla penna di Taylor Sheridan (il primo fu Sicario di Denis Villeneuve).

Conosciuto soprattutto per la serie televisiva Romanzo criminale e per Suburra, il cineasta – per il quale questo debutto in una produzione made in Hollywood ha rappresentato una vera sfida – ha incontrato più in forma che mai la stampa romana, raccontando con grande divertimento la sua impresa.

A proposito del dirigere due star del calibro di Josh Brolin e Benicio Del Toro e dell’ereditare il secondo episodio di una saga con il beneplacito del precedente regista Villeneuve, Sollima ha dichiarato: “Confesso che ero terrorizzato, non era facile, ma ho fatto come faccio sempre e ho lavorato a modo mio, imponendo il mio film”.

Ha precisato di aver cambiato tutto senza problemi e la sua fortuna è stata quella di trovare un grande appoggio nella produzione: ” Ho cambiato tutto per questo nuovo episodio, non era mia intenzione fare un sequel, questo film rappresenta il mio approccio visivo alla storia. Devo ammettere che Taylor è veramente un genio, la sceneggiatura era perfetta, il racconto della frontiera è un tema sempre attuale, partendo da questo punto di vista ho preparato il mio film che parla di anti eroi all’interno di una struttura corale, con storie differenti che quasi non si toccano”.

Senza peli sulla lingua, inoltre, ha confermato di come, spesso, alcune domande, specie dalla carta stampata americana o italiana, hanno accentuato come il film sia fin troppo attuale, facendo soprattutto riferimento al fatto che la storia del tentativo di infiltrazione da parte dei terroristi attraverso il confine Messico è stata  una delle tante tesi dell’attuale Presidente Donald Trump per essere eletto e spingere sull’inasprimento dei controlli a partire dal famoso muro.

“In realtà il film è stato scritto molti  anni prima rispetto alla elezione di Trump, nessuno poteva immaginarlo. Riguardo, poi, l’attualità, il problema della migrazione, dei confini e altro penso faccia davvero parte della storia dell’umanità. Molti temi che Taylor aveva inserito nella storia, come il terrorismo islamico che cerca di  infiltrarsi attraverso la frontiera, erano nell’aria. Del resto, io stesso con Suburra ho portato al cinema storie ben conosciute, per poi sentirmi dire che avevo predetto mafia capitale”.

Decisamente, come sempre, il cinema a volte viene ritenuto “profetico”, ma Sollima ha poi continuato rivelando come molte scelte del film, anche nel finale, siano frutto del suo director’s cut e confessa che a Hollywood la proiezione del marketing è quella che decide tutto o quasi: “Potevo perfino essere licenziato se il marketing diceva che non andava bene”.

Alla fine possiamo solo confermare la forza del regista che è riuscito ad imporsi a Hollywood, e, a microfoni spenti, tra selfie e autografi, ci ha dichiarato che, spesso, l’uso della lingua italiana da parte sua era un’ottima “minaccia”, in quanto nessuno lo capiva. E, per quanto riguarad i suoi progetti futuri come Zero Zero Zero di Roberto Saviano, conclude che dovremo aspettare ancora… ma siamo certi che ne varrà la pena per il figlio del leggendario Sergio Sollima che fu tra i maestri del cinema di genere tricolore, perché l’autore di ACAB – All cops are bastards sta dimostrando alla grande che buon sangue non mente.

 

Roberto Leofrigio