Speciale DRAGON BLADE: Intervista a Jackie Chan

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Diretta da Daniel Lee, La battaglia degli imperi – DRAGON BLADE, verrà proiettato in Italia dal 30 giugno grazie a Minerva Pictures, distribuita da Microcinema, è una pellicola epica, e rappresenta una nuova pietra miliare nella carriera di Jackie Chan, star internazionale che qui non è solo protagonista e coreografo delle scene d’azione, ma anche produttore. Sulla scena con lui due interpreti d’eccezione, il popolare attore hollywoodiano John Cusack e il premio Oscar Adrien Brody.

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Abbiamo chiesto a Jackie Chan di parlarci del film!

Può parlarci del suo personaggio, Huo An?

Huo An viene adottato da un Comandante militare quando è ancora un bambino. Sia la dinastia Han che quella degli unni rifiutano di accettarlo. Così, diventa il Comandante di una squadra di difesa nei confini occidentali ed è responsabile di soldati di diverse etnie, che mantengono la pace sulla Via della Seta. Ovviamente, all’epoca era molto complicato evitare la guerra. C’erano 36 nazioni in quel momento e combattevano costantemente tra loro.

Pensa che lui sia un eroe?

Quando ero piccolo, amavo gli eroi, ma oggi no. Un eroe nasce da qualche evento drammatico. Se non ci fossero guerre, incendi o terremoti, non potremmo avere degli eroi, giusto? Per questo, preferisco che non ci siano eroi, perché significherebbe evitare i drammi. Un eroe nasce quando molte persone muoiono. Huo An è un uomo che ama la pace e crede nella possibilità di trasformare i nemici in amici. Perché si continua a combattere? Non ci sarebbero eroi senza le guerre. Tutto dipende dal mantenere la pace tra le 36 nazioni della regione. Huo An detesta la guerra, ma vive in un’epoca in cui la pace può esistere solo vincendo le guerre. È una situazione molto complessa.

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Che può dirci dei suoi colleghi americani, John Cusack ed Adrien Brody?

Per quanto riguarda le coreografie d’azione, John è molto bravo nel kickboxing, ma non aveva grande esperienza con le spade e i coltelli, così gli ho insegnato come combattere con le armi. Quando si parla di recitazione, non c’è bisogno di sottolineare quanto sia bravo. Lui mi ha permesso anche di migliorare l’inglese, come pronunciare al meglio una battuta e anche come recitare dando il massimo. È un ottimo insegnante. La cosa strana, è che, subito dopo esserci incontrati per la prima volta, avevamo l’impressione di conoscerci da tantissimo tempo. Magari adesso non ci vedremo per tanti anni, ma quando ci rincontreremo sono sicuro che ci sentiremo ancora grandi amici.

Per quanto riguarda Adrien, è molto intraprendente. Un giorno, mi ha mandato un messaggio chiedendomi dove mi trovassi e mi ha rivelato di essere un mio grande fan, così come lo era la sua ragazza. Lei mi adorava e voleva che Brody lavorasse con me, cosa che anche lui si augurava. Gli ho risposto che avremmo dovuto trovare qualche progetto a cui collaborare e gli ho dato appuntamento due giorni dopo, per mangiare qualcosa e parlarne. In quell’occasione, mi ha confidato che la sua ragazza voleva che facesse una foto con me. Poi, mi ha chiesto come avremmo potuto collaborare. Avevo già la risposta pronta. “Sto preparando un film e potremmo lavorare subito insieme”.

E così, mi ha fatto tante domande sul film. Molti interpreti cinesi dovrebbero imparare da loro. Adrien è un attore famoso, che ha vinto l’Oscar, ma non ha un assistente. È venuto da solo, portandosi i bagagli senza nessun aiuto. Per me, era eccessivo, almeno avrebbe dovuto avere un traduttore, così gliene ho assegnato uno della mia squadra.

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Come è cambiato il suo lavoro in tutti questi anni?

Quando lavoravo a Il ventaglio bianco e Terremoto nel Bronx, non riuscivo a entrare nei personaggi. Tutto quello a cui pensavo erano le tecniche di combattimento, come coreografare le sequenze di azione e realizzare gli stunt più pericolosi. All’epoca, non c’era il tempo perché la cinepresa zoomasse su di me. Se avessimo chiesto al pubblico di osservare Jackie Chan recitare, si sarebbe addormentato. “Salta! Salta dal tetto dell’edificio! Salta dalla macchina!”. Era per quello che applaudivano. Io mi facevo male e loro applaudivano. Ora il pubblico è diverso. Non amano soltanto l’azione, ma anche la storia del film. La trama aiuta le scene d’azione a risultare più efficaci. Oggi non devo saltare dal tetto di un edificio e comunque non lo farei. Il pubblico sa che prima eseguivo certi stunt e mi conoscevano per quel tipo di scene. Ora invece mi devo sforzare maggiormente a recitare bene.

La Redazione