Stasera in tv Il giocattolo di Giuliano Montaldo, con Nino Manfredi

Stasera in tv su Rai Movie alle 01,00 (ma disponibile anche su Youtube) Il giocattolo, un film italiano del 1979 diretto da Giuliano Montaldo. Prodotto da Claudio Mancini e Fulvio Morsella, con il soggetto e la sceneggiatura di Sergio Donati, Giuliano Montaldo e Nino Manfredi, la fotografia di Ennio Guarnieri, il montaggio di Nino Baragli, le scenografie di Luigi Scaccianoce e le musiche di Ennio Morricone, Il giocattolo è interpretato da Nino Manfredi, Marlène Jobert, Arnoldo Foà, Olga Karlatos, Pamela Villoresi, Daniele Formica, Vittorio Mezzogiorno, Carlo Bagno. Il film si aggiudicò un Nastro d’Argento (miglior attore non protagonista a Vittorio Mezzogiorno).

Trama
Vittorio è da tempo il factotum di un industriale senza scrupoli. Rimasto ferito in un tentativo di rapina decide di comprare una pistola. Qualche tempo dopo uccide un malvivente e diventa per qualche giorno una specie di eroe negli ambienti della ricca borghesia milanese. Ma subito dopo viene abbandonato da tutti, compreso l’industriale per il quale si era prestato a ogni sorta di traffici. Decide allora di vendicarsi.

“Questo film dipinge, con tratto sensibile e quasi timido, la fragilità della gente comune nel quadro di un ambiente urbano percepito come invadente ed aggressivo. Nella modesta esistenza del ragionier Vittorio Barletta, dai contorni labili e incerti, la pistola irrompe come l’unico elemento di solidità e di forza: gli basta provare ad usarla, grazie all’amicizia con un poliziotto, per veder aumentare di colpo la propria autostima. La sua mascolinità mortificata, sul lavoro e nella vita coniugale, acquista così un nuovo ed inatteso vigore; tuttavia, il gioco del giustiziere si rivela ben presto molto più grande di lui. La sua crescente passione per le armi si trasforma in un’escalation narcisistica, talmente appagante sotto il profilo psicologico da non farlo recedere nemmeno quando la sua fama di freddo sparatore lo espone a minacce sempre più pesanti e concrete. Il giocattolo è un feticcio metallico che attira, intorno a sé, altre mostruose presenze, fatte di fuoco (gli attentati che subisce), di carne (gli approcci sessuali delle donne del suo entourage) e di parole (le lettere e telefonate minatorie). Sono questi gli elementi di un grottesco show, di cui Vittorio si compiace di essere protagonista; lo scudo di virilità “cinematografica” che si costruisce addosso finisce, però, per estraniarlo dal suo mondo, distruggendo i suoi rapporti con le persone che gli sono più vicine. La sua tragica involuzione morale sembra voler riproporre, in chiave egocentrica, quella di Un borghese piccolo piccolo. Al dolore di un padre si sostituisce qui la frustrazione dell’uomo: Vittorio non è ferito negli affetti, bensì nell’orgoglio, e, di conseguenza, le rinnovate provocazioni non fanno altro che alimentare la sua determinazione, stimolandolo a perseverare nella sua inebriante alienazione”
(FilmTv)

 

 

Luca Biscontini