Stasera in tv Closer di Mike Nichols

Stasera in tv su Rai Movie alle 21,10 Closer, un film del 2004 diretto da Mike Nichols, con Jude Law, Natalie Portman, Julia Roberts e Clive Owen, tratto dall’omonima opera teatrale di Patrick Marber. La canzone presente sia all’inizio che alla fine del film è The Blower’s Daughter di Damien Rice. Dello stesso artista è anche Cold Water, il cui intro musicale è usato più volte (per esempio quando Alice e Dan entrano per la prima volta nel giardino con le targhe commemorative). Il film è uscito nelle sale degli Stati Uniti il 3 dicembre 2004, mentre in Italia una settimana dopo, il 10 dicembre 2004. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, 5 candidature e vinto 2 Golden Globes.

Trama
Il film racconta una storia, ambientata a Londra, di 4 persone, due uomini e due donne, le cui vite si incontrano, si scontano, generando una sequenza di relazioni, flirt, bugie, tradimenti, con l’obiettivo di mettere in luce quanto spesso i legami siano vacui.

“È uno di quei casi in cui un film americano, ottimo, viene rifiutato in patria ma ben accolto in Europa. Nichols riprende, con la saggezza pessimista dell’età, il tema a lui preferito, l’ impero crollato dei sensi, affrontato 30 anni fa col giovane Nicholson nel bellissimo ‘Conoscenza carnale’. Allora fu scandalo per la scena d’amore orale, oggi si è visto tutto e di più e se mai lo scandalo è verbale: perché la commedia non usa metafore quando si parla di sesso, anche nei particolari. Ma il senso va oltre, spiega che sui sentimenti non si può fare affidamento, ed è una causa dell’ infelicità. Attori belli e bravi, tra cui si rivelano Owen e la Portman, l’ ex bambina di ‘Nikita’”.
(Maurizio Porro, ‘Corriere della Sera’, 22 gennaio 2005)

“Creata al Royal National Theatre di Londra il 22 maggio 1997 e tradotta in 30 lingue, la fortunata commedia di Patrick Marber è ora un film di Mike Nichols. Confesso che la trasposizione cinematografica non mi convince granché, mentre ho apprezzato il copione pubblicato da Random House. Il fatto sconcertante è che l’autore ha sceneggiato personalmente la pellicola, rispettando i dialoghi alla lettera e mettendo la sordina solo al tragico finale. Per cui Closer-film risulta, fino a un certo punto, una fotocopia di Closer-teatro: e da cosa può nascere, allora, la diversità del giudizio sulle due configurazioni della materia? La chiave dell’enigma emerge dal breve avvertimento premesso alla commedia: ‘All settings should be minimal’. In sostanza Marber, che della versione scenica è stato anche il giudizioso regista, raccomanda di non distrarre lo spettatore con riferimenti ambientali troppo precisi. Il che è il contrario di ciò che ha fatto Nichols portando i personaggi nelle strade e nelle abitazioni di Londra, in un parco della rimembranza, dentro l’acquario, nei saloni di una mostra fotografica, in un club di strip-tease. Tutto nitidamente illuminato e fotografato, nonché servito da un montaggio impeccabile. Ma in questo modo cosa succede? Che in una vicenda fatta di parole, tipica di certa drammaturgia post-pinteriana privilegiante le strategie verbali rispetto al disegno dei caratteri, ogni precisazione figurativa richiama a un approccio poetico di altro tipo. Dietro ciò che i personaggi enunciano, insomma, gli sfondi reali non contano o addirittura disturbano. Donde una sorta di rattrappimento.”
(Tullio Kezich, ‘Il Corriere della Sera’, 11 dicembre 2004)

 

 

Luca Biscontini