Stasera in tv Il Corriere – The Mule di e con Clint Eastwood

Stasera in tv su Canale 5 alle 21,20 Il Corriere – The Mule, un film del 2018 diretto e interpretato da Clint Eastwood. Il film è basato sulla storia vera di Leo Sharp, un veterano della seconda guerra mondiale che divenne un corriere per il cartello di Sinaloa, interpretato dallo stesso Eastwood, raccontata dal giornalista Sam Dolnick nell’articolo del The New York Times The Sinaloa Cartel’s 90-Year-Old Drug Mule. Il corriere – The Mule rappresenta il ritorno come attore di Clint Eastwood per la prima volta dopo Di nuovo in gioco del 2012, e la sua ultima esperienza nella doppia veste di regista e attore dopo Gran Torino nel 2008. Il film è uscito negli Stati Uniti d’America il 14 Dicembre 2018, distribuito dalla Warner Bros. Con Clint Eastwood, Bradley Cooper, Laurence Fishburne, Michael Peña, Dianne Wiest, Alison Eastwood, Taissa Farmiga, Andy Garcia.

Trama
Earl Stone, 80enne senza un soldo, costretto ad affrontare la chiusura anticipata della sua impresa, accetta un lavoro apparentemente semplice: deve solo guidare. Peccato che a sua insaputa l’uomo diventi un corriere della droga per un cartello messicano. Stone fa così bene il proprio lavoro che i carichi si fanno sempre più pesanti, ma un efficiente agente della DEA è già sulle sue tracce.

“(…)Pubblicata dal giornalista Sam Dolnick sul New York Times Magazine del giugno 2014, la storia vera ha ispirato una sceneggiatura affidata al Nick Schenk di Gran Torino che è poi finita sulla scrivania di Clint Eastwood. Il quale a un’età (88 anni) in cui (con l’eccezione di Manoel De Oliveira) un cineasta vive di ricordi, si è assunto il doppio compito di regista (37a) e attore (70a interpretazione). Proponendosi in un ruolo di gran vecchio che molto gli somiglia per le anarchiche scelte esistenziali, a scapito degli affetti famigliari; e nel piglio politicamente scorretto. Vedi la tranquillità con cui il suo personaggio si infila nel giro della droga; vedi battute del tipo: «Mi fa piacere aiutare voi negri» o (rivolto agli scagnozzi messicani) «sembrate tutti uguali». Frasi che in bocca a un altro suonerebbero razziste; e proferite da lui fanno sorridere noi fan, forse a torto convinti che «Dirty Harry» in realtà un suo codice etico lo ha. Molto personale sebbene ispirato alla realtà, The Mule non è Gli Spietati o Million Dollar Baby; semmai è una versione minore di quell’ironico autoritratto che è Gran Torino. Parliamo di una pellicola di dieci anni fa, e però – anche se il fisico li denuncia e la tenuta del film a tratti ne risente – The Mule conserva la lineare fluidità narrativa che Clint ha ereditato dal cinema classico americano; e ogni attore, a partire dell’agente Dea Bradley Cooper, si intona con naturalezza al suo quieto e sicuro registro di regia. Curata dal trombettista cubano Arturo Sandoval, la colonna sonora è un delizioso mix di jazz e pop.”
(Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa, 7 Febbraio 2019)

Dopo l’infelice parentesi di Ore 15:17 – Attacco al treno (2018), Clint Eastwood torna al suo cinema più autentico e fa di nuovo centro. Il corriere – The Mule è un’opera perfettamente coerente con l’intera poetica del regista e, in un certo senso, ha quasi una valenza testamentaria, per la capacità di racchiudere umanesimo, senso dell’onore, rispetto per la legge, etica della responsabilità e attaccamento ai propri cari, temi da sempre fondanti nella poetica di Eastwood. Il tutto all’interno di un quadro drammatico composto e sussurrato, che si configura come un viaggio western nella provincia americana contemporanea, con le auto al posto dei cavalli e vecchie sale da ballo al posto dei saloon. Uno scenario che trasuda umanità e si radica fortemente nella contemporaneità, attraverso un marcato contrasto tra passato e presente, in cui emergono il gap tra vecchie e nuove generazioni (colmabile solo ricorrendo ai sentimenti più profondi) e l’inesorabile scorrere del tempo. Ma il cuore pulsante del film è l’anima intima dei personaggi, mossi ad agire in nome di valori raramente espressi sul grande schermo con questa lucidità di sguardo. Mai prima d’ora Eastwood si era messo così a nudo come uomo (Alison Eastwood è sua figlia nella finzione e nella vita reale) e come artista, gettando un affettuoso sguardo autoironico, non privo di autocritica, su quanto realizzato al cinema finora. Una presa di coscienza che arriva quando la fine si fa più vicina, proprio come accade al protagonista Earl. Un’opera che, dopo una prima parte fin troppo interlocutoria, cresce costantemente e dà vita a un disegno complessivo che segna la celebrazione e, al tempo stesso il superamento, dei codici classici di cui si è nutrito tutto il cinema eastwoodiano per approdare a uno struggente finale che riassume un’intera esistenza. Bradley Cooper, mai così misurato, offre una grande prova nei panni dello “sceriffo” ostinato, ma a impressionare sono i duetti tra Eastwood e Dianne Wiest, che interpreta Mary, ex moglie di Earl. Clint Eastwood torna a recitare in un suo film esattamente dieci anni dopo averlo fatto in Gran Torino (2008), sceneggiato, non a caso, sempre da Nick Schenk. Ispirato alla vera storia di Leo Sharp, raccontata da Sam Dolnick nell’articolo del New York Times Magazine The Sinaloa Cartel’s 90-Year-Old Drug Mule. Fotografia di Yves Bélanger, colonna sonora di Arturo Sandoval.
(LongTake)

 

Luca Biscontini