Stasera in tv Invictus di Clint Eastwood, con Matt Damon e Morgan Freeman

Stasera in tv su Iris alle 21 Invictus – L’invincibile, un film del 2009, prodotto negli Stati Uniti, diretto da Clint Eastwood. Il film è un adattamento cinematografico del romanzo Ama il tuo nemico (Playing the Enemy: Nelson Mandela and the Game that Made a Nation) di John Carlin, a sua volta ispirato a fatti realmente accaduti. La trama si sviluppa attorno agli eventi che ebbero luogo in occasione della Coppa del Mondo di rugby del 1995, tenutasi in Sudafrica poco tempo dopo l’insediamento di Nelson Mandela come presidente della nazione. Lo stesso Nelson Mandela, interpretato da Morgan Freeman, è fra i protagonisti del film, insieme al capitano degli Springboks François Pienaar, interpretato da Matt Damon. È anche l’ultimo film dove Morgan Freeman viene doppiato, nella versione italiana, da Renato Mori, scomparso nell’Agosto 2014. Con Matt Damon, Morgan Freeman, Scott Eastwood, Robert Hobbs, Bonnie Henna, Langley Kirkwood.

Trama
Nelson Mandela guida il Sudafrica, finalmente uscito dal buio periodo dell’apartheid. Un evento sportivo eccezionale potrebbe portare il Paese a una svolta. Per lasciarsi alle spalle le sofferenze della segregazione razziale e riunire per la prima volta bianchi e neri: la Coppa del mondo di rugby. Le speranza di vittoria e di riscatto sono nelle mani del capitano della nazionale, François Pienaar.

“Se con lo struggente Gran Torino, il vecchio Clint aveva firmato un’opera sul riavvicinamento di popoli e culture che convivono non senza tensioni sul suolo americano, con Invictus Eastwood prosegue il suo percorso di riconciliazione con un’opera sul perdono. Protagonista del film è infatti Nelson Mandela (Morgan Freeman) che, divenuto presidente del Sudafrica post-apartheid, cerca il modo di oltrepassare le barriere delle discriminazioni razziali rimaste nel cuore del suo popolo. E lo trova nella nazionale di rugby che, bandita per anni dai campi sportivi e sostenuta solo dai bianchi Afrikaner, si ritrova a giocare nei campionati mondiali. Grazie a Mandela, che indosserà coraggiosamente la maglia degli Springbox, e grazie al giovane capitano della squadra, François Pienaar (Matt Damon), una leggendaria corsa alla coppa diventerà il primo passo di un coraggioso progetto di integrazione e pacificazione.”
(Alessandra De Luca, Avvenire, 26 Febbraio 2010)

“Azione, sport, creatività politica, musica e poesia, il seme della libertà secondo Eastwood. Non ricostruisce soltanto l’episodio della squadra di rugby sudafricana che, sostenuta da Mandela, ribaltò l’immagine razzista subita nel mondo. Suscitando, nella centrata interpretazione di Freeman, la dotazione morale e la forza umana del presidente, anche nel confronto con il capitano bianco Pienaar (ottimo Damon) che prende coscienza della vera misura dell’apartheid, si riprende la storia di un Paese ‘rovesciato’ nella democrazia, della sua nascita alle regole, del tentativo di arginare una rivoluzione riversando nell’agonismo l’esempio delle soluzioni. Abile manovratore di esteriorità e interiorità, Eastwood vecchio e nuovo, con qualche esibizione di gloria.”
(Silvio Danese, Nazione, Carlino, Giorno, 26 Febbraio 2010)

“Sembra facile ma il connubio, invitante a priori, ha reso spesso infelici produttori e interpreti. L’attività agonistica come metafora della vita è un soggetto sicuro solo sulla carta. Dove poi c’è di mezzo la palla tonda sono sempre stati guai, con poche eccezioni (una: Fuga per la vittoria). Forse perché l’immaginario viene forgiato in California, dove imperano il baseball e il basket. Onore allora a Clint Eastwood, che si è lasciato incantare dall’astuzia di Mandela e su alcune partite di rugby ha costruito il suo ultimo film. Dimostrando, se ce ne fosse stato bisogno, che il migliore legame ipotizzabile tra un popolo e una bandiera è sempre quello dello sport. Senza retorica, laddove pareva inevitabile, Eastwood racconta la nascita di una nazione attraverso la palla ovale del rugby. E fa amare lo spettacolo anche a chi come molti italiani (nonostante una nazionale orgogliosa) non ne conosce nemmeno le regole. Lunga vita a Clint.”
(Andrea Martini, Nazione, Carlino, Giorno, 26 Febbraio 2010)

 

 

Luca Biscontini