Stasera in tv i primi due episodi di Esterno notte di Marco Bellocchio

Stasera in tv su Rai 1, alle 21,25 e alle 22,55, i prime due episodi di Esterno notte, un film del 2022 diretto da Marco Bellocchio, basato sul rapimento di Aldo Moro. La pellicola, con protagonista Fabrizio Gifuni, rappresenta il secondo lungometraggio del regista basato sugli avvenimenti del 1978, dopo Buongiorno, notte del 2003. È stato presentata in anteprima al Festival di Cannes. La prima parte del film è stata distribuita nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 18 Maggio 2022, mentre la seconda parte ha debuttato il 9 Giugno successivo. La prima parte ha incassato 472000 euro, mentre la seconda ha raccolto, al 23 Giugno 2022, 197000 euro, di cui 17500 nel corso della prima giornata di proiezione. Con Fabrizio Gifuni, Margherita Buy, Toni Servillo, Fausto Russo Alesi, Federico Torre, Bebo Storti, Fabrizio Conti, Mattia Bisonni.

Trama
Il 16 marzo 1978, giorno in cui il nuovo governo guidato da Giulio Andreotti stava per essere presentato in Parlamento per ottenere la fiducia, l’auto di Aldo Moro, allora presidente della Democrazia Cristiana, fu intercettata e bloccata in via Mario Fani a Roma da un nucleo armato delle Brigate Rosse.

Esterno notte perché stavolta i protagonisti sono gli uomini e le donne che agirono fuori della prigione, coinvolti a vario titolo nel sequestro: la famiglia, i politici, i preti, il Papa, i professori, i maghi, le forze dell’ordine, i servizi segreti, i brigatisti in libertà e in galera, persino i mafiosi, gli infiltrati”.
(Marco Bellocchio)

“«Non bastava il tempo di un film per questo racconto, sentivo che occorreva inabissarsi nella scomparsa di Aldo Moro», ha spiegato il maestro Marco Bellocchio. Una scomparsa clamorosa, che tanto ha segnato il nostro Paese e che lui sceglie di raccontare in due parti. Entrambe applauditissime alla 75 edizione del Festival di Cannes, dove anche la stampa straniera ha parlato, non a torto, di “capolavoro”.

Ma parliamo di questa seconda parte di Esterno notte e della sua potenza narrativa, da cui emerge in maniera ancora più forte la rilettura di Bellocchio, insieme personale e universalmente condivisibile, di come la Storia abbia impattato sulle storie dei suoi protagonisti. E che protagonisti: Fabrizio Gifuni giganteggia nei panni di un Aldo Moro che è insieme politico accorato, padre saggio, marito affettuoso e vittima (in)consapevole degli eventi. Fausto Russo Alesi, smessi i panni di Falcone ne Il Traditore, qui è un memorabile Cossiga tormentato da incubi e visioni, mentre Margherita Buy strappa applausi nei panni della moglie di Moro che non si arrende allo stato dei fatti a cui reagisce in modo insieme umano, dignitoso e battagliero. Toni Servillo ben interpreta il Papa Paolo VI preoccupato che le prova tutte per salvare “l’amico”, e intanto si tormenta con il cilicio. Fabrizio Contri stupisce nei panni di un Giulio Andreotti che a tratti supera addirittura Il Divo di Sorrentino, Daniela Marra e Gabriel Montesi sono convincenti nei panni dei brigatisti, al contempo gli esaltati e i delusi della partita a scacchi che osano l’azzardo con il destino. Si sofferma proprio sul conflitto della brigatista Faranda interpretata da Marra questa seconda parte cinematografica, che ritrae una madre pronta ad abbandonare tutto in nome della ‘rivoluzione’.

C’è un’altra madre pronta, suo malgrado, a battagliare, ed è Eleonora Moro, seguita nella sua quotidianità di madre, ma anche di moglie che cede il passo a una sana ira verso chi definisce “pazzo” il marito e si ostina a non trattare, proclamando a gran voce la linea (o alibi?) della “fermezza”. Quello interpretato da Margherita Buy è l’episodio più commovente e toccante, in cui Bellocchio si lascia andare nel racconto di una donna che tenta qualsiasi strada pur di salvare il marito.

L’ultimo capitolo abbraccia il primo come la migliore delle strutture ad anello, tornando a concentrarsi sull’uomo Moro che non vuole morire. E sul suo presunto odio verso alcuni ex amici, verso Andreotti, verso Cossiga definito bipolare, verso una vicenda che al suo confessore definisce come «tutta grottesca, tutta sbagliata». Bellocchio gioca molto sull’onirico, mostrandoci addirittura l’utopia di un Moro liberato che è solo nella testa di Cossiga. Partono i brividi che culminano nelle scene di repertorio, che tutti conosciamo e che tuttavia restano impresse, dei funerali di Stato senza feretro – il preciso volere di Moro, rispettato solo dai familiari, era di esequie in forma privata – e delle cariche di potere che i vari politici come Andreotti hanno continuato a ricoprire in sua assenza.

Nei titoli di coda viene sottolineato che l’intera operazione è una sua rielaborazione artistica e creativa, e che ogni riferimento è puramente casuale: chi scrive, e chi guarda, non finirà mai di ringraziarlo, per lo sguardo insieme giovane, rivoluzionario, empatico e idealista con cui è riuscito a rendere avvincente una delle pagine più buie della nostra storia. Di ieri, eppure capace di dire molto anche di oggi. Come solo le grandi opere sanno fare”.
(Anna Camerlingo, Wired)

 

 

Luca Biscontini