Eccoli gli stArt ed ecco il loro esordio: “Frequencies from nowhere” sembra un rimestare antichi presagi rock, vecchie glorie, storie di amori adolescenziali per miti eterni americani e inglesi che poi attaccavamo come poster nelle camerette. Tempi di un glamour patinato di borchie e chiodi, anfibi e distorsori troppo pop alle chitarre. E di loro ci mettono le riflessioni, la voglia di indagare ciò che non viene illuminato troppo spesso dalla fretta quotidiana. Ecco le frequenze di un non-luogo, di mondi lontani da quelli a cui siamo abituati a frequentare: niente di mistico e fantascientifico. Basta guardarsi dentro senza la presunzione di avere risposte pronte. È un gran bel disco rock all’italiana… le semplici bellezze eterne…

Noi iniziamo sempre parlando di bellezza… andando oltre i cliché e le immagini di copertina. Per voi, la vera bellezza, cosa significa?
La vera bellezza per noi è l’emozione legata principalmente alla musica, ma non solo ovviamente. Io, per esempio, sono appena tornato da una vacanza a Santorini e i tramonti che si possono vedere laggiù o quel blu intenso tipico del cielo e del mare di quei posti sono veramente di una bellezza da perdere il fiato!! Tornando alla musica e all’arte in genere è chiaro che la bellezza va di pari passo con l’emozione. Se quando ascolti un assolo, un riff, una frase del testo ti emozioni significa che quella canzone ti ha toccato dentro, nell’anima e per noi la ricerca dell’emozione è molto importante più di qualsiasi aspetto tecnico.
Come e dove trovarla? Ho come l’impressione che il vostro sguardo artistico sia rivolto al passato…
Come dicevo prima se la bellezza è legata all’emozione questa emozione la si può trovare in una canzone, in un film, in un libro, in un amore perso e ritrovato, in un viaggio rimandato da anni e poi finalmente realizzato…
Il nostro sguardo artistico è rivolto alla prossima canzone da comporre: per noi questa è un’esigenza, un bisogno. Tutto il primo album “Frequencies from nowhere” è nato da questa urgenza di descrivere un periodo, di analizzarlo e l’abbiamo fatto usando la metafora del viaggio, un viaggio più introspettivo che fisico. Senz’altro la tua impressione è giusta e i nostri punti di riferimento sono le grandi band del passato, ma ascoltiamo davvero di tutto e ancora adesso ci mandiamo dei messaggi tra di noi con le indicazioni delle nuove uscite discografiche che ci hanno colpito di più.
E nel suono del futuro? Gli stArt come si approcciano alle nuove macchine? Rifiuto o compromesso di convivenza?
Se per nuove macchine intendi intelligenza artificiale ti dico che il nostro approccio è del tutto goliardico. Il nostro cantante (Andrea Vettore) è molto esperto di queste applicazioni e si è divertito a realizzare il video del primo singolo, “Kids of the dragon” secondo me, tra l’altro, con buoni risultati, ma il nostro rapporto si limita a questo. Siamo figli del tempo in cui viviamo e dunque non possiamo fare finta che queste nuove macchine non esistano, anzi anche in studio certi software facilitano il lavoro e riducono i tempi di registrazione, ma nessuna macchina potrà mai sostituire la fiamma creativa e l’emozione che una persona può mettere in un’opera magari ispirandosi a vicende personali con tutte le emozioni e i vissuti correlati.
Tanto romanticismo e quel gusto decisamente americano nei modi… perché una scelta simile per il vostro rock?
Perché amiamo i Bon Jovi! ; ) A parte questo dici bene, mi ci ritrovo nella tua descrizione: mi piace legare la musica degli stArt al romanticismo. Personalmente sono sempre alla ricerca della melodia “perfetta”, dell’accordo più coinvolgente e credo che un esempio sia la nostra ballad, “Everything”, un brano che racchiude tutto il nostro mondo musicale fatto di tastiere romantiche, chitarre graffianti, una voce melodica e incisiva il tutto sostenuto da una sezione ritmica potente. Il gusto americano è legato agli ascolti che abbiamo fatto: le nostre influenze sono perlopiù di matrice anglosassone e gruppi come Toto, Van Halen, Extreme, Aerosmith, i Guns ci hanno senz’altro formato musicalmente e culturalmente.
Da un “non-luogo” si può raggiungere la verità? Come a dire: viviamo un reset di tutto per ricominciare da zero?
Il protagonista del nostro concept album raggiunge una sua verità, una sua consapevolezza che si esplicita nell’ultimo brano, “Time Hunters II” dove capisce che nonostante le avversità e le varie difficoltà che si incontrano nella vita, alla fine la cosa più importante è tornare in un luogo chiamato casa e poter condividere le cose davvero importanti con i familiari e gli amici più cari. Io credo che spesso ci sia bisogno di un reset, ma che tutto nella vita sia utile anche le esperienze più difficili. Alla fine si ricomincia ogni giorno e ogni giorno può essere l’inizio di qualcosa di importante.
