SOSSIO BANDA: cantano i vizi dell’uomo

Festeggiano 10 anni di carriera i musici della Sossio Banda di Francesco Sossio Sacchetti. E l’occasione è ottima per pubblicare un nuovo disco che in se raccolga, a mio parere, tutto di questo viaggio. Si raccolgono i suoni e le contaminazioni di stile e si raccoglie anche il cuore portante di ogni cosa: l’uomo. E quest’ultimo viene descritto attraverso i suoi punti d’ombra, i 7 vizi capitali… si intitola “Ceppeccàt” questo lavoro di banda tradizionale pugliese ma anche di musica balcanica e qualche sfacciata radice di pop italiano. E dentro ognuna di queste 7 scritture inedite ci troviamo la fragilità dell’uomo, il suo specchio e il suo vissuto quotidiano. L’estetica e l’apparire oggi sono alla base di grandi contraddizioni morali, probabilmente il vero grande terreno di prova, fertile come mai prima d’ora per disquisire a lungo sull’alta considerazione che abbiamo di questi vizi… che poi si vedano anche come virtù morali del non essere propriamente ligi alla morale stessa. Ed il suono della Sossio Banda ci scherza, ci gioca e ci ricama con grande poesia…

Noi parliamo spesso di bellezza… non solo quella estetica da guardare ma anche quella spirituale da inseguire. Per voi cos’è la bellezza?
La bellezza è ovunque, nei piccoli gesti quotidiani, nell’ altruismo, in uno sguardo, un abbraccio, la musica è bellezza. Non pensiamo che ci siano solo lati oscuri nel mondo; ad ognuno di essi corrisponde un lato chiaro, limpido ed è lì che bisogna ricercare e scoprire la bellezza. A volte è a portata di mano e non riusciamo a vederla, ad apprezzarla: è questo il primo vero peccato.

E quanta bellezza occorre per chiudere la scrittura di un brano? Quanto conta quindi la bellezza per la vostra musica?
Mossi dall’instancabile voglia di veicolare valori e messaggi positivi nella nostra musica, che rappresentano per noi la bellezza, direi che è fondamentale. La bellezza e “l’umanità” sono il contrario della bruttezza e della disumanità che spesso serpeggiano nella nostra società moderna. Non può esistere una senza l’altra; a volte è la voglia di esaltare la prima che dà il “LA” alle nostre composizioni; talvolta è la denuncia del secondo aspetto ad ispirarci, è utile a riportarci sempre in una dimensione più umana e rispettosa degli altri e dell’ambiente che ci circonda.

E secondo voi inseguire il peccato non è parimenti una forma di vizio?
Peccato e vizio vanno a braccetto, per taluni sono sinonimi. Lasciarsi sporadicamente trasportare dai vizi, solo da alcuni però, non è sempre un peccato; Vincenzo Costantino ha scritto un libro dal titolo “Chi è senza peccato, non ha un cazzo da raccontare”, e forse questo in parte è vero, anche la sregolatezza ha il suo fascino e la sua bellezza. Alcuni peccati poi, sono addirittura riusciti a cambiare e a migliorare la vita di migliaia di individui nel corso della storia dell’uomo. Pensiamo all’ira, unica arma in mano ai più deboli, agli oppressi, agli ultimi.
Senza l’Ira e la disperazione probabilmente non ci sarebbero mai state la Rivoluzione francese, la resistenza italiana e tutte le rivolte che hanno sovvertito il potere e liberato i popoli.

E quindi ancora: fare musica, mettere in scena il bello, apparire… dunque sembra essere un atteggiamento narcisistico. Questo sembra anche scontrarsi con il concetto di vizio… non credete?
Non apparire, essere. La musica è il nostro vizio, la nostra dipendenza, la nostra vita.
Non potremmo farne a meno: il vero peccato sarebbe rinunciare, desistere, gettare la spugna in seguito a mortificazioni e delusioni, che ci sono state e ci saranno, e che di volta in volta vanno a toccare l’aspetto più profondo dell’essere umano: anima ed emozioni, materie che scottano, insomma, e in un certo senso a noi piace giocare con il fuoco. I peccati hanno sempre una doppia faccia; possono essere al tempo stesso vizi e virtù, ed è per questo che abbiamo voluto dedicare un intero album a questo tema poiché lo riteniamo affascinante, intrigante e profondamente soggettivo. Ognuno di noi potrebbe identificarsi in un peccato ma quasi nessuno lo fa; spesso lo si trasferisce agli altri: “conosco un avaro, un invidioso, un accidioso…”, raramente qualcuno ammette di esserlo.

Dieci anni di carriera… tra le tante derive, oggi cosa siete divenuti? Oggi la Sossio Banda cos’ha di diverso dal suo esordio secondo voi? E poi vorrei per chiudere fare un focus sulla copertina che pare molto interessante. Ce la raccontate?
Nel corso di questi dieci anni tante cose sono cambiate, ma sono rimaste invariate: entusiasmo, tanta voglia di fare musica e affiatamento tra i vari componenti. Questo è fondamentale, ci diverte e ci coinvolge moltissimo ed è il motore del nostro lavoro e della nostra missione.
Negli anni sono cambiati alcuni musicisti e con loro inevitabilmente il sound perché la Banda vive dell’anima dei musicisti che la compongono; chiunque abbia fatto parte di questo organico ha lasciato un marchio, una firma indelebile nella storia del gruppo.
Io mi limito, se così si può dire, a scrivere i pezzi, melodia, accordi e testo, ma il colore e il sapore da dare ai brani è un percorso di ricerca e sperimentazione collettivo.
Agli esordi eravamo più ancorati alla nostra tradizione regionale, di cui abbiamo conservato strumenti, ritmi e dialetto; poi abbiamo preso consapevolezza che la nostra storia, la nostra identità non appartiene solo alla Puglia, ma all’intero bacino del Mediterraneo e questo grazie agli incontri, agli scambi e alle esperienze maturate soprattutto all’estero.
In particolare poi, nell’ultimo disco ho cominciato a scrivere anche in Italiano, che è lo scheletro della nostra meravigliosa nazione; tuttavia riteniamo che i tanti dialetti e le lingue locali ne siano l’anima.
La copertina è frutto dell’intuizione e della sensibilità di un grande artista ed illustratore gravinese: Davide Mangione.
A lui abbiamo lasciato totale libertà espressiva e creativa, gli abbiamo consegnato musiche e testi e lui ha dato vita a quest’opera perfetta ed emblematica per il nostro album.
Al centro c’è l’uomo con una candela in mano la cui ombra sono per l’appunto i sette peccati; lascio a voi le conclusioni…