Siamo nel 1957 e a Long Branch, nel New Yersey, vive un bambino (Matthew Anthony Pellicano) di nome Bruce.

La sua esistenza al momento è tutt’altro che colorata, ma triste e timorosa, perché suo padre Douglas Springsteen (Stephen Graham) con i suoi problemi di alcolismo rende dura la vita al resto della famiglia, soprattutto alla madre Adele (Gaby Hoffmann)… prima che Springsteen – Liberami dal nulla si sposti a ventiquattro anni dopo.

Bruce Springsteen è ora un adulto (Jeremy Allen White) e la sua vita non è più in bianco e nero, anche perché sembra vicino al raggiungimento del successo, o meglio, di uno dei tanti sogni americani di milioni di bambini in tutto il Paese: diventare una rockstar. Il suo nome è già conosciuto ma non così tanto (infatti può ancora girare liberamente senza essere “assalito” da decine di fan entusiasti). Serve dunque un qualcosa di speciale per diventare un GOAT della musica, e il suo manager Jon Landau (Jeremy Strong) punta molto su un brano quasi pronto per la pubblicazione, una canzone che più o meno tutti abbiamo sentito almeno una volta nella vita: Born in the USA. Ma Bruce ad un certo punto temporeggia, perché la sua mente è sempre più orientata verso un’altra lavorazione. I problemi familiari che continuano a tormentarlo (anche se è ormai è anziano, lo stile di vita del padre condiziona ancora tutta la sua famiglia) lo hanno da tempo convinto a scrivere dei testi dedicati a tutto ciò, un album che vuole chiamare Nebraska. I suoi produttori sono (eufemismo) perplessi di questa decisione, ma ormai Bruce ha deciso. Prima Nebraska, poi Born in the USA. Chi avrà ragione alla fine?

Scott Cooper torna alle origini. Dopo averci regalato più di un film legato al tema della criminalità (come Il fuoco della vendetta – Out of the furnace e Black Mass – L’ultimo gangster), un western (Hostiles – Ostili) e un horror (Antlers – Spirito insaziabile), è dunque tornato sul grande schermo con il genere tramite cui aveva esordito dietro alla macchina da presa nel 2009, ossia una storia drammatica e musicale. E se il protagonista di Crazy heart (interpretato da Jeff Bridges) era solamente ispirato ad uno realmente esistente, in Springsteen – Liberami dal nulla parliamo naturalmente di una leggenda vivente, un film biografico in cui c’è davvero poco di finzione (come la storia d’amore con Faye Romano, personaggio che ha il volto di Odessa Young) e tanto di dura realtà. Alla maniera di A Complete unknown di James Mangold, Springsteen – Liberami dal nulla non è un vero e proprio film biografico dedicato al cantante in questione, perché, come anticipato più su, gran parte del girato è basato sul processo creativo di un determinato album. Nebraska è come la chitarra elettrica per Bob Dylan. Un qualcosa a cui credeva davvero solo lui e che ha deciso di portare ostinatamente a termine, e, dato che sono passati un bel po’ di anni, possiamo dire senza fare veramente spoiler che entrambi hanno avuto ragione a rischiare così tanto.

Nebraska è un album nato per raccontare la sua difficilissima infanzia al mondo intero e a denunciare casi molto più duri accaduti e che continuavano a verificarsi in tutto il mondo. Grazie ad esso Bruce ha saputo affrontare seriamente i suoi demoni interiori. Riuscire a trovare la forza di perdonare suo padre e ad aprirsi a coloro che lo amavano davvero. Dopo Nebraska, il sogno americano con Born in the USA poteva dunque partire veramente. Scott Cooper ha deciso di mostrare tutte le sequenze dell’infanzia del protagonista in bianco e nero, mentre gli anni Ottanta sono tutti a colori, facendo assumere alla colorazione un valore metaforico. Se pensiamo ai biopic musicali recenti, Springsteen – Liberami dal nulla, al pari del citato A Complete unknown non riesce ad avvicinarsi al grandioso livello di Elvis di Baz Luhrmann. Entrambi non sono molto coinvolgenti e caratterizzati da un ritmo un po’ lento. Molto più adatti ai fan storici dei cantanti in questione. I neofiti faranno più fatica ad immedesimarsi nella storia, ma, con il passare dei minuti, anche grazie alla straordinaria interpretazione di Jeremy Allen White tutti questi difetti vengono meno e, quindi, il responso finale è comunque positivo.

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