Stasera in tv Gandhi di Richard Attenborough, con Ben Kingsley

Stasera in tv su La7 alle 21,15 Gandhi, un film del 1982 diretto da Richard Attenborough, sulla vita del Mahatma Gandhi, interpretato da Ben Kingsley. Il film dominò agli Oscar del 1983 con la vittoria di otto statuette tra cui l’Oscar al miglior film. La prima del film fu proiettata a Nuova Delhi il 30 Novembre 1982. Uscì nelle sale cinematografiche negli Stati Uniti l’8 Dicembre 1982. Nel 1999 il British Film Institute l’ha inserito al 34º posto della lista dei migliori cento film britannici del XX secolo. Per realizzare questo kolossal sono occorsi circa vent’anni: nessuno era disposto a finanziarlo ritenendolo un progetto poco commerciale. Il suo straordinario successo internazionale (e la conquista di ben nove Oscar, tra cui film, regia e attore protagonista) ha dimostrato il contrario. Attenborough ricostruisce con meticolosità la vicenda politica di Gandhi, attento alla complessità storica e psicologica del personaggio. Con Ben Kingsley, Rohini Hattangadi, Roshan Seth, Candice Bergen, John Gielgud, Edward Fox.

Trama
L’impegno politico di Gandhi inizia in Sudafrica dopo che è stato cacciato dalla prima classe di un treno perché indiano. Il rifiuto di obbedire alle leggi inglesi si unisce alla scelta della non violenza. Finisce anche in prigione. Al suo ritorno in India viene accolto trionfalmente. Forte anche dell’amore della moglie, si accolla la missione di strappare i suoi connazionali al dominio inglese e diventa in breve il leader di un movimento indipendentista non violento a cui gli inglesi non sanno più come opporsi. Superati anche i contrasti fra indù e musulmani, Gandhi porta la sua gente alla vittoria finale prima di cadere vittima dell’intolleranza religiosa che divide i suoi connazionali.

Riuscire a concentrare in un film solo, seppur di oltre tre ore, la notevole complessità di un personaggio straordinario come Gandhi (venuto al mondo a Porbandar il 2 ottobre del 1869 e deceduto a Nuova Delhi il 30 gennaio del 1948), non era per niente facile: però la pellicola può dirsi riuscita e anche se Richard Attenborough non è David Lean, bisogna rendergli comunque merito perché è riuscito a realizzare un bel film che regge bene la lunga durata. Il ritratto che ne esce fuori è forse un po’ troppo agiografico e celebrativo, ma comunque fedele alla realtà storica, e le complesse vicende storiche e politiche che fecero da sfondo alle lotte di Gandhi e che portarono all’indipendenza dell’India nel dopoguerra sono rese sullo schermo in maniera tutto sommato attendibile, senza l’eccesso di semplificazione di cui soffrono altri kolossal del genere.

Gandhi (1982) è un film imponente, di sicuro impatto visivo (ottime le scene di massa) e di buona finezza psicologica, soprattutto per come riesce a descrivere l’incredibile esistenza di un personaggio fuori dal comune. Politico e filosofo laureato in giurisprudenza, Gandhi, soprannominato “Mahatma” (ossia “Grande Anima”), è stato uno dei personaggi più luminosi, importanti e influenti della storia dell’umanità. Non si può non citare la grandissima interpretazione di Ben Kingsley: davvero impressionante per la ragguardevole bravura e per il grande impegno con cui si è calato nella parte, al punto che la sua prova, meritatamente premiata con l’Oscar nel 1982, si può tranquillamente definire come una delle più belle e intense della Storia del Cinema.

Accanto a lui, completano il ricco cast interpreti del calibro di John Gielgud (Lord Irwin, secondo viceré), Edward Fox (generale Dyer), Trevor Howard (giudice Broomfield ) e Martin Sheen (Vince Walker). Oltre a quello per il Miglior Attore Protagonista, Gandhi vinse altri sette Oscar: Miglior Film, Miglior Regia (Richard Attenborough), Miglior Sceneggiatura Originale (John Briley), Miglior Fotografia (Billy Williams), Miglior Scenografia (Stuart Craig, Robert W. Laing, Michael Seirton), Migliori Costumi (John Mollo, Bhanu Athalya) e Miglior Montaggio (John Bloom). Il perché del fatto che Gandhi abbia raccolto una caterva di premi prestigiosissimi sta nella capacità di sfruttare al meglio una biografia eccezionale e di saper manovrare piuttosto consapevolmente l’enorme potenziale in termini di uomini (la scena del funerale del Mahatma è entrata nel Guinness dei primati per numero di comparse). L’operazione di casting inoltre si segnala per aver lanciato future star del calibro di Daniel Day Lewis e Colin Farrel (seppur ovviamente in ruoli marginali).

 

 

Luca Biscontini