Tax credit: si accende il dibattito sulla par condicio tra le case di produzione italiane in merito all’accesso ai contributi pubblici
Il tema del tax credit per il cinema continua a sollevare accese polemiche nel settore, come riportato da Ciak in un approfondimento firmato da Claudia Gigante. L’avvocato Michele Lo Foco ha espresso forti perplessità riguardo al nuovo decreto, sottolineando che i criteri di assegnazione non sono uguali per tutti. Secondo l’esperto, le recenti disposizioni normative introducono una disparità che penalizza fortemente la natura originaria del beneficio economico destinato alle produzioni nazionali.
Il dibattito sul tax credit e le disparità di trattamento
L’avvocato Michele Lo Foco evidenzia come il sistema attuale abbia progressivamente abbandonato il concetto di contributo automatico per trasformarsi in un modello basato su criteri selettivi. Questa trasformazione implica che non tutti i progetti riceveranno il sostegno economico ministeriale, ma solo quelli che rispetteranno determinati parametri stabiliti dal governo. La preoccupazione principale espressa dal legale riguarda la fine di un’era in cui il cinema poteva contare su risorse certe basate su requisiti oggettivi, lasciando ora spazio a valutazioni che rischiano di escludere numerose realtà produttive.
Le nuove restrizioni per le opere di ricerca
Un punto critico dell’analisi riguarda la limitazione imposta alle cosiddette opere di ricerca e formazione. Nel nuovo assetto normativo, il numero di queste produzioni che possono accedere ai fondi è stato drasticamente ridotto a 6. Questo limite numerico rappresenta una barriera significativa per la sperimentazione artistica e per i nuovi talenti che cercano spazio in un mercato sempre più rigido. Michele Lo Foco chiarisce che tale restrizione colpisce duramente la base creativa del settore audiovisivo in Italia, impedendo a molti autori di avviare percorsi di crescita professionale attraverso il sostegno statale.
Le difficoltà burocratiche per i piccoli produttori
Il nuovo decreto impone requisiti di accesso estremamente stringenti, tra cui il raggiungimento di un punteggio di merito minimo fissato a 33 punti. Per i produttori indipendenti e le piccole società cinematografiche, superare questa soglia diventa una sfida complessa, spesso ostacolata da una burocrazia pesante e da costi di gestione che non tutti possono sostenere. La distinzione tra grandi case di produzione e piccole imprese diventa così più marcata, favorendo i soggetti che dispongono già di una struttura solida e di capitali consistenti, a discapito della pluralità culturale del comparto.
Le conseguenze per il mercato cinematografico
In conclusione, le riflessioni proposte nell’articolo mettono in luce un clima di forte incertezza per il futuro del cinema italiano. Il timore principale è che il sistema di finanziamento pubblico possa trasformarsi in un privilegio per pochi, riducendo drasticamente la varietà delle opere prodotte e la libertà espressiva degli autori meno conosciuti. La riforma del tax credit rimane dunque al centro di un confronto serrato tra le istituzioni e i professionisti dell’audiovisivo, i quali chiedono maggiore equità e una revisione dei parametri che garantisca la sopravvivenza di tutte le componenti della filiera cinematografica.
A cura della redazione
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