Stasera in tv in prima visione su Rai 3 alle 21,20 Capri-Revolution di Mario Martone

Stasera in tv in prima visione su Rai 3 alle 21,20 Capri-Revolution, un film del 2018 diretto e co-sceneggiato da Mario Martone. È stato presentato in concorso alla 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Il regista ha preso l’ispirazione per il film dalla vicenda storica della comune realizzata a Capri del pittore tedesco Karl Wilhelm Diefenbach, dopo averne casualmente scoperto le opere esposte alla Certosa di San Giacomo. Il titolo originario del film era Capri-Batterie, ispirato all’omonima opera d’arte concettuale di Joseph Beuys, che è stata anche una delle fonti di ispirazione della pellicola, per via della sua “idea dell’arte non come ricerca estetica ma come il tentativo di trovare un diverso modo di creare una relazione tra le persone”. Così come nel precedente Il giovane favoloso, Martone si è occupato della sceneggiatura assieme alla moglie Ippolita Di Majo. Con Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Antonio Folletto, Jenna Thiam.

Trama
1914. L’Italia sta per entrare in guerra. Una comune di nordeuropei ha trovato sull’isola di Capri il luogo ideale per la propria ricerca nella vita e nell’arte. Ma l’isola ha una sua propria e forte identità, che si incarna in una ragazza, una pastorella il cui nome è Lucia. L’incontro tra Lucia e la comune guidata da Seybu e il giovane medico del paese animerà i giorni di un’isola unica al mondo: una montagna dolomitica precipitata nelle acque del Mediterraneo che all’inizio del Novecento attraeva come un magnete chiunque fosse spinto da ideali di libertà e di progresso, come i russi che Maxsim Gorkij, esule a Capri, preparava alla rivoluzione.

La roccia e la carne. L’amore viscerale, quasi “minerale” per una terra che si possa imparare non solo a sfruttare, ma di cui sentirsi parte integrante. L’Italia unita affronta il progresso avveniristico qui rappresentato dalla prima illuminazione pubblica di una piazza cittadina.
Capri alle soglie del primo conflitto mondiale se da una parte era l’isola in cui poter vivere – dai natii isolani – sfruttando con fatica, ma pure adeguata soddisfazione, le risorse di una terra rocciosa ma prospera e dal clima benevolo, dall’altra diviene il rifugio – presso le sue pendici estreme abbandonate dai locali – di un gruppo di bizzarri artisti che ritrova in quel piccolo paradiso l’oasi ideale ove mettere in pratica i dogmi di una nuova illuminata percezione di vita. In mezzo a questi due estremi per nulla conciliabili, un uomo di scienza e raziocinio, il giovane nuovo medico proveniente dal continente, che sa cos’è la passione ed il sentimento; e deve mediare affinché ciò che risulta buono e saggio delle due correnti inconciliabili di cui sopra, possa avere la meglio sugli estremismi e le intransigenze che entrambe le fazioni non possono fare a meno di racchiudere in se stesse e riversare sugli oppositori. Fuori, nel continente, i primi bagliori di un conflitto sanguinoso ed efferato che avrebbe in pochi anni cambiato, anzi devastato, il volto dell’Europa.

Anche se Capri-Revolution non eguaglia il fascino de L’amore molesto o Il giovane favoloso non merita l’atteggiamento di sufficienza con cui è stato accolto dalla critica alla presentazione al festival di Venezia. Il film continua la serie di ritratti femminili che sono sempre di grande spicco nel cinema di Mario Martone grazie alla figura di Lucia, una povera contadina che nella Capri del 1914 viene attratta dai membri di una comune nordica proto-hippy che sperimentano nuovi modelli sociali e relazionali, fino a emanciparsi dal servilismo della famiglia patriarcale e a scegliere un proprio percorso di crescita e indipendenza.

Capri revolution è la storia di una rivoluzione interiore, un film che conferma la predilezione del regista per figure complesse e tormentate, che mettono in discussione i limiti della cosiddetta “morale comune”. Qui i numerosi confronti dialogici tra il medico razionalista e il leader della comune offrono la chiave dell’opera, ma al tempo stesso rischiano di trasformarsi in una zeppa didascalica in cui il regista concede troppo spazio all’esposizione dei contrastanti punti di vista. La sceneggiatura ha qualche altra debolezza come il cambiamento un po’ troppo brusco di Lucia nella seconda parte e non approfondisce a dovere alcuni spunti che restano un po’ sulla carta, come, ad esempio, la presenza dei personaggi russi.

Dal punto di vista delle immagini, invece, Martone conferma la sua maestria grazie a una fotografia di Michele D’Attanasio vivida e corposa, che evita quasi sempre gli svolazzi estetizzanti e contribuisce alla suggestione di diverse sequenze, dove anche le abbondanti nudità non risultano gratuite. Buona la direzione degli attori, quasi tutti volti nuovi o poco conosciuti, che non raggiungono le vette di bravura di Carlo Cecchi, Anna Bonaiuto o Elio Germano ma se la cavano dignitosamente, soprattutto la protagonista Marianna Fontana e Antonio Folletto nella parte del dottore. Belle le musiche elettroniche di Sascha Ring e Philipp Timm, che ripetono l’exploit di Il giovane favoloso. Qualche lungaggine su una durata impegnativa di due ore, ma film che merita ugualmente la visione.

 

 

Luca Biscontini