Stasera in tv Il disprezzo di Jean-Luc Godard

Stasera in tv su La7 alle 01,00 Il disprezzo, un film del 1963 scritto e diretto da Jean-Luc Godard e tratto dall’omonimo romanzo del 1954 di Alberto Moravia. Una volta arrivato nelle mani di Carlo Ponti il film viene considerato inaccettabile e così viene “italianizzato” censurando e rimontando intere sequenze (perdendo così il senso logico iniziale) e cambiando alcuni dialoghi. La durata della pellicola scende da 105′ a 84′. Per questo motivo in Italia sono circolate subito delle versioni in lingua francese sottotitolate in italiano. Lo stesso Godard, una volta vista la versione italiana di Ponti, ha rinnegato la paternità del film, precisando che tale riedizione stravolgeva il senso originale. Alberto Moravia confidò a Enzo Siciliano che il suo romanzo Il disprezzo era già ispirato a un episodio del mondo del cinema. La figura dello scrittore lacerato tra necessità finanziarie e letterarie sarebbe quella di Vitaliano Brancati sul set dell’Ulisse di Camerini, con Kirk Douglas e Silvana Mangano: Brancati aveva accettato di lavorare alla sceneggiatura del film per acquistare una casa, soddisfacendo il desiderio della moglie (l’attrice Anna Proclemer). Ma lei lo abbandonò il giorno stesso in cui era stato firmato l’atto di compravendita. Con Brigitte Bardot, Michel Piccoli, Jack Palance, Giorgia Moll, Fritz Lang.

Trama
A Roma, lo sceneggiatore Paul Javal sta adattando l'”Odissea” per un film di Fritz Lang. Il suo rapporto coniugale con Camille (Brigitte Bardot) intanto si incrina e si rompe definitivamente sul set del film, a Capri, quando lei se ne va con il produttore Prokosch.

«Il Cinema, diceva André Bazin, sostituisce al nostro sguardo un mondo che si accorda ai nostri desideri. Il disprezzo è la storia di questo mondo».
(Incipit de Il disprezzo)

Il disprezzo è basato su cose essenziali: il mare, la terra, il cielo. I miei personaggi non sono più in accordo con la natura come lo erano gli Antichi, ma ho trattato il paesaggio come un personaggio, dandogli altrettanto spazio che agli attori. Il mio scopo principale è stato questo ritorno al classicismo, alla serenità. Il disprezzo è stato filmato in inquadrature molto lunghe (in tutto sono appena 150) e i totali, in cui gli attori sono come ‘persi’ nel décor, hanno una parte importante nel montaggio. Ho utilizzato solo i colori fondamentali, il rosso, il blu, il bianco, il verde… E sempre in toni molto puri. Non bisogna credere che si riuscirà in un’imitazione della pittura semplicemente pasticciando coi colori, sarebbe insensato. Bisogna filmare le cose con semplicità. […] Fritz Lang è il coro antico. È molto importante per me che nel film il regista Fritz Lang si chiami Fritz Lang, ma d’altronde non facevo del cinéma-vérité. Lang rappresenta tutto il cinema. Dovevo ritrovare tutto il cinema classico, da Chaplin a Griffith, fino ai cliché nel caso. Il disprezzo è un film sul cinema”.
(Jean-Luc Godard, intervista in “Les Lettres Françaises”, 25 Dicembre 1963)

“Ogni personaggio parla del resto la propria lingua, il che contribuisce a dare, come in The Quiet American, la sensazione sentimentale di gente perduta in un paesaggio straniero. Altrove, scriveva Rimbaud; quindici giorni, aggiunge, molti toni più in basso, Minnelli; soltanto due qui: un pomeriggio a Roma, una mattina a Capri. Roma è il mondo moderno, l’Occidente. Capri il mondo antico, la natura prima della civiltà e dei suoi nevrotici. Insomma, Il disprezzo avrebbe potuto essere intitolato “Alla ricerca di Omero”, ma quanto tempo perduto per scovare la prosa di Proust sotto quella di Moravia; e del resto non è questo il soggetto. Il soggetto de Il disprezzo sono delle persone che si guardano e si giudicano, per poi essere a loro volta guardate e giudicate dal cinema, rappresentato da Fritz Lang che interpreta se stesso; insomma, la coscienza del film, la sua onestà. (Ho girato io le inquadrature dell’Odissea che lui ha girato ne Il disprezzo, ma, dato che io interpreto la parte del suo aiuto regista, Lang dirà che si tratta di inquadrature girate dalla seconda unità). A ben riflettere, oltre che la storia psicologica di una donna che disprezza il marito, Il disprezzo mi appare come la storia di naufraghi del mondo occidentale, di scampati al naufragio della modernità, che sbarcano un giorno, come gli eroi di Verne e di Stevenson, su un’isola deserta e misteriosa, il cui mistero è inesorabilmente l’assenza di mistero, cioè la verità. Mentre l’odissea di Ulisse era un fenomeno fisico, io ho girato un’Odissea murale: lo sguardo della macchina da presa su dei personaggi alla ricerca di Omero al posto di quello degli dei su Ulisse e i suoi compagni. Film semplice e senza misteri, film aristotelico, libero dalle apparenze, Il disprezzo prova in 149 inquadrature che nel cinema, come nella vita, non c’è niente di segreto, niente da delucidare, non c’è che da vivere – e da filmare.
(Jean-Luc Godard, Le Mépris, “Cahiers du cinéma”, n. 146, agosto 1963; tr. it. in Jean-Luc Godard, Il cinema e il cinema, a cura di Adriano Apra, Milano, Garzanti, 1971)

“Mi sarebbe piaciuto fare Il disprezzo con Kim Novak, mantenendole il suo aspetto completamente passivo, come in Vertigo. Questo aspetto passivo, placido, che corrisponde al personaggio del romanzo. Un personaggio molle. Il suo mistero è la sua indolenza. Sarebbe stato più insopportabile. Una scena di ménage coniugale per un’ora e mezza. […] Venendo dopo Les Carabiniers era necessario che Il disprezzo andasse in un’altra direzione, e in questo la Bardot mi ha aiutato. È meno atroce, più musicale. […] È un film visto dall’alto. E il personaggio di Lang segna abbastanza bene questa distanza, questa altezza. Il disprezzo è un po’ il contrario di Eliana e gli uomini. Eliana è Venere tra gli uomini. Il disprezzo sono gli uomini scissi dal mondo”.
(Entretien avec Jean-Luc Godard, 12 settembre 1963, in Jean Collet, Jean-Luc Godard, Seghers, Paris 1963)

 

 

Luca Biscontini