Stasera in tv Belli e dannati di Gus Van Sant

Stasera in tv su Warner tv (canale 37 DT) alle 21,30 Belli e dannati (My Own Private Idaho), un film del 1991 diretto da Gus Van Sant con protagonisti Keanu Reeves e River Phoenix che per l’interpretazione ha vinto la Coppa Volpi come miglior attore e un Independent Spirit Award; la pellicola è una libera interpretazione dell’Enrico IV di William Shakespeare. Con River Phoenix, Keanu Reeves, James Russo, Chiara Caselli, William Richert, Rodney Harvey.

Trama
Mike e Scott sono due ragazzi di strada. Mike, di estrazione sociale inferiore, soffre di narcolessia. Scott, di famiglia borghese perbene, prima accompagna Mike in un’infruttuosa ricerca della madre; poi rientra nei ranghi abbandonando l’amico.

My Own Private Idaho (ci si risparmi la citazione del titolo italiano Belli e dannati, che oltre a travisare lo spirito del film conferma la cronica ì io ia di alcuni distributori italiani) è l’ultima creatura di Gus Van Sant, uno degli autori più interessanti che la galassia del cinema indipendente americano è oggi in grado di offrire. Costruito come un “road movie” dalla rigorosa circolarità, il film mette in gioco tutto un universo di sogni, emozioni e fantasie private dei due giovani protagonisti, proiettate sullo sfondo dell’America post-reaganiana di oggi. Con My Own Private Idaho, Van Sant prosegue la sua personale esplorazione e vivisezione del mondo suburbano e notturno popolato da giovani e meno giovani devianti, tra i quali regna incontrastata la prostituzione, la droga e l’emarginazione. Un mondo che gli è familiare, che egli ben conosce e che analizza con rigore quasi antropologico.

My Own Private Idaho nasce dalla confluenza di tre storie brevi; nella prima Van Sant aveva pensato solo ad una versione modernizzata del-l’Enrico IV, avendo ben preciso dinanzi a sé il modello wellesiano di Chimes at Midnight. La seconda sto-ria, intitolata My Own Private Idaho, aveva come protagonisti due cugini chicanos, dei quali uno narco-lettico. La terza, Blue Funk, aveva al centro della sua attenzione due gio-vani, Mike e Scott; ancora con la pre-senza della narcolessia ma non era-no previsti viaggi e Scott non era così ricco. In realtà già con Switzerland, il film diario realizzato nel 1986, Van Sant aveva affrontato temi e personaggi poi sviluppati qui. Struttura portante della narrazione è una visione diadica in perenne oscillazione tra sogno e realtà, normalità e marginalità, ricchezza e povertà, intimità e distanza, consapevolezza e inconsapevolezza, primi piani e panoramiche.

My Own Private Idaho è forse il film più privato di Van Sant, quello in cui egli si me te in gioco nel modo più totale con i ricordi, le ossessioni private, la sua visione dell’omosessualità, i suoi gusti letterari, pittorici e cinematografici. Portland, città in cui Van Sant vive e lavora da anni, rimane il suo set preferito. Come in Mala Noche e Drugstore Cowboy, anche in My Own Private Idaho questa città assume un ruolo rilevante, sebbene non esclusivo. E nella frequentazione del mondo dei ragazzi di strada di quell’Hollyood Boulevard dal vago sapore Tudor, che nasce l’idea del film; una Portland particolare che a distanza di pochi mesi dal tempo delle riprese è profondamente mutata. Tra i film di Van Sant questo è sicuramente il più ambizioso e complesso, a fronte di una apparente minore compattezza rispetto a Mala Noche e Drugstore Cowboy, i suoi due lavori precedenti. Da un punto di vista formale non si può non constatare la ricercatezza e il gusto tutto pittorico nella costruzione delle inquadrature proprio di Van Sant. Tra panoramiche seducenti, primi piani carichi di emozione e dialoghi shakespeariani, egli costruisce brani di realismo documentario come nelle sequenze in cui i giovani si scambiano le proprie storie, i racconti (raggelanti) dei loro approcci con quel mondo, e riprende l’idea, che aveva già utilizzato in Drugstore Cowboy, di realizzare inserti girati in uno stile amatoriale dal vagamente naïf come quello di un super 8. Se l’imagery di Van Sant è sicuramente originale e di gran qualità, di certo egli non rinuncia al gusto della citazione. Ce n’è per tutti i gusti: da Lynch a Pasolini, da Warhol a Fassbinder, il film come Pollicino lascia piccole ma significative tracce sui gusti cinematografici di Van Sant. A David Lynch – oltre a condividere un comune amore e interesse per la pittura – lo lega l’ambientazione di My Own Private Idaho che al pari dell’ultimo prodotto lynchiano (Twin Peaks) si situa tra gli sconfinati e alquanto emarginati (cinematograficamente) luoghi del Nord-Ovest americano”.
(Fabrizio Liberti, Cineforum n. 314, 5/1992)

 

 

Luca Biscontini