Stasera in tv Femina ridens di Piero Schivazappa

Stasera in tv su Cielo alle 23 Femina ridens, un film del 1969 scritto e diretto da Piero Schivazappa. Prodotto da Giuseppe Zaccariello, sceneggiato da Piero Schivazappa, con la fotografia di Sante Achilli, il montaggio di Carlo Reali, la scenografia di Francesco Cuppini, gli effetti speciali di Carlo Rambaldi, i costumi di Enrico Sabbatini, il trucco di Franco Freda e le musiche di Stelvio Cipriani, Femina ridens è interpretato da Philippe Leroy, Dagmar Lassander, Lorenza Guerrieri, Varo Soleri, Maria Cumani Quasimodo, Mirella Pamphili.

Trama
Il dottor Sayer, direttore di un istituto filantropico, in seguito a un trauma infantile è cresciuto con il terrore del rapporto sessuale. Teme che la donna, in certe situazioni, si comporti come la femmina dello scorpione che uccide il maschio con cui si è accoppiata. Il suo complesso lo ha trasformato in seviziatore di fanciulle a pagamento.

Squisitamente anni ’70 per i costumi e le acconciature, Femina ridens si divide in due parti: una incredibilmente cinica e crudele (in questo alimentata da un retrogusto censorio che ne amplifica gli effetti) e l’altra che si muove in direzione opposta, con la messa in atto di un’apparente storia d’amore, destinata a sprofondare in una relazione ipocrita, mielosa e, naturalmente, falsa. Con il supporto dei due bravissimi interpreti, della bella colonna sonora (opera del grande Stelvio Cipriani), di una curata fotografia e di affascinanti scenografie (gli elementi decorativi sono un omaggio dichiarato a Claude Joubert e a Giuseppe Capogrossi), Schivazappa realizza un film in anticipo sui tempi (siamo a fine anni ’60, ma qui si supera).

Il regista è bravissimo nel non rendere il film violento dal punto di vista fisico, tuttavia la crudeltà è massicciamente presente, ma in modo subdolo. Ottimi i dialoghi e i vari monologhi, come l’intuibile finale. Per quanto riguarda gli attori: ordinario Leroy e bravissima Dagmar Lassander che oltre a recitare si esibisce in sensuali balletti. Grande nota di merito per gli scenografi che danno vita ad ambientazioni (in parte futuristiche) memorabili e altamente curate, dove la bizzarria tocca vette difficilmente raggiungibili; molto belli anche i disegni che accompagnano i titoli di coda. Splendida la colonna sonora del grande Stelvio Cipriani, così come il tema principale Femina Ridens, cantato da Olympia. Si segnala nel cast tecnico, per quanto riguarda gli effetti speciali, il celebre Carl Rambaldi. In definitiva un’opera decisamente da vedere per chi ama le opere anomale del cinema italiano che mescolano erotismo, thrilling e grottesco.

Il Dizionario Mereghetti definisce il film un «ambizioso e promettente esordio», ricco di idee di messa in scena, «una beffarda parabola quasi ferreriana sulla lotta tra i sessi, abile di volta in volta a dichiarare e negare la propria misoginia» che colpisce per «il suo tono gelido e al tempo stesso divertito», a cui giovano le musiche di Stelvio Cipriani. Per il Dizionario Morandini è un «insolito apologo di ironica eleganza e di sana cattiveria misogina». Marco Giusti nel suo Dizionario dei film italiani stracult lo definisce un «cultissimo erotico con pretese».

 

 

Luca Biscontini