SPECIALE LIBRI: CLAUDIA CONTE INTERVISTA RINO BONIFACIO

Cari lettori di Mondospettacolo, oggi la vostra biondissima redattrice Claudia Conte è andata ad intervistare l’affascinante Rino Bonifacio… quella di oggi è un’intervista sicuramente molto particolare, diciamo pure fuori dal comune, e proprio per questo incredibilmente interessante! Rimanete sintonizzati e non staccate gli occhi dallo schermo neanche per un microsecondo!

Chi è Rino Bonifacio…

Rino l’Élite, nato a Gragnano (Napoli), dov’è ancora conosciuto come ‘O Re, ha oggi 45 anni, 18 dei quali passati in 11 carceri (San Vittore, Opera, Padova, Verona, San Gimignano, Spoleto, Parma, Piacenza, Pavia, Mantova, Voghera).

Rino Bonifacio è stato un boss del narcotraffico di livello internazionale nonché un noto capoclan camorrista.

Ciao Rino e grazie per la tua disponibilità! Dietro il tuo nome e il tuo elegante aspetto si cela un passato di malavita. Cosa ti ha spinto a diventare un “imprenditore e commerciante” di droga?

Il desiderio di diventare indipendente, di sconfiggere la miseria, di poter essere anche io qualcuno che conta. Sono un uomo che ammette gli errori e quindi ritengo di aver fatto del male. Per questo ho pagato, ogni mio sbaglio; forse anche troppo e continuo a pagare perché la società non sempre permette di reinserirti, dopo aver scontato la tua pena. Ho un passato dietro le spalle, una vicenda e un nome ingombrante con cui faccio i conti ogni giorno; e desidero di riacquistare la serenità che avevo un tempo.

Ricordi la tua “iniziazione” nella “vita criminale”?

Un episodio ha segnato la mia infanzia. Quartiere Secondigliano Napoli. Ero in vacanza, tornavo dalla spiaggia, rinomata pasticceria, dove mia zia comprava i babà, il proprietario alto e grosso, folla vociante accorro e vedo questo armadio d’uomo che preme con forza il piede sulla testa di un ragazzino steso per terra. Aveva beccato il ladruncolo mentre fuggiva e i dolci rubati erano finiti sul marciapiede. Ora mangiali, come fanno i cani urlava l’energumeno. Il ragazzino cercava di afferrare un pasticcino con la bocca, ma non riusciva a trattenerlo. La gente rideva. Mi feci avanti e lanciai contro il pasticciere delle monete gridandogli; te li pago io i tuoi fottutissimi dolci pezzo di m…. e trascinai con me il ragazzino. Da qual momento decisi che non sarebbe stata la vita a plasmare me, ma io a plasmare lei. E che nessuno, mai, mi avrebbe fatto nulla di simile.

Sei stato processato e arrestato tre volte. Come passavi le tue giornate nelle fredde mura spesse delle galere italiane?

Il carcere è un’esperienza logorante, questa è la verità. E nessuno può sapere a priori se chi ne esce sarà migliore o peggiore di come era prima di entrarci. Non dipende tanto dal carcere, quanto piuttosto da ciò che ti aspetta fuori, da quel che la società saprà offrirti. Oggi molti ex detenuti tornano a delinquere, spinti anche da quel veleno che il periodo trascorso in carcere ti viene, in qualche modo, iniettato nelle vene. È vero poi che ci sono soggetti più in grado di altri capaci di reinserirsi, cito per esempio chi appartiene a determinati ceti sociali, come quelli della politica  in quanto è innegabile che godano di determinati benefici appartenenti alle loro caste. Diciamo che abbiamo ottime leggi ma che non vengono applicate, a volte accampando scuse su scuse (mancanza di fondi, emergenze varie, etc) il che rende il carcere un’esperienza emotivamente terrificante per chiunque l’abbia vissuta..

C’è qualcosa del tuo passato di cui ti penti o ti vergogni?

Non rinnego nulla del mio passato. Ho fatto ciò che ho vissuto perché mi sono ritrovato a vivere determinate situazioni, spinto, oltre che da una forza innata che mi faceva avvertire in modo vivo un forte senso di irrequietezza, anche dalla strada. A quei tempi certe cose si sentivano, e quando vedevo i genitori che sgobbavano per arrivare alla fine del mese, era naturale volere che le cose fossero differenti, per te e per loro, e quindi inseguivo il modo per cambiarle a tutti i costi.

Come credi sia possibile ”non rinnegare nulla del tuo passato“, pur avendo messo in circolazione sostanze che possono provocare dipendenza, problemi gravi alla salute e morte di chi ne fa uso ma anche rischi per l’intera comunità, considerato che anche le brave persone senza saperlo si trovano sempre più spesso circondate da tizi “alterati” da sostanze?

Se ti stai chiedendo se mi sono mai fatto scrupoli, rispondo di no. Ho sempre pensato di offrire qualcosa a chi era in grado di capire cosa stesse facendo della sua vita. Non ero io a dover pormi il problema poiché io proponevo una merce che altri desideravano, io avevo una soluzione ad un problema al quale porre rimedio. E comunque un limite me lo sono dato: non ho mai voluto avere niente a che fare con l’eroina, quella si che è mortale. La cocaina è la droga dei ricchi, non è la stessa cosa. Se invece mi chiedi cosa ne penso della droga, ti rispondo che so benissimo che può causare la morte. Così come possono provocarla anche le sigarette, il tabagismo, le sostanze alcoliche, il pulviscolo di eternit e le scorie radioattive. Non c’è bisogno di essere un narcos per attentare alla salute della gente.

I valori più importanti della tua vita!

Senza dubbio la famiglia e gli amici quelli veri i quali oggi sono rari

Quanto è difficile per un ex detenuto reinserirsi nella società?

A questa domanda potrò rispondere quando sarò un uomo completamente libero, e vedrò che tipo di sistema mi ritroverò davanti, devo capire come sarò accolto da questa società che sa solo essere forte coi deboli. Allora sarò in grado di capire se per non ricadere in tentazione, dovrò contare unicamente sulle mie forze o potrò fare affidamento sulla società e sui loro componenti, nella quale e fra i quali dovrò reinserirmi con nuove motivazioni.

Di cosa ti occupi oggi?

Ho scritto un  libro, mi occupo di commerciare auto, attività legali

Vorrei soltanto ritrovare una posizione sociale e distinguermi come commerciante e imprenditore…”. ”.

Credi sia possibile passare da una vita fatta di lusso estremo, vizi e criminalità ad una vita “normale” e onesta?

La parola “onestà”?La sto ancora imparando. I miei genitori hanno sempre cercato di insegnarmela, l’onestà, ma per troppo tempo non sono stato pronto per questo tipo di insegnamento. In questi ultimi tempi mi sto dando da fare per recuperare. Nei rapporti con chi ha meritato la mia stima, tuttavia, devo riconoscere, di essere sempre stato leale e onesto.

Quali sono i veri mali che affliggono l’Italia secondo te?

Posso dirtene uno, ma ve ne sono tanti: il sovraffollamento nelle carceri. Si vive in maniera bestiale, disumana. Il carcere non redime. Fa diventare più cattivi.

Durante gli ultimi anni trascorsi in carcere, ti sei diplomato, iscritto all’università di giurisprudenza e hai realizzato un libro… Malabellavita! Cosa ti ha dato la forza di andare avanti e migliorarti anche se rinchiuso in “gattabuia”?

Non lo so. In realtà scrivere e studiare è stato per me un modo come un altro per sopravvivere e  rivivere episodi che appartengono ad altri periodi. Scrivere in carcere ti fa evadere per un attimo dalle abitudini istituzionali a cui sei soggetto, e solo la voglia di sopravvivere comunque al fatto stesso di essere stato privato della mia libertà mi aiutava a sperare nella possibilità di ritrovarmi un giorno nuovamente libero. Poi una volta libero c’è stata un inaspettata sorpresa che ha condotto il romanzo al suo fine.. quindi non vi svelo nulla.. leggetelo…

Di cosa parla il tuo romanzo Malabellavita?

E un romanzo autobiografico, dove si trascrive il mio vissuto tra vicende di mala e bella vita, mondo del jet set nazionale e internazionale e  l’epopea degli anni 80/90 , in cui l’esplosione della nightlife, delle discoteche e della italodisco si accompagnavano agli  intrecci tra malavita, narcotraffico e business del divertimento.

Hai mai pensato di girare un film sulle tue avventure del passato? Se si, a quale attore faresti interpretare il ruolo di Rino Bonifacio?

C’è qualcuno che ci sta pensando …vediamo qualcosa bolle in pentola!

Credi in Dio e al primo comandamento della morale “Non far del male all’altro”?

Il primo comandamento cita.. non avrai altro Dio all’infuori di me.. semmai tu parli del quinto comandamento.. Non uccidere.. e quindi non far del male ….

In merito ti rispondo che non sono uno stinco di santo e non lo sono mai stato. Ho fatto ricorso alla violenza solo ed esclusivamente per necessità, perché quando conduci un determinato tipo di vita a volte sei costretto a essere violento. E non puoi mai farti trovare impreparato. E’ come trovarsi in una jungla. Devi sempre essere il più forte. Tuttavia non sono mai stato violento per il gusto di esserlo.

Una vita senza amore è degna di essere vissuta?

Se e quando qualcuno mi farà “vedere” questo sentimento tanto osannato, che tutti ricercano e pochi trovano e che quando credono di aver trovato riperdono, allora forse capirò e potrò rispondere … al momento non saprei proprio cosa commentare

Grazie Rino per averci dedicato il tuo tempo! Saluta i nostri lettori con un tuo motto o una frase che sintetizzi il tuo modo di vivere e di essere!

Parafrasandomi a D’Annunzio che è un poeta che ammiro ricordo a tutti che nella vita bisogna osare sempre se si vuole vincere… nel lecito intendiamoci…

Claudia Conte