Se, come vuole ormai da anni il Marvel Cinematic Universe, ad attendervi al termine dei titoli di coda è una consueta sorpresa, è una frenetica apertura atta a coinvolgere automezzi militari e il Frank Castle alias Jon Bernthal della serie televisiva The punisher ad introdurre Spider-man – Brand new day, quarto lungometraggio con protagonista Tom Holland nei panni del supereroe spara-ragnatele nato ad inizio anni Sessanta dalle menti dello scrittore Stan Lee e del disegnatore Steve Ditko.
Quarto in quanto preceduto dallo Spider-man: Homecoming che provvide nel 2017 a raccontare il percorso di crescita iniziato dal giovane Peter Parker che si nasconde appunto nel costume rosso e blu, dalla movimentatissima vacanza europea di Spider-man: Far from home, di due anni più tardi, e dallo Spider-man: No way home che nel 2021 tirò addirittura in ballo i due Uomo ragno della trilogia diretta da Sam Raimi e del dittico The Amazing Spider-man, con tanto di relativi nemici.

Tre tasselli a firma del Jon Watts autore dell’ottimo horror Clown, il quale lascia stavolta il timone di regia nelle mani del Destin Daniel Cretton che, a proposito di cinecomic marveliani, si era occupato di Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli. Il Destin Daniel Cretton che si trova dunque a gestire un Peter Parker ora impegnato a concentrarsi sugli studi universitari e che, come sappiamo, al fine di proteggerli da eventuali minacce ha fatto sì che si dimenticassero del tutto di lui i suoi migliori amici: Ned e MJ, ovvero Jacob Batalon e Zendaya. Una condizione che in Spider-man – Brand new day lo porta però a provare una certa sofferenza interiore, un po’ come il sopra menzionato Frank Castle vive nel tormento di non avere più la sua famiglia, che amava. E quest’ultimo non è l’unico dei personaggi Marvel ad entrare in scena nelle oltre due ore e venti minuti di visione in questione, in quanto abbiamo, tra gli altri, la Yelena Belova di Florence Pugh, vista in Black widow, Thunderbolts* e nella miniserie tv Hawkeye, e il Bruce Banner di Mark Ruffalo, pronto ovviamente a trasformarsi nell’imponente Hulk in una delle maggiormente spettacolari sequenze dell’operazione.

Anche se, in realtà, con incluso nel mucchio perfino uno scontro tra Spider-man e il gruppo dardeviliano di ninja della Mano, al di là dell’immancabile tripudio di effettistica digitale non è il lato strettamente legato al facile intrattenimento a spiccare in Spider-man – Brand new day, bensì quello riguardante il fattore umano e i rapporti tra le figure che lo popolano. Del resto, uno dei suoi momenti più riusciti è senza dubbio quello del dialogo con MJ a proposito della lettera, mentre la morale dell’insieme intende chiaramente suggerire che il perdere qualcuno non sta a significare che dobbiamo cavarcela da soli. Tutti aspetti che testimoniano come, tra un certo retrogusto horror conferito da un invisibile villain in grado di possedere le persone e l’ironia una volta tanto sfruttata in minima parte e in maniera dosata, mantenendosi su un piano abbastanza serioso i già collaudati sceneggiatori Chris McKenna ed Erik Sommes siano stati capaci di tirare fuori uno script decisamente superiore rispetto ai tre posti al servizio dei discutibili Spider-man di Watts. Non a caso, la non breve durata non sembra pesare affatto e, alla fine dei giochi, Spider-man – Brand new day si rivela il miglior capitolo della (per ora) tetralogia interpretata da Holland.
